I personaggi di G. K. Chesterton: Giobbe 1 – Gabriel Syme

Giobbe ci è parso la migliore figura che possa riassumere le caratteristiche del poeta Syme e dei suoi cinque amici protagonisti de “L'uomo che fu Giovedì”.
Autore:
Platania, Marzia
Fonte:
CulturaCattolica.it

Non c'è in verità un personaggio chestertoniano che si chiami Giobbe, ma in un articolo dedicato a questo personaggio biblico Chesterton ne dà una interpretazione tale che questi ci è parso la migliore figura che possa riassumere le caratteristiche del poeta Syme e dei suoi cinque amici protagonisti de “L'uomo che fu Giovedì”. Chi è dunque Giobbe nella interpretazione di Chesterton? Non è, come potrebbe sembrare, il pessimista che si lamenta di Dio, perché le sue sconsolate domande non sono domande retoriche. Egli è l'ottimista, dice Chesterton, che interroga Dio, realmente quindi credendo che una risposta e una giustificazione al suo dolore ci siano. Proprio perché crede fermamente all'esistenza di un Dio supremamente buono, Giobbe Gli chiede con insistenza di giustificarsi davanti a lui, di rendere conto del dolore del giusto, che così duramente contrasta con l'Onnipotenza di un Dio buono. Pessimisti sono semmai i suoi consolatori, che lo invitano a rassegnarsi, quindi a cessare la ricerca di questa fondamentale risposta, implicitamente rinunciando a credere o all'Onnipotenza di Dio, o alla Sua Bontà. Alla mancanza di questa risposta sul perché del male non si rassegna Giobbe, e non si rassegnano neppure i sei protagonisti del romanzo in esame. La domanda ha però un presupposto, che è la serietà dell'impegno con la vita: Giobbe è autorizzato a porla dalla sua condizione di giusto sofferente, e anche i sei rappresentanti dell'umanità protagonisti de “L'uomo che fu Giovedì”, che prendono il nome dai giorni della settimana, quasi a riassumere la totalità della creazione nel suo porsi interrogando davanti a Dio, hanno per prima cosa pagato il loro prezzo. La storia è raccontata dal punto di vista di Syme, futuro Giovedì, ma l'inizio è uguale per tutti: decisi a contrastare il crescente potere del partito anarchico, i sei sono stati ingaggiati da uno speciale corpo di polizia "filosofica", che anziché cercare prove di un compiuto delitto nella cenere di sigaro o nelle impronte fangose, coglie tracce di delitti ancora da compiersi nelle conversazioni degli artisti e nei salotti degli intellettuali. Già il bizzarro scambio di battute tra l'attonito Syme e il misterioso capo di questo corpo di polizia, che vive immerso nelle tenebre e che nessuno mai vede, ci avverte però di qualcosa di più, fa intuire inaspettate profondità:
"Va bene, sei assunto." Sbalorditissimo Syme fece un tentativo per arrestare quelle parole irrevocabili.
"Non ho esperienza..." cominciò
"Nessuno ha esperienza" rispose l'altro "della battaglia di Armageddon"
"Ma se non fossi idoneo..."
"Hai buona volontà, e tanto basta"
“Ebbene, a dire il vero" insisté il giovane "non conosco nessuna professione che richieda come unico requisito la buona volontà"
"Io sì" affermò l'altro"Il martirio. Ti condanno a morte. Addio."
(GKC, L’uomo che fu Giovedì, pag. 54).
L'accenno ad Armageddon e al martirio rivelano il trasparente simbolismo: l'anarchia é il male tout court, e Dio stesso é nascosto sotto i panni del misterioso capo della polizia che pur nella fitta oscurità che lo circonda può vedere tanto bene da leggere nei loro cuori, come rivela l'episodio della assunzione di Bull, che nessuno sa come travestire da anarchico, tanto ha l'aspetto di uomo per bene, finché questo capo che non lo ha mai veduto afferma che basteranno degli occhiali scuri, che infatti conferiscono al suo volto pacioso uno sguardo vuoto da teschio di impressionante efficacia. I sei personaggi sono così investiti da Dio della divina missione di combattere il male. Ognuno di loro entra in incognito e all'insaputa degli altri nel superiore consiglio anarchico, i cui membri prendono i nome dai sette giorni della settimana, presieduto da Domenica. In una girandola di avventure e di terrori, con la pace del mondo intero come posta in gioco, ognuno di loro affronta gli altri, credendoli anarchici autentici e scoprendoli via via alleati. Nessuno di loro viene meno, neanche quando sembra che il consiglio anarchico, ridotto ormai solo a Lunedì il segretario e all'orribile capo, Domenica, abbia preso il potere in tutto il mondo, e un esercito sterminato che Lunedì ingaggia per inseguirli avanza inarrestabile e incomprensibilmente attira nelle sue file i più insospettabili tipi umani, che pure fino a pochi attimi prima si prodigavano a favore dei nostri poliziotti. Assediati infine su di un molo proteso sull'Atlantico, senza neppure più la speranza dell'intervento della polizia, che si è unita agli anarchici, ancora essi non cedono: Mercoledì attende ormai solo l'intervento miracoloso dell'uomo che li ha assunti, Giovedì-Syme affronta la morte armato di una lampada rozzamente ornata di un simbolo cristiano, con la quale colpisce Lunedì e che lancia in mare, perché sfugga alle mani sacrileghe degli anarchici. Che anarchici non sono: Lunedì è infatti anche egli un poliziotto, che credendoli anarchici ha aizzato loro contro tutta la polizia e il popolo francese. Ecco spiegati gli sconvolgenti cambiamenti di fronte dei loro improvvisati alleati, quando venivano informati che coloro che avevano aiutato erano in realtà non poliziotti ma anarchici, e poliziotti e non anarchici gli inseguitori. Nella folle girandola di inseguimenti e di riconoscimenti, insomma, i sei personaggi si sono compromessi, anche rischiando, nella lotta in cui il misterioso poliziotto li ha gettati. Scopertisi tutti poliziotti, si rivela essere Domenica l'unico possibile fulcro del problema.