G. K. Chesterton – La vita 3 – Il matrimonio

Terza puntata della biografia di un personaggio straordinario
Autore:
Platania, Marzia
Fonte:
CulturaCattolica.it

Dalle esigenze di felicità del cuore umano, dalle evidenze originarie della ragione nacque il suo sistema, una filosofia personale costruita pezzo dopo pezzo, che alla fine del suo itinerario Chesterton riconobbe essere semplicemente il cattolicesimo, l'ortodossia.
Sono io che ho scoperto con inaudito coraggio quel che era stato scoperto prima [...] Come tutti i ragazzi che si rispettino, ho voluto essere in anticipo sulla mia età. Come loro, ho voluto essere qualche decina di minuti in anticipo sulla verità. La conclusione è stata, che mi sono trovato in ritardo di diciotto secoli. Ho fatto uno sforzo per esagerare giovanilmente la voce dell'annunzio delle mie verità; e sono stato punito, come meritavo, nel modo più comico: le mie verità le ho conservate; sennonché ho scoperto, non che esse non erano verità, ma semplicemente che non erano mie. [...] Ho tentato di fondare di mia testa un'eresia; e quando stavo per dargli gli ultimi tocchi, ho capito che non era altro che l'ortodossia”. (GKC, Ortodossia, pagg. 17 e 18).
Abbiamo anticipato così il termine della sua vicenda; il suo percorso non sarà che una chiarificazione continua della posizione originaria fino alla trasparenza totale emblematicamente riassunta come dicevamo nella figura del principe con la chiave che apre e conclude la sua autobiografia. E' un percorso che occuperà tutta la sua vita, ma per il tempo in cui, lasciata la scuola d'arte, Chesterton si apprestava a tuffarsi nel mondo della carta stampata egli sentiva già in sé “una nuova e focosa risoluzione di scrivere contro i decadenti ed i pessimisti che dettavano legge nella cultura di quel tempo”. (GKC, Autobiografia, pag. 95).
Quattro sono gli eventi che segnano la vita adulta di Chesterton: il matrimonio, il caso Marconi, la Grande Guerra e la conversione.
Innanzitutto lasciata la scuola d’arte nel l895 egli trovò impiego presso una casa editrice, e cominciò a frequentare alcuni circoli di discussione nei quali metteva in gioco i primi abbozzi delle sue idee, le stesse che confluivano negli articoli e romanzi che di sera scriveva. In uno di questi circoli di discussione, che si trovava a Bedford Park, nell'autunno del l896, conobbe la sua futura moglie, Francis Blogg. L'influenza di Francis fu fondamentale nell'esistenza di Chesterton. Fu infatti lei, anglo-cattolica fervente, a mettere in contatto Chesterton con una religione che non era soltanto professata, ma vissuta.
D’altra parte aveva una specie di appetito ingordo per tutto ciò che dava frutto, come i campi ed i giardini [...]. Secondo quel medesimo principio perverso, praticava di fatto una religione. Cosa assolutamente inesplicabile, sia per me, sia per tutta la rumorosa cultura in mezzo alla quale essa viveva. Moltissime persone parlavano di religioni, specialmente di religioni orientali, le analizzavano e ne discutevano, ma che si potesse considerare la religione come cosa pratica, simile alla coltivazione di un giardino, era per me cosa del tutto nuova e per i suoi vicini nuova ed incomprensibile. [... ] Per tutto quel mondo agnostico o mistico praticare una religione era cosa più difficile a capirsi che professarla”. (GKC, Autobiografia, pagg. 154-155).
Essa fu un costante punto di riferimento per tutta la sua esistenza, anche secondo un altro aspetto: egli era del tutto incapace di occuparsi di sé stesso dal punto di vista pratico, la sua mente era sempre troppo assorta dai suoi pensieri. Era perciò Francis ad occuparsi di tutto: senza di lei Chesterton era letteralmente perso. Fu essa a farsi carico di tutta l'organizzazione della vita del marito, a partire dall'aspetto esteriore, fino alla gestione della sua vita professionale: ogni accordo che non la avesse come testimone sarebbe stato inevitabilmente dimenticato dallo svagato genio che aveva sposato. Faceva tutto ciò lietamente, orgogliosamente consapevole di contribuire a che il marito potesse dedicare le sue energie unicamente al lavoro intellettuale, che gli era più congeniale, piuttosto che ai noiosi dettagli di quale treno prendere e di che vestiti indossare. Malgrado l'assenza di bambini, che entrambi desideravano ed amavano molto, il loro fu un matrimonio singolarmente felice; ancora in vecchiaia a lei Chesterton dedicava poesie e i suoi capelli sfumati di rosso torneranno, in un delicato e discretissimo omaggio, in tutti i personaggi femminili dei suoi romanzi.
Già prima del matrimonio, avvenuto nel l90l, Chesterton aveva iniziato a pubblicare alcune poesie e recensioni. Durante la guerra Anglo-Boera egli scoprì di trovarsi non solo nella minoranza di quelli che erano contrari alla guerra, ma in quella minoranza nella minoranza che era contraria alla guerra non per un generico pacifismo ma per un preciso giudizio su quella guerra in particolare. In generale egli rifiutava l'identificazione della guerra col male tout court perché avvertiva oscuramente che c'è nella lotta qualcosa di positivo. Questa sorta di esigenza di drammaticità sarà un'altra delle linee guida del suo pensiero. Tuttavia giudicava questa guerra in particolare ingiusta, in quanto si cercava di contrabbandare per patriottismo quello che non era altro che una difesa degli interessi dell'alta finanza, istituzione a suo vedere non particolarmente inglese. La minoranza pro boera del partito liberale (che nella maggioranza era favorevole alla guerra) accolse nel suo giornale i contributi di Chesterton alla causa. A partire da questa controversia la sua fama di giovane e promettente giornalista si andò ampliando finché la sua figura alta e via via più imponente diventò leggendaria in Fleet Street, la via londinese dei giornali, dove entrò a far parte, nel tempo, del folklore locale, fino ad esserne il maggior esponente.