I personaggi di G. K. Chesterton: il mistico 1 – Evan McJan

Il romanzo “La sfera e la Croce” racconta della sfida a duello che due personaggi si sono lanciata, ognuno in difesa di ciò in cui crede, e di questo duello che non può mai aver luogo, perché, è la tesi di Chesterton, il mondo moderno è strutturato non tanto per dare alle domande ultime una risposta errata, quanto per non darne alcuna.
Autore:
Platania, Marzia
Fonte:
CulturaCattolica.it

Evan Mc Jan è il co-protagonista, insieme all'ateo Turnbull, del romanzo “La sfera e la Croce”. Questo romanzo racconta della sfida a duello che i due si sono lanciata, ognuno in difesa di ciò in cui crede, e di questo duello che non può mai aver luogo, perché, è la tesi di Chesterton, il mondo moderno è strutturato non tanto per dare alle domande ultime una risposta errata, quanto per non darne alcuna. Il mondo non vuole sapere chi dei due abbia ragione, l'ateo o il cristiano: semplicemente non vuole sentire nemmeno parlare del problema dell'esistenza di Dio; vuole che la religione sia qualcosa di astratto, di cui non importa sapere se sia vero o falso, poiché in ogni caso ciò non ha influenza alcuna sulla vita pratica.
Il giudice, davanti al quale McJan e Turnbull sono condotti a giudizio per la reciproca aggressione, ritiene che sia di "cattivo gusto" parlare di religione, "dei sentimenti più sacri e più intimi di qualcuno", ma la realtà è che egli non è in grado di concepire che la religione possa motivare anche una sola azione umana, e lascerebbe andare l'imputato, McJan, se solo questi acconsentisse a riconoscere alla sua azione un altro movente, o al limite nessun movente. Questa è la caratteristica comune di tutti gli altri personaggi che intervengono e, a partire dai punti di vista più diversi, dicono la loro sul duello; e come giudicano il duello così giudicano il mondo, poiché quel duello giudica il mondo. Avanzando le ragioni più diverse, essi ritengono inutile il duello, cioè la scelta tra due visioni del mondo opposte ed escludentisi a vicenda, come qualcosa privo di rilevanza per l'umanità. Contro questo sfondo di ignavi si stagliano le figure dei due protagonisti, agli occhi dei quali l'esistenza o meno di Dio è decisiva per la loro vita e quella del mondo, e la dimostrazione della verità vale quindi anche il prezzo della vita stessa. Poiché il mondo, vale a dire il giudice, la polizia, gli intellettuali e la gente alla moda, impediscono il duello, i due protagonisti fuggono, complici improvvisati, alla ricerca di un luogo dove battersi indisturbati. Incontrano però sempre ulteriori ostacoli e avventure, finché nuovi fatti e nuove rivelazioni imprimono una svolta radicale, che rende inutile il duello e porta alla conversione dell'ateo, come vedremo in seguito analizzando questo personaggio. Occupiamoci per ora del campione della Cristianità. Alto, pallido, ascetico, Evan Mc Jan è cresciuto fuori dal mondo, in un paesino della Scozia dove ancora gli abitanti attendono il ritorno sul trono dei cattolici Stuart e affilano le armi per il giorno in cui saranno cacciati gli "usurpatori". Isolato dal mondo, egli è stato educato secondo la religione cattolica, e, aiutato dalle suggestioni del paesaggio, ripide scogliere che sembrano toccare il cielo, egli accetta il sovrannaturale con la stessa semplicità con cui accetta il naturale; anzi dice Chesterton, egli “capì il sovrannaturale prima di capire il naturale” (GKC, La sfera e la Croce, pag. 36).
Egli stesso spiega a Turnbull: ”Io sono nato, sono stato allevato ed educato in un universo completo. Il sovrannaturale non era naturale, ma era perfettamente logico. Dirò di più: il sovrannaturale per me é più logico del naturale, perché é un messaggio diretto che ci viene da Dio, e Dio é la ragione” (Ibidem, pag. 115)
Il sovrannaturale é la profondità stessa del naturale, ciò che lo fonda e lo salvaguarda. Quando il giudice gli chiede ragione della sua aggressione nei confronti di Turnbull, McJan giustifica e rilancia la sua sfida: “Questo mondo crudele mi é dolce perché più alto dei cieli c'é qualche cosa di più umano dell'umanità. [...] Ma se ciò che sogna questo demonio fosse vero, io non sarei più...Io scoppierei come una bolla di sapone e scomparirei. lo non potrei vivere in questo mondo imbecille”. (Ibidem, pag. 45)
Il mistico é l'uomo tutto fondato sul riconoscimento del divino. Ogni aspetto e avvenimento, il reale stesso è indice, segno del divino, segno di cui occorre comprendere il significato per cogliere la volontà di Dio e compierla. Lungo tutto il romanzo, infatti, l'intelletto di McJan sarà volto al problema di comprendere la volontà di Dio in merito al duello. Se da un lato infatti battersi contro il "demonio" bestemmiatore (motivo iniziale della contesa é infatti un articolo di Turnbull, il quale é giornalista, nel quale egli a parere di McJan insultava la Madonna) gli appare incrollabilmente giusto, dall'altro uno strano sentimento di cameratismo e quasi di affetto che nasce fra loro nella loro lunga fuga, e tutte queste inquietanti e quasi incredibili interruzioni lo inducono a dubitare che la volontà stessa di Dio si opponga al duello. Ma perché Dio dovrebbe non volere il duello, la morte e il giudizio dell'ateo che lo ha offeso o il martirio del suo servo, pronto a morire per Lui? Può Dio non volere che l'ateo, questo demonio, come lo ha chiamato McJan dinanzi al giudice, sia affrontato per essere sconfitto?
McJan è certamente il più fanatico tra i personaggi di Chesterton, che pure non difettano mai di fanatismo. Egli non dovrà cambiare neppure una delle sue convinzioni nel corso della trama; anzi quando in una pausa i due si affrontano non più con le spade di antica fattura, ma con gli argomenti e i concetti, e, nell'accogliente salone di una taverna, davanti ad una birra, confrontano i loro rispettivi credi, è McJan che dimostra di avere la logica più affilata e le dimostrazioni più convincenti, di poter usufruire dell'impalcatura di un sistema in cui ogni fatto trova la sua giusta collocazione e la realtà si struttura come un tutto dotato di senso. L'ateo non è invece capace, come vedremo parlando di lui, di rendere conto delle sue convinzioni e alle argomentazioni del mistico finisce con l’opporre solo la propria non disponibilità a credere. Tuttavia anche McJan subisce una evoluzione nel corso del romanzo, o meglio un radicale cambiamento di mentalità: egli non abbandona neppure una delle proprie convinzioni, e neppure potrebbe, ma rinuncia al proprio fanatismo.” Io sono la notte di San Bartolomeo, io sono l'inquisizione di Spagna. La Chiesa ha avuto le sue follie: ed io ne sono una”. (Ibidem, pag. 303)
Ammette, ma prosegue: "Lasciamo che i razionalisti corrano fino in fondo sulla loro strada e vediamo dove arriveranno. Se il mondo ha qualche altro equilibrio normale all'infuori di Dio, che se lo trovi. Lo trova? Lasciate che il mondo se ne vada come gli pare e piace: si regge sulla sua base? Si regge o barcolla?" Turnbull rimase silenzioso; e McJan continuò con gli occhi a terra "Barcolla, Turnbull: esso non può reggersi da solo; voi sapete che non può." (Ibidem, pagg. 303-304)