I personaggi di G. K. Chesterton - L’investigatore 1 - Padre Brown

Come ogni investigatore che si rispetti, Padre Brown tira fuori dal suo cappello a larghe tese da ecclesiastico inglese la soluzione del caso, tanto più stupefacente perché viene proprio da quel rozzo e dimesso pretucolo dall'aria stolida, da quel credulo e sciocco esponente di una religione oscurantista e sorpassata, nelle opinioni di coloro che lo circondano.
Autore:
Platania, Marzia
Fonte:
CulturaCattolica.it

Parlando dell’investigatore giungiamo a parlare del personaggio più famoso di Chesterton, Padre Brown. Questi è un prete cattolico inglese, basso di statura con “un volto inespressivo come gli gnocchi di Norfolk, gli occhi incolori come il mare del Nord“. (GKC, I racconti di Padre Brown, pag. 13).
Questo suo aspetto dimesso, la sua supposta ingenuità di religioso, lontano dalla realtà del mondo, sono una maschera scelta da Chesterton per meglio far risaltare l’acume e la saggezza del suo eroe. Come ogni investigatore che si rispetti, egli tira fuori dal suo cappello a larghe tese da ecclesiastico inglese la soluzione del caso, tanto più stupefacente perché viene proprio da quel rozzo e dimesso pretucolo dall’aria stolida, da quel credulo e sciocco esponente di una religione oscurantista e sorpassata, nelle opinioni di coloro che lo circondano. Appassionato di paradossi, Chesterton si è divertito a nascondere il genio dietro un aspetto fisico del tutto antitetico. Padre Brown è dunque un prete-investigatore. Non bisogna dimenticare che proprio in quegli anni esplodeva la fama dello Sherlock Holmes di A.C. Doyle, e sulla sua onda i giornali e le riviste, ma anche le librerie si riempivano di racconti di genere giallo, il cui protagonista era quasi sempre un investigatore privato o comunque dilettante. Padre Brown si situa in questo filone, ma anche se ne distacca nettamente: in un certo senso esso ne è una critica dall’interno; non certo del genere, che Chesterton amava, ma della filosofia che si leggeva tra le righe, specie nel caso, appunto, di Sherlock Holmes. I racconti di Padre Brown sono dei piccoli incantevoli puzzle, ma in essi si nasconde sempre una morale, spesso graffiante: e benché l’intreccio sia spesso di artistica perfezione, esso non è mai fine a sé stesso: non c’è racconto in cui, seppure in uno scambio di battute tra personaggi, Chesterton non infili qualche battuta polemica o qualche difesa delle sue teorie. Abbiamo tirato in ballo Sherlock Holmes e non per nulla. Padre Brown ne è quasi l’esatto contrario. A cominciare da un particolare marginale quale potrebbe essere il rapporto con la giustizia e la legge: Sherlock Holmes ha con le forze dell’ordine un atteggiamento di superiorità; ma è una superiorità solo di intelligenza e di metodo: fra di loro è in corso una sorta di sfida, che la polizia regolarmente perde, ma che è una sfida tra eguali. Padre Brown ha per la legge degli uomini il massimo rispetto; ma non è della legge degli uomini che egli si preoccupa. Il suo scopo non è, come quello di Holmes, consegnare il colpevole alla giustizia terrena, ma rimetterlo in grado di affrontare la giustizia divina: egli non cattura criminali, ma anime. E’ sempre il colpevole a consegnarsi alla polizia, come esteriore segno del pentimento e della conversione, quando è il caso. Il criminale irriducibile sceglie spesso il suicidio, successo tutto sommato per il mondo, poiché un criminale è stato identificato ed eliminato, ma sostanziale e amara sconfitta per Padre Brown, dispensatore di un perdono che il colpevole, suicidandosi, rifiuta drammaticamente. Il costituirsi è così il primo passo della conversione: ma c’è chi compie il cammino tutto di un tratto: e Padre Brown non ritiene certo necessario soddisfare alle esigenze della giustizia umana, quando si è ormai giustificati davanti a quella divina. La giustizia fatta di leggi e condanne non è veramente importante: davanti ad un colpevole smascherato egli afferma: “Il più abominevole delitto che il diavolo abbia mai suggerito può essere alleviato dalla Confessione; ed io imploro questa Confessione“. (Ibidem, pag. 185).
Ma, quando il colpevole tenta invece la fuga, e l’amico Flambeau chiede se debba fermarlo, egli risponde: “No, lasciatelo passare” disse Padre Brown con un profondo sospiro che pareva risalisse dalle profondità dell’Universo “Lasciate passare Caino, ché egli appartiene a Dio”. (Ibidem, pag. 186).