I personaggi di G. K. Chesterton: il politico 1 – James Barker

Abbiamo scelto due figure di politici perché sono quelle meglio abbozzate, che ci possono utilmente servire per evidenziare quali caratteristiche ha il tipo d'uomo che abbiamo definito"politico".
Autore:
Platania, Marzia
Fonte:
CulturaCattolica.it

Sono diverse nei romanzi di Chesterton le figure di politici, a cui potremmo assimilare, per la sostanziale coincidenza, quelle degli affaristi. Se ricordiamo il discorso di Auberon Quin, sono pazzi tanto Barker perché crede nella politica quanto Buck a cui premono i quattrini. Abbiamo scelto due figure di politici perché sono quelle meglio abbozzate, che ci possono utilmente servire per evidenziare quali caratteristiche ha il tipo d'uomo che abbiamo definito"politico". Il loro confronto è tanto più utile, in quanto, come vedremo, nelle differenze di status sociale, di intelligenza, di potere e di successo, essi mostrano indubitabilmente le stesse debolezze e condividono la medesima sconfitta.
Il primo, e meno importante sia come personalità che come ruolo nella trama del romanzo, è James Barker. Lo incontriamo ne “Il Napoleone di Notting Hill”. E' un impiegato di un Ministero, politico quindi nella accezione minore, ma indiscutibilmente il più promettente dei due impiegati che in quella mattina nebbiosa si recano al lavoro allietati dalle dubbie spiritosaggini di Auberon Quin. Descritto da Chesterton come un giovane snello ed elegante, con un volto bello ma inespressivo, freddi occhi celesti, (vedremo che questa descrizione, solo esagerando i termini positivi, si adatta perfettamente anche al secondo politico, Lord Ivywood), appartiene ad una classe sociale medio-alta. Giovane rampante, l'intelligenza non gli difetta, neanche quel tipo di intelligenza necessaria a comprendere che qualcosa si nasconde dietro l'umorismo di Quin: mentre il terzo membro del gruppetto, Wilson, ne è semplicemente seccato, Barker ascolta gli aneddoti di Quin, e finge di condividerne l'umorismo, quasi nello sforzo di comprenderne, prima o poi, il segreto; e quando Quin si allontana, chiede il parere dell'altro e poi, seppure con disprezzo, ammette: "E' al di là delle mie facoltà di comprensione". (GKC, Il Napoleone di Notting Hill, pag. 20)
Proteso verso una rapida carriera, bello e intelligente, Barker sembrerebbe destinato al successo. E invece no. Prima è beffato dal destino, o meglio, proprio da quel sistema casuale di elezione del Re che egli ha poco prima magnificato, che designa, per la massima carica dello Stato, destinandolo al potere assoluto, proprio Auberon Quin, il buffone, che deride apertamente il suo credere nella politica e quel suo iniziare tutti i discorsi "parlando nell'interesse del pubblico", che rifiuta di prendere sul serio quel potere che per Barker è lo scopo della vita, e tutta la ipocrita fraseologia che esso si è dato. Come se non bastasse Barker, diventato Sindaco di South Kensington, e quindi alleato con i costruttori della strada che minaccia l'esistenza di Pump Street, è continuamente umiliato in battaglia da Adam Wayne. La sconfitta più radicale è però un'altra: è il suo completo cambiamento di personalità, indotto dalla trasformazione che Adam Wayne compie sul mondo.