G. K. Chesterton - I Personaggi dei Romanzi

Una premessa come chiave di lettura
Autore:
Platania, Marzia
Fonte:
CulturaCattolica.it

Come le vetrate dell'architettura gotica, che Chesterton preferiva e celebrava nei suoi saggi, narravano visivamente le vicende del Vangelo e le vite dei Santi, sostituendosi alla lettura, così nei romanzi di Chesterton, vicende esemplari mostrano in azione quelle caratteristiche dell'umano che dallo studio del nostro autore vogliamo fare emergere come componenti della sua concezione dell'uomo. Una premessa è indispensabile a questo lavoro; i personaggi dei romanzi di Chesterton sono, come ebbe a dire un suo commentatore francese “piuttosto delle maschere che dei visi. Tutti questi personaggi non si mostrano allora che per esporre o fare valere per contrasto le opinioni dell'autore: è il loro unico ruolo”, e concludeva:
“Egli stesso è il solo personaggio delle sue opere” (J. De Tonquedec, Gilbert Keith Chesterton: ses idées et son caractère, G.Beauchesne, Parigi, 1920, pag 65 e 66. Trad. nostra).
A chi, come George Bernard Shaw, lo rimproverava di sprecare il suo talento, preferendo l'opera di giornalista e di polemista alle opere di fantasia egli rispose di non poter essere romanziere a tempo pieno perché gli piaceva “vedere le idee e i concetti lottare, per così dire, nudi e non travestiti da uomini e da donne”. (Lo riferisce H.Belloc, citato nell'introduzione a G.K.Chesterton, Saggi Scelti, ed. Paoline, Alba, 1962).
I suoi personaggi sono in effetti idee e concetti travestiti da uomini, incarnano ciascuno una posizione filosofica che le vicende della trama si occupano di passare al vaglio, per metterne in luce tutta la capacità, o l'incapacità, di render conto del reale e di favorire la vita. La quotidianità è il banco di prova della filosofia. Sarebbe quindi inutile aspettarsi, dai personaggi che andremo ora a incontrare, profondità psicologiche e personalità complesse: sono uomini di una sola idea, che portano all'eccesso e applicano ad ogni circostanza in cui sono calati dalla fantasia dell'autore; sono tutti cioè, indistintamente, dei fanatici. Chesterton non fa mai ai suoi personaggi il torto di diffamarli, negando la loro buona fede: essi sono dei fanatici anche secondo la definizione di fanatismo che offre Chesterton nel suo primo romanzo, secondo la quale il fanatico è l'uomo "privo di malizia" (GKC, Il Napoleone di Notting Hill, pag. 113).
Essi sono tutti disperatamente sinceri, così che senza lo schermo della cattiva fede, o della umana mancanza di coerenza, essi illustrano le conseguenze umane e morali delle dottrine che professano.