Le teorie sul genere 6 - Come vivere la sfida: riaffermare l'esperienza, la relazionalità, la libertà generativa

Autore:
Laguri, Innocenza
Fonte:
CulturaCattolica.it
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C) Come vivere la sfida, alcune indicazioni: riaffermazione dell’esperienza, della relazionalità originaria e della libertà generativa

Non è facile un cambiamento di prospettiva, «solo un dubbio sulla reale soddisfazione delle aspettative della propria libertà e del suo desiderio può riaprire il gioco dell’attesa verso beni più belli e più grandi» (Botturi). L’esperienza del disagio causato dalla diffusione di questo modello antropologico, disagio molto indagato in America, è certamente stimolante nella direzione di un cambiamento. Silvano Petrosino nota che quel dato strutturale umano che è la motivazione del godimento narcisistico trova nella nostra epoca un enorme incentivo insieme al soffocamento del riconoscimento di essere abitati dall’alterità, ma poiché al godimento è sempre connessa la distruzione, il tempo può richiamare un cambiamento di rotta. Come afferma Di Martino, occorre riguadagnare un accesso all’esperienza e alle evidenze che le sono proprie, anche se interrogare l’esperienza non è esercizio al quale normalmente ci si appresti o si venga stimolati.
Qual è la mia identità umana? Quale il senso del mio corpo? E della mia sessualità? Cos’è essere donna ed essere maschio? A partire da questo posso reintrodurre il significato profondo del mio essere sessuato. Hadjadj afferma che al fondo dell’amplesso c’è la domanda del senso del vivere e c’è anche la risposta.
Queste domande, sempre negate nelle educazioni sessuali di tutti i tipi (attualmente non c’è nessun insegnamento circa la finalità del sesso, si tende solo alla permissività senza rischi) servono per tornare all’esperienza, e possono avviare alla scoperta che non si è scelto di vivere, non si è scelto il proprio corpo, si dipende da un altro corpo nel venire alla vita, si è consegnati ad altri per continuare a vivere dopo la nascita, ci si può conoscere come individui separati soltanto nella misura in cui si vive in connessione con altri, e si possono avere esperienze di rapporto soltanto nella misura in cui si impara a differenziare l’altro da noi. Infatti il rapporto inteso come comunione e non come fusione implica il riconoscimento della differenza, della alterità, a partire da quella sessuale. Se si torna all’esperienza si può cominciare a capire che la libertà è sì potere di scelta ma deve essere attivata, sollecitata e orientata da un’altra libertà per essere sé stessa «per dare forma compiuta all’identità umana di cui essa è portatrice». L’uomo, come osserva il cardinale Scola, ha bisogno di una relazione buona per scoprire il bene cui è orientata la libertà, che pertanto non è solo potere di scelta. L’uomo ha dunque, come ancora propone Botturi, una identità relazionale generativa. Il dare rilievo alla differenza sessuale è carattere tipico di questa concezione dell’identità umana. Non è da poco l’osservazione secondo cui anche i casi di incertezza sessuale hanno comunque come riferimento la differenza sessuale. Val la pena qui ricordare le suggestioni di Hadjadj che per un verso approfondiscono l‘inevitabilità della differenza sessuale, per un altro la crisi antropologica che deriva dal non riconoscerla: in realtà le sessualità che credono di sfuggire alla differenza sessuale riescono solo a riprodurre i sessi per interiorizzazione e ridistribuzione dei ruoli, il dramma è oscuro perché ha l’aspetto della commedia, infatti uno recita la parte del femminile e l’altro del maschile, può esserci alternanza ma non simultaneità, d’altronde c’è sempre una donna per il maschio, anche se è solo la madre, in altri termini l’unione dell’uomo e della donna precede l’individuo.
Con la negazione della differenza e della relazione, afferma paradossalmente il filosofo francese, la sodomia non è perversione commessa da qualche deviante, ma è tendenza di tutti in quanto è rifiuto del dramma dell’alterità. Dunque senza ritorno all’esperienza, si è tutti transessuali e anche omosessuali.
Secondo Collin occorre testimoniare questa esperienza e svolgere il ruolo del cercatore d’acqua perché tutti, anche il più relativista degli uomini, hanno desiderio di una risposta alla domanda di senso.