Saulo di Tarso: Carta d'Identità

Fonte:
CulturaCattolica.it
Andrei Rublev. San Paolo

«Sono giudeo, nato a Tarso in Cilicia, cittadino di una città che non è senza fama» (At 21, 29; cf At 22, 3), situata tra l’Anatolia e la Siria, nell’attuale Turchia centro-meridionale. Allora Tarso era capitale della provincia romana della Cilicia, centro culturale-sociale-politico molto ambizioso e dalle connotazioni religiose in parte orientali e in parte ellenistiche. La sua famiglia è ebrea della tribù di Beniamino (cf. Rom 11,1) e appartiene alla locale colonia della ”dispersione d’Israele” (diàspora), sempre molto impegnata nel fare ”proseliti” (convertiti all’ebraismo, osservanti e circoncisi) e ”timorati di Dio” (monoteisti e osservanti, ma non circoncisi)
Quando? Agli inizi dell’era cristiana, tra il 7 e il 10 d. C., calcolando che Paolo stesso si dichiarava «vecchio» nel biglietto scritto a Filemone (v. 9) verso il 63 d. C., ed era «un giovane» (At 7, 58) quando venne lapidato Stefano, circa il 35-36 d. C.

Il nome ebraico Saul (invocato, chiamato), come quello del primo re d’Israele (cf At 13, 21), è testimoniato negli Atti fino ad At 13,9. Poi lascia il posto al nome romano Paolo (”piccolo”, ”poco”). In realtà, i giudei della diàspora portavano spesso due nomi, giudaico e greco.

Il ruvido mestiere di lavoratore del cuoio per costruire tende o altri oggetti (cf At 18, 3), gli è stato probabilmente trasmesso dal padre. L’apprese tra i 13 o i 15 anni, giusto il detto rabbinico: «Chiunque non insegna a suo figlio un lavoro, gli insegna ad essere ladro» (Tos. Qidd. 1, 11). Paolo parlerà spesso del suo lavoro manuale, «notte e giorno»: «Vi ricordate, fratelli, l’arduo lavoro e la fatica nostra» (1Tess 2, 9; cf anche 2Tes 3, 8; 1Cor 4, 12; 2Cor 11, 27). Questo gli permetterà di non gravare sulle sue Chiese per provvedere ai bisogni economici personali e dei collaboratori (cf At 20, 34; 1Tes 2, 9; 1Cor 4, 12; 9, 7-15; 2Cor 12, 13-14).

Il ritratto fisico è tracciato nell’apocrifo Atti di Paolo e di Tecla, testimonianza della pietà popolare alla fine del 2° secolo: «Era un uomo di bassa statura, la testa calva e le gambe storte, le sopracciglia congiunte, il naso alquanto sporgente, pieno di amabilità; a volte, infatti, aveva le sembianze di un uomo, a volte l’aspetto di un angelo». Risalgono al 4° secolo i ritratti iconografici a noi giunti: vi è espressa l’intenzione di rappresentare il filosofo cristiano, dotandolo di barba. Come scrisse s. Agostino: «La barba è segno dei forti, la barba indica i giovani, gli strenui, le persone attive, gli uomini vivaci (Enar. in Ps. 132). Per quanto riguarda il suo temperamento, oggi gli psicologi lo classificherebbero come un ”passionale”, un emotivo attivo secondario, cioè il carattere più completo.

L’ambiente in cui cresce è quello tipicamente urbano. Gesù usa immagini tratte prevalentemente dalla natura, dalla vita di provincia e dal mondo agricolo: il fiore del campo, il seminatore e la semente, il pastore e le pecore, la pesca e la rete, la vigna e i vignaioli, ecc. Paolo preferirà usare paragoni caratteristici di un cittadino della Tarso di allora: lo stadio (cf 1Cor 9, 24-27; Fil 3,4; 2Tim 4, 7ss),il teatro (cf 1Cor 4,9; Rom 1, 32), i tribunali, l’edilizia, l’artigianato, il commercio (cf Ef 1, 14; 2Cor 1, 22; 2, 17; 5, 5), la navigazione (cf 1Tim 1, 19), la vita militare (cf 1Tes 5, 8; Ef 6, 10ss; Fim 2; 1Cor 9,7; 14, 8; 2Cor 2, 14; 10, 3; Fil 2, 25; Col 2, 15).

Sposato o celibe?
Stando agli Atti e alla Lettere, di risposte certe non se ne possono dare. Negli ambienti rabbinici nei quali era stato educato si citava il detto: «Chi non si cura della procreazione è come uno che sparge sangue» (rabbi Eliezer, 90 d. C. circa). Ma non mancavano i celibi tra gli Esseni e altri rabbi ricordati nel Talmud babilonese e persino nel mondo greco (cf Epitteto, Diatr. 3, 22; 69 e 81).
Paolo, nei primi anni 50, affermerà di non avvalersi del diritto degli apostoli di mettere a carico della comunità anche la «moglie (donna) cristiana» (1Cor 9, 5). Poco prima aveva esortato i Corinti a vivere liberi dal vincolo matrimoniale, come lui stesso era libero (cf 1Cor 7, 8). Perché mai sposato, perché vedovo o perché separato, al fine di meglio dedicarsi alla sua missione di evangelizzatore?