L'uomo nuovo

Fonte:
CulturaCattolica.it
Parmigianino, Conversione di san Paolo

«Se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove» (2Cor 5, 17). L’avvenimento di Cristo, Nuovo Adamo, morto e risorto, attua la ri-creazione dell’uomo, che già era stato creato in Cristo e poi era stato coinvolto nella caduta del vecchio Adamo. Con Cristo e il suo Spirito, l’uomo antico (discendente del vecchio Adamo) che è ”terrestre”, provenendo dalla terra, lascia il posto ad una «nuova umanità» (Ef 2, 15), che è ”spirituale”, perché viene dal cielo ed è capace di partecipare alla stessa vita trinitaria di Dio (cf Rom 5,12-21; 1Cor 15, 45-50). «Ciò che conta è l’essere nuova creatura» (Gal 6,15).
L’opera della salvezza in Cristo è descritta da Paolo in pagine di forte intensità teologica, soprattutto nella lettera ai Romani (cf 1, 16 - 8, 39). La tracciamo in breve, precisando il significato dei termini da lui usati.

Nella concezione che Paolo ha della creatura umana prima di Cristo e a prescindere da esso (cf Rom 1, 16 - 3, 20),

la carne (sarx) assume un significato negativo: sta ad indicare l’ uomo in quanto debole e incline al male; è l’area del male che si annida nelle coscienze, è la sorgente oscura e deleteria che insidia irrimediabilmente il bene, come la zizzania soffoca il buon grano (cf Mt 13, 24-30);

il peccato (hamartía) è quasi sempre inteso come il male compiuto da noi, che incrementa la ”carne” e si manifesta nelle azioni inique, fino a quelle dettate dalla ragione impazzita e contro natura. Per questo, i pagani ed ebrei sono in balia di sè stessi e delle loro infamie (cf Rom 1, 24, 26. 28; Gal 5, 9-21; Ef 4, 17);

la Legge (nómos) è da osservare in quanto dono di Dio; essa segnala il peccato alla coscienza dell’uomo, quando dei doni di Dio fa un uso perverso; l’uomo, infatti, presume di potersi salvare soltanto in forza delle opere compiute obbedendo alla Legge, senza intervento alcuno della grazia dall’alto.

Con Cristo
si compie il tempo dell’attesa di vera redenzione, con Lui il Padre manifesta ed attua il suo disegno di misericordia per tutti, pagani o israeliti che siano (cf Rom 3, 21 – 8, 39).

La grazia (cháris) è l’amore di Dio, «che si fa trovare anche da quelli che non lo cercano» (Rom 10, 20). «Quando ancora eravamo peccatori» (Rom 5,6; cf 1Tim 1, 15s), Cristo riscatta l’uomo con il suo sangue, liberandolo dal peccato (1Cor 1,30; Col 1, 14; Ef 1, 7) e dalla schiavitù della Legge (cf Gal 3,13; 4, 5).

La fede (pístis) rappresenta la libera risposta dell’uomo all’iniziativa di Dio, accogliendo la salvezza offerta: «L’uomo non è giustificato dalle opere della Legge, ma soltanto per la fede in Gesù Cristo» (Gal 2, 16; cf Rom 3, 22-26); «Prima che venisse la fede, noi eravamo rinchiusi a chiave nella prigionia della Legge» (Gal 3,23).

Lo Spirito (pnéuma), infuso nel cuore di chi ha accolto con fede la grazia divina, è lo stesso respiro, la stessa vita di Dio: «Lo Spirito di Dio abita in noi,…risiede in noi» (Rom 8, 9. 11).
Ma in Paolo, lo Spirito non è più soltanto lo ”Spirito di Dio ”, ”l’alito di vita” (Gn 2, 7) del Primo Testamento, che crea il mondo e fa dell’uomo la sua immagine e somiglianza (cf Gn 1, 2; 41, 38; Es 31, 3; 1Cor 2, 11s; ecc.), lo ”Spirito santo” genericamente inteso (cf Is 63, 10. 11; Sal 51, 13). Questo è già presente negli scritti del Giudaismo, del rabbinismo o dei manoscritti di Qumràn. Invece lo ”Spirito di Cristo” (Rom 8, 1), lo ”Spirito del Figlio” (Gal 4, 6), lo ”Spirito di Gesù Cristo” (Fil 1, 19) è lo ”Spirito vivificante” (1Cor 15, 45) del Crocifisso Risorto, che ci rende non soltanto ”immagine”, ma ”figli” di Dio.