I personaggi di G. K. Chesterton: l’umorista 4 – Amarezza e disincanto

L'umorista è l'uomo che aspira ad una pienezza di vita e di senso cui non può attingere, e si rinchiude allora stancamente nell'amarezza e nel disincanto.
Autore:
Platania, Marzia
Fonte:
CulturaCattolica.it

Nel confronto con il patriota, il personaggio dell’umorista rivela la sua profondità. L’umorista è l’uomo che aspira ad una pienezza di vita e di senso cui non può attingere, e si rinchiude allora stancamente nell’amarezza e nel disincanto. Il rapporto tra chi vede le cose come assurde, slegate da ogni senso, e chi, come il patriota, le venera come date, come dono che va custodito, è una condizione di stanchezza del primo rispetto al secondo. Nel rifiutare la semplicistica risposta di abdicare all’assurdo in nome della semplice accettazione del mondo, quale quella del politico (che rinuncia così come vedremo anche ad ogni possibilità di comprensione del mondo stesso) l’umorista dimostra di anelare pur sempre al bello, a qualcosa che possa salvarlo “dall’inferno di una vita amorfa”; ciononostante non lo trova. Ciò che gli impedisce di agire, di cambiare al mondo, di essere il motore di una realtà più degna e più felice, come lo è il patriota, è una deficienza e una stanchezza. Quando Adam Wayne esprime davanti a lui la sua posizione, egli risponde: “Concordo con lei, quantomeno fino ad un certo punto - o forse mi piacerebbe concordare con lei, se fossi abbastanza giovane“. (GKC, Il Napoleone di Notting Hill, pag. 79).
L’umorista è colui che compie, rispetto al politico, un primo passo (liberarsi dal banale) ma che non ha il coraggio, il giovanile eroismo di fare l’altro: riconoscere un senso alle cose. Adam Wayne si muove in un mondo pieno di simboli e di richiami di significati. Auberon Quin rimane in un mondo in cui ogni oggetto sembra voler dire ma non dice, come un segnale muto, inintelligibile.
Neppure abdicando da Re, rinunciando cioè al suo superiore distacco dagli eventi e al suo ruolo di “regista” della storia, che la posizione di Re gli permetteva, e morendo al fianco dei patrioti di Notting Hill, l’umorista riesce a compiere quell’ultimo passo. Quando decide di scegliere, di consegnare la sua vita a qualcosa non può che schierarsi con il patriota, troppo profondo essendo il baratro che lo divide dagli uomini d’affari, da quegli uomini che danno per risolto il problema della vita inseguendo il potere, il denaro, la rispettabilità. Ma che cosa rende possibile quel più di umanità e di felicità che contraddistingue il mondo creato da Adam Wayne, egli non lo comprende. Continua a non capire, a considerare assurdo l’ideale di Adam Wayne: riconoscendo però che quell’ideale ha avuto la forza di cambiare la realtà in senso positivo, pur non comprendendolo segue Adam, l’uomo nuovo, sul campo di battaglia. Venti anni dopo la vittoria di Notting Hill infatti, gli altri quartieri, infiammati dal suo stesso patriottismo si levano contro il suo predominio fattosi imperialistico malgrado l’opposto volere di Wayne. Nella impari battaglia Wayne muore per difendere il suo quartiere benché non ne condivida la politica: abbiamo visto infatti che nessun avvenimento esterno può dividere il patriota da ciò cui ha dato il cuore. Auberon Quin segue la sorte di Wayne sul campo di battaglia. Avendo finalmente pagato il prezzo del suo sangue, avendo accettato di compromettersi nella battaglia con il mondo, l’umorista può finalmente, come Giobbe, alzare la sua voce. “Che accadrebbe – chiede - se l’universo non fosse che uno scherzo, il feroce scherzo di un dio irresponsabile?”