Pier Paolo Pasolini, una disperata passione 1- Un estraneo nell’intellighenzia italiana.

La cultura laica borghese ha censurato le parole e le domande più significative di Pier Paolo Pasolini. Tentiamo un itinerario della vita e del pensiero del grande regista al di fuori degli schemi.
Autore:
Bocchini, Mirella
Fonte:
CulturaCattolica.it

Tracciare una sintesi dell'itinerario di pensiero-vita di Pasolini, con la eccezionale intersecazione di elementi culturali, poetici, politici, esistenziali di cui è tessuto, si rivela impresa vieppiù ardua man mano che ne rileggiamo i passi, sia scavando con riflessione crescente nella ricchissima materia dei suoi scritti e ripensandone l'opera cinematografica, sia nel ricordo di certi momenti in cui ho avuto modo di vederlo di persona.
Già a pochi mesi dalla morte, su Pasolini è calato un significativo silenzio: come prima - e più agevolmente ora che è morto e non può più correggere, protestare, sgolarsi - la censura laico-borghese ha seppellito quelle sue parole - e sono tante - che pongono una domanda di senso, introducendo una rottura nella maglia dei miti dominanti. Più facilmente vengono artificiosamente gonfiati con scandalo compiaciuto, o compiaciuto ossequio, gli elementi tutto sommato innocui, che non escono - al di là delle intenzioni dell'autore - da quanto è già stato codificato o è tranquillamente codificabile dal sistema.
Ciò che innanzitutto balza evidente nel sanguinoso cammino di Pasolini è il suo sentirsi - ed essere di fatto, per qualità vitale e per categorie di fondo - un diverso, estraneo, veramente anzi, CORPO ESTRANEO nel miniuniverso culturale e politico italiano.
«Il mondo della cultura - in cui io vivo per una vocazione letteraria, che si rivela ogni giorno più estranea a tale società e a tale mondo - è il luogo deputato della stupidità, della viltà e della meschinità. Non posso accettare nulla del mondo dove vivo: non solo gli apparati del centralismo statale - burocrazia, magistratura, esercito, scuola, e il resto -, ma nemmeno le sue minoranze colte» (“Guerra civile”, in “Empirismo eretico”, Garzanti 1972, pag. 154).
Questa solitudine viene avvertita con strazio: «Chi invece di capelli[allusione ai contestatori conformisticamente zazzeruti. N.d.R.] aveva idee / era ben abituato a questo restare dietro al branco /era da tutta la vita che soffriva questo dolore / questo atroce dolore del non conoscere fraternità». (“La restaurazione di sinistra e chi”, in “Trasumanar e organizzar”, Garzanti 1971, pag. 134).
Pure, Pasolini, nella consapevolezza del rischio rinnovato e crescente man mano che le sue scelte lo portano più lontano dall'élite progressista (prona al neostalinismo extraparlamentare), come dal sistema (in precedenza era avvenuto il distacco dalla Chiesa, che aveva visto come parte del sistema), decide ogni volta inflessibilmente di continuare a “perseguire la [propria] mania di verità” (“Trasumanar e organizzar”, Ibidem, pag. 76). È una decisione per niente presuntuosa, anzi consumata con sempre più terribile, allucinante amarezza: «Ma bisogna pure che qualcuno porti sulle miserabili spalle una croce (...) Ma bisogna pure che ci sia qualcuno pieno di croste, l’Intoccabile». (“Charta (sporca)”, Ibidem, pag. 103).