Eugenio Corti - La vita 2 - Gli anni dell’infanzia e della formazione (1921-1941)

Eugenio è il primo di dieci figli, sei maschi e quattro femmine. Corti trascorre un’infanzia serena, in un ambiente di costante educazione alla fede e al lavoro.
Autore:
Giacomino, Giovanna
Fonte:
CulturaCattolica.it

Eugenio Corti nasce a Besana in Brianza, nella campagna a nord di Milano, il 21 gennaio del 1921. La sua è una famiglia da sempre briantea e molto numerosa; egli è infatti il primo di dieci figli, sei maschi e quattro femmine. Corti trascorre un’infanzia serena, in un ambiente di costante educazione alla fede e al lavoro.
Il padre Mario è un industriale che, rimasto precocemente orfano, comincia a lavorare a tredici anni come garzone in un negozio tessile di Seregno. In seguito, con il solo diploma di quinta elementare e studiando da autodidatta nelle ore libere dal lavoro, diviene impiegato e tecnico in una piccola fabbrica tessile di Besana, la ditta Nava. La figura del padre è molto significativa nell’esperienza dello scrittore: grazie al grande impegno e alla propria forza di volontà, egli riuscirà ad acquistare insieme ai fratelli la fabbrica tessile in cui lavora, portando col tempo il numero degli operai a circa trecento. Agli inizi degli anni Cinquanta le fabbriche sono divenute quattro, con poco meno di milleduecento dipendenti. Mario Corti, industriale di origine popolare, concepiva infatti la propria attività industriale come una missione volta a creare sempre nuovi posti di lavoro. Del padre, “uomo di fede profonda, imprenditore nato e anche abile commerciante” (1), l’autore ricorda:
Il suo cuore era rimasto legato al mondo degli umili. Le continue richieste di lavoro, che egli poteva assecondare solo in parte, lo angosciavano, poiché sentiva come missione dell'industriale quella di creare posti di lavoro”. (2)
Non meno importante nella vita di Eugenio Corti è la figura della madre, Irma Bestetti: “più della fede del padre, però, è stato l’amore della madre per Dio e le cose della religione a lasciare l’impronta in tutti noi figli” (3), rivela lo scrittore. A lei, proveniente da una famiglia benestante impegnata nella produzione e nel commercio di materiali per l’edilizia, spetta infatti la conduzione della famiglia e l’educazione dei figli. Eugenio Corti la descrive come “una creatura fatta d'amore: per Dio, per la santa religione, per il marito, per noi figli, per il prossimo”. (4)
Il futuro scrittore frequenta le scuole elementari del paese ma, a causa di una malattia del padre, nel 1931 viene iscritto insieme ai suoi due fratelli più vicini d’età al collegio San Carlo di Milano, dove studierà per i dieci anni successivi. A detta dello stesso Corti, questi sono anni fondamentali per la sua formazione. Egli infatti ricorda che “al San Carlo la religione era intesa in modo veramente splendido, con una morale pulita e rigorosa”; tuttavia, continua poi, “era forse eccessiva la severità e la durezza degli studi: non c'era misericordia per chi non lavorasse come un mulo”. (5) Nonostante la lontananza e la rigidità regolamentare del collegio, i ragazzi Corti mantengono saldi legami con gli amici del paese, con cui condividono la concezione della vita.
Sempre al San Carlo, Corti frequenta il ginnasio e il liceo classico. Infatti, nonostante i genitori avessero stabilito di fargli studiare ragioneria per poter poi essere in grado di aiutare in ditta, il rettore del collegio monsignor Cattaneo si oppose energicamente, intuendo che per il giovane Eugenio la strada più adatta fosse quella del liceo classico. Si rivela, questa, una scelta decisiva per il futuro scrittore, in quanto gli permette fin da ragazzo di immergersi nella narrazione epica e in particolar modo di “incontrare” Omero, che tanta parte avrà nella sua vocazione di scrittore.
Nel 1940, però, gli studi del giovane Corti e dei suoi compagni si interrompono improvvisamente: il 10 giugno l'Italia entra in guerra, e "di punto in bianco abbiamo saputo che non avremmo sostenuto gli esami di maturità". (6) Nonostante questo, non tutti i giovani in età di leva vengono richiamati subito. Gli studenti hanno infatti la possibilità di continuare gli studi, ma quelli della classe di Corti (1921) vengono chiamati sotto le armi dietro richiesta della Gioventù Fascista Universitaria. Pur non nutrendo simpatia per quell'organizzazione, Corti trova giusta la richiesta, essendo i suoi compagni operai già partiti.
Prima di andare sotto le armi, Corti ha comunque modo di frequentare per un trimestre l'università, facoltà di Giurisprudenza presso la Cattolica di Milano. La scelta di studiare legge, che può in qualche modo apparire stravagante, viene così spiegata dallo scrittore:
Ho scelto di studiare il diritto perché non lo conoscevo affatto; ero convinto (come sono ancora oggi) che la nostra civiltà fosse costruita, oltre che sulla filosofia e sull'arte greca, sul diritto romano. L'unica materia che mi ha interessato veramente, tuttavia, è stata in seguito filosofia del diritto”. (7)

NOTE
(1) P. Scaglione, Parole scolpite…, op. cit., p. 17
(2) Ibidem
(3) Ibidem
(4) Ibidem
(5) Ibi, p. 18
(6) Ibidem
(7) Ibi, p. 19