I personaggi di G. K. Chesterton: il politico 2 – Anche Chesterton immaginava il “1984”

Chesterton immagina che, a causa e come conseguenza della ubriacatura di teorie rivoluzionarie, il popolo non chieda che un po’ di quiete, e sfiduciato continui a fare ciò che ha sempre fatto, perché non c'è motivo di fare altrimenti.
Autore:
Platania, Marzia
Fonte:
CulturaCattolica.it

All'inizio de “Il Napoleone di Notting Hill”, Barker pranza con un bizzarro personaggio incontrato per la via, l'ex- Presidente del Nicaragua, cacciato dal suo paese dai repubblicani. Questi introduce nel romanzo il primo accento del sentimento patriottico incarnato poi da Adam Wayne, dando agio a Barker, sempre caloroso sostenitore dello status quo, di magnificare il bizzarro sistema politico che Chesterton si diverte a immaginare in vigore cento anni dopo i suoi tempi: un sistema dove la carica del Re è elettiva, e l'elezione viene eseguita estraendo a sorte da un elenco alfabetico di cittadini. Si evitano così i brogli elettorali, sostiene Barker. Ma il presupposto più profondo della sua arringa di difesa è che non ha alcuna importanza chi sieda sul trono: perché le leggi della politica sono quelle che sono, e non c'è chi possa cambiarle, chiunque sia il Re, il paese andrà avanti come sempre. Il Re è così potenzialmente un despota assoluto, ma in realtà una sorta di segretario universale, inchiodato dalla grigia ineluttabilità delle leggi del mondo. Il mondo che Auberon e Wayne scardineranno è infatti interamente rattristato dalle catene impostegli dal determinismo. Chesterton immagina che, a causa e come conseguenza della ubriacatura di teorie rivoluzionarie, il popolo non chieda che un po’ di quiete, e sfiduciato continui a fare ciò che ha sempre fatto, perché non c'è motivo di fare altrimenti (tanto che la polizia è ridotta al minimo, e le uniche armi che ci siano in circolazione per combattere - giunto il momento - sono le picche di stampo medioevale che Quin ha introdotto come ornamento). Anche la politica estera l'autore la immagina altrettanto stagnante, a causa dell'equilibrio delle forze fra le grandi potenze, e della loro uniformità ideologica. Questa seconda notazione può avere unicamente il valore di un artificio volto a limitare l'azione alla sola Inghilterra. La descrizione del mondo come potrebbe essere ottant’anni dopo (1) la stesura del romanzo nasconde invece alcuni giudizi degni di nota. Il primo è che per cambiare occorre qualcosa che venga da fuori, qualcosa di divino, un ideale; l'inglese medio che Chesterton situa in questo suo futuro immaginario, non ha più ideali, né la capacità di pensarli, né l'energia di aderirvi.
Proprio le teorie rivoluzionarie, essenzialmente il socialismo, hanno ottenuto questo risultato, poiché negavano la libertà, la responsabilità individuale e proclamavano come l'evoluzionismo la inevitabilità della vittoria. Una vittoria inevitabile lascia con nulla da fare, se non quello che si è sempre fatto: tutto, anche la scelta del re, diventa indifferente.
Lucido difensore di questo sistema che da subito lo beffa con l'elezione di Quin all'inizio del romanzo, alla fine Barker ha abbracciato la teoria completamente opposta, quella del patriota, a tal punto che lo troviamo abbigliato come un principe del Rinascimento intento a fomentare disordini in Notting Hill. Nel giorno della commemorazione della vittoria della battaglia dei lampioni, al grido di "Kensington! Kensington!", egli è protagonista di una insurrezione condotta in nome del patriottismo degli altri quartieri che sull'esempio di Notting Hill reclamano i loro diritti, contro Notting Hill stesso, che malgrado l'opposto volere di Wayne, si è lasciato andare all'ambagia ed è caduto nella trappola dell'imperialismo e del Jingoismo, vietando a Bayswater, quartiere sconfitto, di avere una statua di un suo valente generale, Wilson (il terzo componente del terzetto che incontriamo all'apertura del romanzo, il quale ha scoperto in sé insospettate capacità militari ed è stato protagonista dell'unica, peraltro inutile vittoria della coalizione, divenendo l'eroe che, per venti minuti, ha tenuto Pump Street, ricacciandone Wayne). Le idee politiche di Barker hanno subito un completo cambiamento; ed egli neppure se ne accorge, neanche riesce a tornare col pensiero a com'era prima: col suo sgargiante vestito, non si accorge dello stupore che il suo fanatico sostegno alle teorie di Wayne (con l'unica differenza del nome del quartiere), desta in Quin che quasi nostalgico ripensa, a distanza di venti anni, a com'era il mondo prima di Wayne. Barker il politico riteneva di sapere e capire tutto, almeno tutto ciò che era importante sapere e capire; di potere possedere le realtà e dirigerla. In realtà egli non riesce a comprendere gli eventi, sbaglia ogni volta le sue valutazioni, resta perennemente sconfitto in battaglia, mentre Wayne, che egli giudicava un povero pazzo, non solo ingrana una vittoria dopo l'altra, ma riesce alla fine senza averne neppure avuto l'intenzione a riplasmarlo secondo il proprio ideale e a cancellare persino la memoria del "vecchio" Barker.

NOTE
1. Tenendo conto della indicazione contenuta nel primo capitolo, l'azione verrebbe a porsi nel 1984. Più di un critico ha individuato un'intenzione polemica nella scelta di G. Orwell di situare nello stesso anno la sua opposta profezia; cfr. K.M. Hamilton, G.K. Chesterton and George Orwell: A contrast in Prophecy, contenuto in Conlon G.R., Chesterton a half century of wiews, NY, 1987.