I personaggi di G. K. Chesterton: il maniaco 1 – Il pacifista.

Il maniaco è colui che ha abbracciato una teoria e ne ha fatto l'alfa e l'omega di tutto a prescindere da ogni considerazione, a prescindere dalla sua ragionevolezza rispetto alla totalità dell'esperienza, a prescindere, al limite, dalla verità e dalla evidenza stessa.
Autore:
Platania, Marzia
Fonte:
CulturaCattolica.it

Tutti i personaggi di Chesterton, dicemmo, sono dei fanatici. Il fanatico è colui che spinge la sua teoria agli estremi, ma i suoi estremi sono quelli dell'azione. Questa è la differenza fondamentale tra il fanatico e il maniaco. Il fanatico afferma una sua visione del mondo ed è leale con essa: egli la verifica affrontando a partire da essa le circostanze della vita nelle quali essa manifesterà la sua validità se permetterà una più penetrante comprensione e una più efficace ed incisiva azione. Se però così non dovesse essere il fanatico la abbandonerà, come abbiamo visto fare a Turnbull; egli infatti non è ardentemente appassionato alla proprio teoria se non perchè è persuaso che sia la verità; è quindi più appassionato alla verità che alla propria teoria.
Il contrario di ciò è il maniaco. Egli è colui che ha abbracciato una teoria e ne ha fatto l'alfa e l'omega di tutto a prescindere da ogni considerazione, a prescindere dalla sua ragionevolezza rispetto alla totalità dell'esperienza, a prescindere, al limite, dalla verità e dalla evidenza stessa. Chesterton affermava che le idee fanno male, specie a chi ne ha una sola, perchè ad un cervello non avvezzo alle idee, la prima che gli capita dà alla testa, come un bicchiere di vino ad un astemio.
Dal momento che non tollera alcuna verifica, l'idea fissa del maniaco non ha restrizioni, può essere qualunque idea. Ne “La Sfera e la Croce” troviamo una coppia antitetica di maniaci, in due dei personaggi che interrompono il duello.
Il primo è il maniaco pacifista. Quando sbuca nei pressi dei duellanti essi hanno appena cessato il dialogo in cui McJan per la prima volta ammette la contraddizione tra i suoi sentimenti, positivi, per Turnbull e le sue convinzioni razionali, conflitto tanto più drammatico perchè la sua ragione riconosce che un sentimento come l'amicizia, buono in sé, non può essere suggerito dal demonio ma solo da Dio; e d'altra parte anche la volontà di battersi come conseguenza delle sue convinzioni proviene dalla stessa fonte. Quando il pacifista irrompe i due interrompono il duello ma “per un attimo essi erano stati contenti d'essere interrotti. Qualche cosa di nuovo e di strano cresceva sempre più nella loro anima, come la nebbia della sera. E questo qualche cosa pareva tanto più inesorabile in quanto minacciava di diventare un'infinita pietà”. (GKC, La Sfera e la Croce, pagg. 81-82).
L'autore della interruzione è un seguace delle teorie di Tolstoj e di Shaw, con buona pace della loro incompatibilità. Per la prima le guerre e la violenza sono un retaggio del passato, sul punto di estinguersi a causa del progressivo perfezionarsi dell'uomo; sono un male che è stato necessario forse fino a ieri ma che oggi è inammissibile. “Voi non dovete essere troppo al corrente, mi pare, delle idee moderne. Il duello è ormai lontanissimo da noi. Del resto Tolstoj ci assicura che fra poco saremo lontani anche dalla guerra, che egli chiama con molta semplicità un duello fra le nazioni”. (Ibidem, pag. 83).
La seconda teoria, quella di Shaw, che si riassume nel più famoso dei suoi epigrammi, "La regola d'oro è che non ci sono regole d'oro", viene fatta servire alla affermazione che non ci sono dogmi, ovvero certezze. “Ma noialtri non abbiamo dogmi! Mi immagino che voi sappiate, come ci insegna Shaw, che non vi sono principi morali connaturati a noi”. (Ibidem, pag. 87).
E' ovvio che se non ci sono principi morali connaturati a noi, non si vede su che cosa si possa legittimamente fondare il rifiuto della violenza.