I personaggi di G. K. Chesterton: il poeta 3 – Gabriel Gale

Gabriel Gale è il protagonista de “Il Poeta e i Pazzi”. Il titolo gioca su di un paradosso: la società industriale, con il suo efficientismo, spesso accomuna il poeta al pazzo. Chesterton rovescia la relazione: il pazzo non è affatto il poeta, ma lo sono semmai gli altri, i razionalisti, gli intellettuali.
Autore:
Platania, Marzia
Fonte:
CulturaCattolica.it

Sull'orlo di questo abisso troviamo il secondo poeta che prendiamo in considerazione.
Il dovere di tutta la sua vita era di camminare sulla corda tesa al di sopra dell'abisso”. (GKC, Il Poeta e i Pazzi, pag. 87).
Questi è un poeta-investigatore, Gabriel Gale. “Non si deve supporre che portasse nella soluzione del problema nessuna abilità poliziesca, e men che mai l'abilità del solito poliziotto da romanzo il quale riesce a risolvere ogni problema per mezzo di una vivacissima attenzione verso ogni particolare e di una più acuta presenza di spirito. Di quell'uomo sarebbe stato più giusto dire che gli accadeva a volte di risolvere certi problemi per distrazione. Poteva accadere che qualche oggetto isolato gli si fissasse nella mente con forza magnetica, e allora egli continuava a fissarlo fino a quando quello incominciasse a parlargli”. (Ibidem, pag. 102).
Gabriel Gale è il protagonista de “Il Poeta e i Pazzi”. Il titolo gioca su di un paradosso: la società industriale, con il suo efficientismo, spesso accomuna il poeta al pazzo. Chesterton rovescia la relazione: il pazzo non è affatto il poeta, ma lo sono semmai gli altri, i razionalisti, gli intellettuali. “I poeti sono di solito ritenuti persone psicologicamente non serie [...]I fatti e la storia smentiscono totalmente questo punto di vista. [...] Non è l'immaginazione che produce la pazzia; è la ragione. I giocatori di scacchi diventano pazzi, non i poeti; i matematici, i cassieri possono diventar pazzi; non gli artisti che creano”. (GKC, Ortodossia, pag. 24).
I pazzi, in questo romanzo, sono persone insospettabili che deragliano nel delitto. Il pazzo ha perso il significato di ciò che lo circonda ed è quindi incapace di usarne secondo ragione, secondo il suo scopo ultimo; l'omicida è quindi pazzo perchè incapace di cogliere dell'uomo il valore eterno. Se definiamo la moralità come il rapporto tra il singolo atto compiuto e il destino totale del mondo, per cui è morale l'atto che avvicina il mondo al suo compimento, immorale l'atto che impedisce o ritarda questo compimento, ecco che si illumina l'essenziale rapporto che intercorre tra il delitto e la follia: il pazzo è l'uomo per cui il mondo è rimasto vuoto, spoglio di significato: per lui il termine finale di quel rapporto è scomparso, è venuto meno il cielo; cosicché dal suo punto di vista nulla ha più senso, e tutto è lecito."Dio sta dentro di ogni cosa e quest'uomo vuole essere all'esterno di tutto, vuole vedere tutte le cose come se fossero sospese nel vuoto con le forme morte delle loro intime essenze. [...] Non capisci che in quella luce spaventosamente arida persino i misteri morali finiranno per disseccarsi come illusioni? [...] Gli uomini non saranno che organismi [...]. Per un uomo come quello il troncare una vita non ha in sé nulla di terribile, perchè egli non vede più Dio che lo guarda affacciato agli occhi di un uomo”. “[Egli] aveva raggiunto un punto in cui avrebbe osservato anche un angelo con occhi di ornitologo”. (GKC, Il Poeta e i Pazzi, pp. 94-95 e 97).
Le comparse di questo romanzo guardano spesso gli angeli con occhi di ornitologo. Con occhi cioè che non vedono realmente, perchè non vedono tutto, non vedono l'eterno che è nelle cose. Anche essi hanno perso il senso ultimo delle cose: molti non cadono nel delitto solo per buona educazione, per rispetto delle convenzioni. Il pazzo che cade nel delitto rende palese una debolezza che è di tutti, e che se si rivela in lui nel delitto, si rivela negli altri per la loro incapacità di risolvere il caso e scoprire il colpevole: "Io sono un sentimentale [...] Voi siete tutti uomini dalla mente forte e razionale, che ridono di ogni superstizione; siete gente pratica, gente di buon senso. Ma il vostro buon senso non è stato capace di scoprire il morto [...] Non avete ancora pensato dove la vostra mentalità scettica e razionale possa trascinare un uomo, dove abbia potuto trascinare questo povero pazzo barbugliante. Un sentimentale, un ficcanaso da chiaro di luna ha scoperto tutto per voi, forse proprio per la ragione che è un sentimentale” (Ibidem, pag. 121), dice Gabriel Gale sostenendo questo legame tra mancanza di realismo e incapacità investigativa. Precisa inoltre cosa si intenda per mancanza di realismo: “Vi trovate in quella particolare attitudine spirituale per cui il soggetto, quando pensa a qualche cosa non pensa mai al punto centrale; voi non sapete vedere che orli sfumati [...] Non soltanto voi non riuscite a considerare un gatto più di un gatto, ma lavorate sempre all'indietro, per arrivare a provare che è meno di un gatto, che è un gatto difettoso [...] Non sapete mai afferrare l'essenza delle cose. Per voi nulla contiene una vena centrale di assoluta sanità, non c'è centro nel vostro cosmo; l'origine del vostro male sta nel fatto che siete ateo”. (Ibidem, pag. 175).