I personaggi di G. K. Chesterton: assassini & co 4 – Idoli e filosofie parziali sono alla radice del delitto

Una teoria filosofica errata, vale a dire parziale, basata sulla censura di qualche aspetto della realtà è il fondamento consapevole o meno, di ogni atto criminoso, l'aspetto comune degli assassini & co.
Autore:
Platania, Marzia
Fonte:
CulturaCattolica.it

E’ molto facile per l’uomo cadere preda degli idoli, ancor più perché ogni normale passione si presta naturalmente a divenire idolo, dall’amore di una fanciulla, al denaro, all’orgoglio, alla carriera.
L’antidoto all’idolo, alla parzialità dell’idolo è solo una filosofia, una visione del mondo che lasci e anzi assegni ad ogni cosa il suo giusto peso e ruolo. Per essere onesti basta solo il timore dello scandalo, la tradizione, l’abitudine, ma l’onestà è tragicamente fragile ed insufficiente. Per essere non onesti, ma morali, occorre riconoscere la verità delle cose, la verità più profonda delle cose, che è il loro esser dato nel senso di dono, che implica la gratitudine, e nel senso di non esser autosufficienti, di non esaurire il reale. Ridurre il reale alla misura di ciò che sperimentiamo è il primo passo del delitto. Questo è il contrassegno dell’assassino, come abbiamo sentito dire a Padre Brown: “un uomo che dipende interamente dal mondo. Io pensai che, se non fosse stato per la Grazia di Dio, avrei potuto essere un uomo per il quale il mondo non è che un lampo di luce elettrica, con attorno soltanto una totale oscurità. L’uomo che effettivamente, vive solo per questo mondo, e non crede in nient’altro, e per il quale il successo ed i piaceri mondani sono tutto quello che egli può trarre dal nulla, è colui che effettivamente sarebbe capace di qualunque cosa se corresse il pericolo di perdere tutto il suo mondo e non poter salvare nulla“. (GKC, I racconti di Padre Brown, pag. 751)
Questa posizione umana chiaramente è vissuta senza essere consapevolmente assunta; tutti gli assassini sin qui considerati sono idolatri inconsapevoli. La terza categoria invece raccoglie i colpevoli che sono tali in virtù delle loro teorie filosofiche che, essendo parziali, portano a quello squilibrio che è la premessa del delitto. Il caso emblematico è quello del dottor Harris, omicida nel caso “La forma errata“. Padre Brown comprende che egli è l’assassino e glielo fa capire, chiedendogli una confessione scritta, che rimarrà confidenziale. Ecco quanto egli scrive: “Caro Padre Brown, Vicisti, Galilee. In altre parole, maledizione ai suoi occhi troppo penetranti. Sarà mai possibile che ci sia qualcosa di vero nelle sciocchezze alle quali lei crede? Io sono un uomo che fin dall’infanzia ha sempre creduto alla Natura e alle funzioni naturali e agli istinti naturali: li chiamino morali o immorali gli uomini. [...] Amavo la moglie di Quinton. Che cosa c’era di male in ciò? La natura mi diceva di amarla, ed è l’amore che fa girare il mondo. Credevo sinceramente che essa sarebbe stata più felice con un animale pulito, che con un tormentoso uomo mezzo pazzo. Che cosa vi era di male in tutto questo? Guardavo soltanto ai fatti come un uomo di scienza. Essa sarebbe stata più felice. Secondo il mio credo, io ero assolutamente libero di uccidere Quinton, che era la cosa migliore per tutti, persino per lui stesso“. (Ibidem, pagg. 133-134)
Invece una volta compiuto il delitto scopre di essere in preda al rimorso, tanto da provare sollievo nel confessare il suo segreto al prete: “Quando tutto fu finito accadde la cosa più straordinaria. La Natura mi abbandonò. Mi sentii male. Ebbi come una sensazione di colpa. Temo che il mio cervello si spezzi; sento una specie di disperato piacere nel pensare che ho raccontato la cosa a qualcuno; che non dovrò essere solo con questo segreto, se mi sposerò ed avrò figli. Che cosa mi opprime?... Pazzia o rimorso? Proprio come in un poema di Byron! Non posso scrivere più a lungo. Giacomo Erskine Harris“. (Ibidem, pag. 135)
Egli afferma di avere guardato ai fatti, come un uomo di scienza, ed è qui che sbaglia: egli non ha affatto considerato tutti i fatti. Non ha tenuto conto della sacralità della vita umana, del rispetto dovuto alle cose per il fatto che non siamo noi a farle, ma non solo questo; non ha tenuto conto dell’amore della moglie di Quinton per suo marito, senza il quale ella per prima cosa non l’avrebbe sposato ed in secondo luogo non si sarebbe sacrificata per lui. Non ha tenuto conto della volontà di Quinton di vivere, malgrado la malattia che lo consumava e la pazzia che coltivava. Non ha tenuto conto della possibilità che Padre Brown avesse occhi troppo penetranti (notiamo di sfuggita come egli interpreti questo fatto come un elemento a favore della verità della fede che egli professa.). Egli ha operato una censura dei fatti, una prima volta per affermare la sua teoria secondo cui l’uomo non è che un animale come gli altri, e una seconda per dare seguito alla sua passione amorosa. La prima è il fondamento, la premessa della seconda e quest’ultima del delitto. Una teoria filosofica errata, vale a dire parziale, basata sulla censura di qualche aspetto della realtà è il fondamento consapevole o meno, di ogni atto criminoso, l’aspetto comune degli assassini & co.