I personaggi di G. K. Chesterton: l’umorista 5 – Ha senso il mondo?

Questa è la risposta finale di Wayne a Auberon Quin: non si giudica il mondo guardandolo dal di fuori, fuori cioè dal nesso originario che abbiamo con esso. Recidendo quel nesso non guadagniamo l'obiettività, perdiamo unicamente ogni possibilità di comprensione. Può giudicare correttamente il mondo solo chi già lo ama appassionatamente, arbitrariamente, dal di dentro. Amando furiosamente ciò che in esso è amabile, e lottando furiosamente contro ciò che in esso è cattivo.
Autore:
Platania, Marzia
Fonte:
CulturaCattolica.it

L’umorista presta la voce all’eterno denigratore, per porre la domanda che è comunque necessario che l’uomo si ponga: Ha senso il mondo?
Ma supponiamo che l’intera faccenda fosse in realtà uno scherzo [...] Supponiamo che io sia il Padreterno e che abbia creato il mondo in un momento d’ozio [...] Supponiamo che io sia il Padreterno, e che ridessi di tutte le cose che ho creato“. (GKC, Il Napoleone di Notting Hill, pag. 199).
Il patriota però risponde: il senso del mondo è dato dall’amarlo.
E supponiamo che io sia l’uomo”, incalzò l’altro, “e che sappia dare la risposta capace d’annientare perfino una risata. Supponiamo che io non ti ridessi in faccia di rimando, che io non imprecassi, che io non inveissi contro di te. Ma supponiamo che io, dotato di tutti i miei poteri, ti ringraziassi per il paradiso degli sciocchi che hai creato. Supponiamo che io, in preda ad un rapimento estatico, tessessi le tue lodi, per questa burla che mi ha arrecato una gioia tanto terribile. Se abbiamo conferito a un gioco da bambini l’austerità di una Crociata, se abbiamo irrorato il nostro giardino olandese con il sangue dei martiri, abbiamo tramutato un asilo infantile in un sacro tempio. E allora io ti domando: in nome del Cielo, chi è il vincitore?” (Ibidem, pag. 199).
Questo è il primo romanzo di Chesterton. Abbiamo trovato motivo d’interesse per questo autore perché egli è l’uomo che ha reinventato il Cristianesimo, prima di accorgersi che c’era già. Questo è il suo primo passo: di fronte alla tremenda possibilità (che tutto il suo tempo diceva certezza) che il mondo sia assurdo, egli sceglie di rifiutare l’assurdo, anche a costo di dare al mondo un senso come risultato di un titanico, eroico sforzo. L’uomo ha il potere, sembra voler dire, di creare con il suo amore e la sua dedizione un significato per il mondo, se esso dovesse non averne uno: tanto lo scrittore ritiene necessario per l’uomo averlo. Questa è la risposta finale di Wayne a Auberon Quin: non si giudica il mondo guardandolo dal di fuori, fuori cioè dal nesso originario che abbiamo con esso. Recidendo quel nesso non guadagniamo l’obiettività, perdiamo unicamente ogni possibilità di comprensione. Può giudicare correttamente il mondo solo chi già lo ama appassionatamente, arbitrariamente, dal di dentro. Amando furiosamente ciò che in esso è amabile, e lottando furiosamente contro ciò che in esso è cattivo. In questa chiave Wayne riscatta anche il ruolo e la necessità di un temperamento quale quello dell’umorista: occorre lo sguardo che vede il limite, perché il mondo non divenga un feticcio e l’uomo non adori anche il male che nel mondo è intessuto; ma occorre anche l’amore che investe e supera il limite, che decide prima, arbitrariamente, per il bene del mondo. Occorre lo sguardo che veda il vuoto di senso, perché possa darsi l’uomo che veicola il senso. Adam Wayne svela il rapporto che lega i due protagonisti: come i due lobi di un solo cervello, che nell’uomo come tale sono uniti, in loro due divisi, in modo tale che essi sono stati entrambi necessari; o come un padre e una madre, diversi, sono entrambi necessari per generare un figlio, così loro due hanno insieme generato quel mondo nuovo e più bello, per il quale sono morti.