Pasolini in Friuli 11 - «Desert di àgrimis e passions»

L'aspirazione a creare una rivista letteraria, che aveva “inutilmente” impegnato Pasolini a Bologna nel progetto di “Eredi”, si concretizza a Casarsa. La rivista esce nell'aprile del 1944 con il nome di «Stroligùt di cà da l'aga».
Autore:
Chieco, Mariella
Fonte:
CulturaCattolica.it

Nella primavera del '44 i campi friulani sono vuoti, da lontano si sente solo l'eco delle fucilazioni e i tonfi delle bombe cadute nei dintorni; eppure la terra, «questa cretina», «continua a metter fuori erbucce verdi a fiori gialli e celesti, e gemme sugli alni». (91)
I rastrellamenti di fascisti per l'arruolamento forzato nel nuovo esercito della Repubblica di Salò hanno compromesso la tranquillità di Casarsa. Si organizzano le prime formazioni partigiane e il diciannovenne Guido Pasolini sta maturando la decisione di unirsi a quelle della Carnia.
Il coraggio che ha ereditato dal padre e l'idealismo dalla madre, ne fanno un eroe già votato al sacrificio”. (92)
Ai primi di giugno del '44, Guido, superata la maturità scientifica, parte da Casarsa con un tascapane pieno di bombe a mano, una rivoltella nascosta in una nicchia scavata nelle pagine di un vocabolario e il volume “Canti Orfici” di Dino Campana. Sui monti della Carnia, si unisce alla formazione partigiana della Brigata Osoppo.
Pier Paolo, invece, continua ad armarsi di studio e poesia, unica consolazione adesso che la guerra ha tolto anche il volto del fratello alle sue giornate. Ma già dalle prime esperienze
scolastiche, la «accuratamente e segretamente sua» poesia perde il carattere intimistico e assoluto degli esordi e si rende "disposta a cantare tutto un paese e tutta una gente a cui, fin da prima della nascita, egli appartiene». (93)
L'aspirazione a creare una rivista letteraria, che aveva “inutilmente” impegnato Pasolini a Bologna nel progetto di “Eredi”, si concretizza a Casarsa. La rivista esce nell'aprile del 1944 con il nome di «Stroligùt di cà da l'aga». (94) Il sottotitolo «di cà da l'aga», cioè al di qua del Tagliamento, intende fungere da confine tra due ambienti culturali:

Ora se la lingua è il genio di una terra, questa parte del Friuli compresa tra il Tagliamento e la Livenza, ai piedi dei monti, sarebbe deserta fino al punto di non possedere uno spirito particolare. Infatti non ha una lingua, ha una varietà di lingue, di dialetti, di cadenze che cangiano quasi di brolo in brolo, ricomponendosi in una interminabile sfumatura. Un paesaggio perfettamente uguale (...) tutto d'un colore (...) una monotonia infinita. (...) Come il paesaggio non ha mutamenti, così la popolazione che lo abita non ha storia (...). Ma basta che retrocediamo un poco verso Oriente - al di là della diagonale che da Latisana punta a Maniago, dividendo in due questo verde rettangolo - ed ecco che si riodono i familiari, gli unici suoni del friulano. Specie nella pianura che verdeggia intorno alla linea delle risorgive - all'altezza di Casarsa, per intenderci - è ben vivo friulano, che se non ha l'aurea, femminile cadenza dello Spilimbergese, è di un'innocenza così puerile, così rustica". (95)
La rivista nasce proprio con l'esigenza di rivolgersi all'intera comunità casarsese, nasce come tentativo di far emergere nel popolo la coscienza, anche ambiziosa, di parlare una lingua mitica, i cui suoni, le inflessioni, rimasti inalterati da secoli, i bambini da sempre succhiano dal seno della propria madre. Insomma, un dialetto, una lingua degni di un uso letterario:
“(...) par esprimi i sintimins pì als e segres dal cour (...). Nisun, a è vera, a lu à mai doprat par scrivi, esprimisi, ciantà; ma a no è justa nencia pensà che, par chistu, al vedi sempri di sta soterat tai vustris fogolars, tai vustri cìamps, tai vustri stomis (...)”. (96)
In un momento di così profondo dolore per i friulani, mentre i tedeschi «cacano» (97)sulla loro terra e uccidono «la meglio gioventù», Pasolini ha la tenacia di affermare l'identità di un popolo, tirando fuori la sua voce, i suoi sentimenti, i suoi ideali: (...) “florùs nassùs, squasi par casu, tal desert di àgrimis e di passions dal 1944”. (98)

NOTE
91. Cfr. PASOLINI, Lettere 1940-1954, cit., p. 190.
92. Cronologia, a cura di Nico Naldini, in P. P. PASOLINI, Romanzi e racconti 1944-1961, tomo I, cit., p. CLXII.
93. Cfr. Appendice. Lettere inedite, in P. P. PASOLINI, Vita attraverso le lettere, cit., p. 323.
94. L'almanacco «Strolic furlan», pubblicato ogni anno a Udine dalla Società Filologica Friulana; «Stroligùt», l'affettuoso diminutivo della rivista casarsese, non intende sottolineare una condizione di inferiorità, ma una dichiarata differenziazione nei confronti della cultura ufficiale udinese. Per un ulteriore approfondimento sul significato del titolo attribuito alla rivista casarsese, cfr. NICO NALDINI, Introduzione a P. P. PASOLINI, L'academiuta di lenga furlana e le sue riviste, cit., p. 10.
95. Di questo lontano Friuli, cit., p. 218.
96. Dialet, lenga e stil, in Stroligut di cà da l'aga (1944), Il Stroligut (1945-46), Quaderno Romanzo(1947), riviste friulane / dirette da Pier Paolo Pasolini, Circolo Filologico - Linguistico Padovano, Padova 1983. Trad. "Per esprimere i sentimenti più alti e segreti del cuore (...). Nessuno, è vero, lo ha mai usato per scrivere, esprimersi, cantare; ma non è neanche giusto pensare che, per questo motivo, debba sempre rimanere sotterrato nei vostri focolari, nei vostri campi, nei vostri stomaci (...)".
97. Cfr. PASOLINI, Lettere 1940-1954, cit., p. 203.
98. Memoria di un spetaculut, in Stroligut di cà da l'aga(1944), II Stroligut (1945-46), Quaderno Romanzo (1947), riviste friulane / dirette da Pier Paolo Pasolini, Circolo Filologico Linguistico Padovano, Padova 1983, p. 29. Trad: “fiore nato quasi per caso nel deserto di lacrime e di passioni del 1944”.