G. K. Chesterton – La vita 4 – La polemiche e la conversione

Quarta puntata della biografia di un personaggio straordinario
Autore:
Platania, Marzia
Fonte:
CulturaCattolica.it

Il secondo evento fondamentale della vita di Chesterton fu lo scandalo Marconi che vide coinvolto il fratello Cecil nello scontro con i due fratelli Isaacs.
Il caso Marconi occupa un intero capitolo della fondamentale biografia di Chesterton scritta da M. Ward; l'autrice stessa, data la complessità del caso, ricorse nella sua stesura all'aiuto del marito avvocato. Noi non ci addentreremo per ovvi motivi nei particolari: basterà dire che nel 1912 vi furono delle compravendite sospette di azioni della ditta Marconi, con la quale il governo britannico aveva appena stipulato un contratto, tra i due fratelli Isaacs, di cui uno era proprietario della azienda, l'altro Ministro. Il giornale di Cecil "The EyeWitness" aveva denunciato lo scandalo con toni molto duri, cadendo nell'eccesso di attacchi personali ed egli venne condannato per calunnia sebbene solo con una multa e non, come tutti temevano, con il carcere. La sua condanna nulla diceva, né poteva dire, sulla innocenza o colpevolezza dei due fratelli ebrei; lo scandalo non ebbe comunque per loro alcuna conseguenza: l'inchiesta parlamentare non trasse mai le sue conclusioni. L'evidente ingiustizia indignò Chesterton. Il caso Marconi fu fondamentale per Chesterton perché segnò la fine dell'illusione liberale, del tempo felice in cui credeva oltre che nel liberalismo anche nei liberali, e fu la riprova della verità del giudizio sulla politica inglese espresso dal suo grande amico Hilaire Belloc nel libro "Lo Stato Servile". Lo scandalo contribuì non poco al progressivo approfondirsi del pessimismo di Chesterton nei riguardi della politica
In quegli stessi anni la fama di Chesterton gareggiava con quella di George Bernard Shaw. GBS e GKC erano le iniziali che il pubblico era abituato ormai a riconoscere quotidianamente sui giornali da cui, come da un pulpito, i due diffondevano le loro opposte visioni del mondo. Non c'era argomento sul quale essi non polemizzassero; ma è difficile dire quanto il pubblico capisse del loro dibattito. Nonostante la fama e la popolarità della controversia che oppose Shaw e Wells da un lato e Chesterton e Belloc dall'altro, nell'opinione del pubblico essi erano stranamente simili. Difatti uno strano destino li accomunava: tanto più essi ripetevano con sincera convinzione ciò in cui credevano, tanto più gli ascoltatori sembravano convinti che scherzassero; tanto più essi ribadivano le loro incrollabili convinzioni, tanto più venivano accusati di essere dei fabbricatori di paradossi, pronti a sostenere qualsiasi idea purché strana e sorprendente. Chesterton non perdeva comunque occasione per ribadire la visione del mondo che andava elaborando e precisando anche tramite questo continuo confronto polemico: sfornava libri nei più disparati campi, scriveva articoli, disegnava le illustrazioni per i libri di Belloc, teneva conferenze da un capo all'altro dell'isola, arrivando spesso in clamoroso ritardo e a volte non arrivando affatto, perché si era perduto. La sua salute però ne risentiva: il suo corpo riteneva i liquidi ed egli divenne famoso per la sua larga stazza, su cui tra l'altro era il primo a scherzare. Il peso però sovraffaticava tutto il fisico e a ciò si aggiungeva il superlavoro e lo strapazzo. In coincidenza con lo scoppio della prima guerra mondiale il suo fisico crollò. Cadde in un profondo stato di incoscienza e si temette per la sua vita. Nel delirio accennava ad un passo cui aveva già pensato ma che compì effettivamente molti anni più tardi, la conversione al cattolicesimo. Da tempo si era avvicinato sempre più alla Chiesa Cattolica. La sua ortodossia è già chiaramente visibile nella sua opera dallo stesso titolo e benché egli dica nel primo capitolo di riferirsi al cristianesimo in generale, riassunto sufficientemente nel Credo degli Apostoli, senza entrare nella polemica tra cattolici e protestanti, non sono pochi i passi i cui contenuti dottrinali sono riferibili soltanto al cattolicesimo in senso stretto (cfr. Y. Denis, Paradoxe et catholicisme. Etude sur la pensée de G. K. Chesterton, Université de Toulose le mirail, 1974, pag. 43 e pag. 60 e segg.). Superata la crisi tuttavia dovette passare ancora molto tempo prima che il passo meditato e in spirito già pressoché compiuto fosse compiuto anche esteriormente. Ciò che lo tratteneva era in gran parte la sua riluttanza a fare qualsiasi cosa senza sua moglie e il timore di offendere colei che con la sua fede lo aveva condotto fino alle soglie della conversione. La Chiesa Alta non gli sembrava che la copia sbiadita del cattolicesimo, ma temeva che questo giudizio offendesse la fede di Francis. Più tardi ebbe a dire che l'Anglo Cattolicesimo era come un portico: un portico può essere anche molto bello ma non è una casa; il portico è fatto per introdurre alla casa e un portico tutto solo in un campo, senza casa, è decisamente un'assurdità. Tuttavia egli aspettò a lungo la moglie che pure lo seguirà più tardi e il passo decisivo fu compiuto solo nel l922.