I personaggi di G. K. Chesterton: l’umorista 3 – Il Re-Umorista e il Patriota

Solo l’“imbecille”, il pazzo, il politico può credere che questo mondo trovi in sé stesso il proprio significato e non abbia bisogno di cercarlo. Fuori da questa posizione restano solo le due opzioni: quella dell’umorista: “L’assoluta e totale ridicolaggine dell’esistenza è dimostrata dal modo stesso in cui viene gestita”. E quella del patriota che afferma l’esistenza di un ideale che trascendendo questo mondo, può attribuirgli significato.
Autore:
Platania, Marzia
Fonte:
CulturaCattolica.it

Quando il re si rivolge ai convenuti con un discorso antiquato e pomposo, i quattro avversari di Notting Hill che sono venuto appunto per discutere dell’opposizione di Wayne al progetto del raccordo stradale, i Sindaci dei quattro quartieri protagonisti della guerra, reagiscono chi con amarezza, chi con ira, chi ridacchiando; ma Wayne risponde sullo stesso tono: “Rendo omaggio al mio Re e gli reco la sola cosa ch’io possegga: la mia spada”. Poi con un gesto solenne la scagliò sul pavimento e si piegò su un ginocchio. Seguì un silenzio sepolcrale”. (GKC, Il Napoleone di Notting Hill, pag. 70).
Egli crede che Adam Wayne si comporti così perché ha capito lo scherzo e intende rendergli pan per focaccia. Esultante si toglie la maschera e apostrofa i quattro prosaici uomini d’affari: “Quello che ti ho detto tanto tempo fa è assolutamente vero, James Barker, la serietà fa impazzire la gente. Tu sei pazzo perché dai peso alla politica, pazzo come un uomo che collezioni i biglietti del tram. Buck è pazzo perché gli premono i quattrini, pazzo come un uomo che campi d’oppio. Wilson è pazzo perché crede di essere giusto, pazzo come un uomo che creda d’essere il Signore Onnipotente. II sindaco di West Rensington è pazzo perché è convinto di essere rispettabile, pazzo come un uomo che creda di essere un pollo. Credevo che esistesse un unico umorista in Inghilterra. Imbecilli! Idioti! Aprite quei vostri occhi bovini. Ce ne sono due! A Notting Hill, su quella collina che non sembra prometta nulla, è nato un vero artista! Credevate di rovinarmi tutto il gioco, di rompermi le scatole e buttare tutto all’aria diventando sempre più moderni, sempre più pratici, razionali, affaccendati. Ah, che spasso è stato rispondervi diventando sempre più augusto, più solenne, più affabile e all’antica! ma questo giovincello ha scoperto il modo di mettermi nel sacco. Mi ha risposto per le rime“. (Ibidem, pag. 71). Ma non è così: quando caccia via gli altri per parlare in privato con l’altro umorista, si scontra con il rifiuto di Adam Wayne di uscire dalla burla; egli lo invita a divertirsi non come attori ma come critici teatrali e Adam non capisce cosa ciò voglia dire: Adam Wayne vive dentro l’opera d’arte. Il mondo diviso in municipalità di stampo medioevale che il Re-Umorista ha inventato di sana pianta, per lui è la realtà, l’unica realtà, quella a cui lui ha donato il cuore. “Dieci anni fa, quando ero un bambino (ora ho diciannove anni) stavo giocando lungo una discesa di Pump Street con un elmo di carta e una spada di legno, sognando di combattere eroicamente in guerre vere. Poi, come preso da un raptus furibondo, ho assestato un colpo di spada e sono rimasto pietrificato perché mi sono accorto di aver colpito proprio voi, il mio Sovrano. Vostra Maestà si aggirava nobilmente in incognito, vegliando sul benessere del popolo. Ma io non ho avuto paura, non avevo motivo di averne. Vostra Maestà non è indietreggiata. Non si è adontata. Non ha invocato l’intervento delle guardie. Non ha sollecitato punizioni. Al contrario, con parole auguste e ardenti, che reco impresse nel mio animo e che mai ne verranno cancellate, mi ha esortato a rivolgere la spada contro i nemici della mia inviolata città. Poi, come un sacerdote che additi l’altare, Vostra Maestà ha indicato la collina di Notting Hill. “Sempre che”, ha detto, “tu sia pronto a morire per la sacra montagna, quand’anche fosse stretta d’assedio da tutte le armate di Bayswater”. Sono parole che non ho dimenticato, e oggi più che mai ho motivo di rammentarle, giacché l’ora è suonata e conferma la regale profezia. La sacra collina è assediata dalle forze di Bayswater, e io sono pronto a morire”. (Ibidem, pag. 76)
Il re insiste, cerca di fare uscire il patriota da quello che non può che giudicare un ruolo. La verità si fa largo lentamente nella sua comprensione: alla fine gli chiede quasi supplicante se egli davvero non trovi la sacralità di Notting Hill totalmente assurda. “Notting Hill”, riprese Wayne in tono naturale, “è un poggio, o se vogliamo un punto più elevato del terreno sul quale gli uomini hanno costruito delle case ove abitare, case nelle quali sono nati, s’innamorano, pregano, si sposano e muoiono. Perché dunque dovrei trovarla assurda?””Perché vede, mio caro Leonida...”Poi, di colpo, chissà perché, non seppe proseguire. Aveva la mente completamente vuota. Dopo tutto, perché era così assurda, la sacra Notting Hill? Gli sembrava che la base del cervello gli fosse venuta meno all’improvviso, come cede il pavimento di una stanza. Si sentiva come quando una domanda riesce a squassare i nostri principi essenziali. (Ibidem, pag. 77).
La sua posizione, che pure in confronto alla posizione del politico appariva frutto di maggior sagacità, mostra al confronto con quella del patriota di non essere che una opzione. Solo l’“imbecille”, il pazzo, il politico può credere che questo mondo trovi in sé stesso il proprio significato e non abbia bisogno di cercarlo. Fuori da questa posizione restano solo le due opzioni: quella dell’umorista: “L’assoluta e totale ridicolaggine dell’esistenza è dimostrata dal modo stesso in cui viene gestita”. E quella del patriota che afferma l’esistenza di un ideale che trascendendo questo mondo, può attribuirgli significato, e può trasformare la realtà a propria immagine, come accade alla fine del romanzo, quando ciò che era nato come una burla del re diventa grazie al patriota la realtà in cui vivono tutti.