Le teorie sul genere 2 - Judith Butler e la critica al femminismo

Autore:
Laguri, Innocenza
Fonte:
CulturaCattolica.it
Vai a "Sessualità"

La terza tappa: una critica della posizione femminista in nome del costruttivismo, il decostruttivismo
La critica, opera della statunitense Judith Butler, vuole colpire il presupposto: se infatti si afferma che le donne sono dominate, si afferma il presupposto che un sesso femminile esiste, che, in quanto femmine, le donne percepiscono dei diritti contro una parte di individui che sono maschi, insomma si afferma un dato biologico, nonostante tutto. Orbene, con la terza tappa si mette in discussione questo, perché, si dice, in fondo il femminismo è la sacralizzazione dei sessi: afferma che ci sono degli uomini e delle femmine. Perché si dica che le donne sono asservite, si deve presupporre che ci sono delle femmine, e più esse criticano gli uomini, più sottolineano la differenza dei sessi. Detto in altri termini: nel pensiero femminista c’è, all’inizio, il sesso biologico sul quale poi si sedimentano concezioni sociologiche, ma un dato biologico iniziale c’è. Butler vuole difendere altre forme di sessualità e afferma che il presupposto femminista rende patologiche le altre forme di sessualità.
La tesi di Judith Butler (autrice di La disfatta del genere) è che bisogna sovvertire l’idea femminile e l’idea eterosessuale in quanto tali, in altri termini occorre criticare la nozione di identità sessuale. La Butler arriva a capovolgere il rapporto tra sesso e genere, è il genere che crea il sesso.
J. Butler afferma che tramite il linguaggio noi siamo portatori di una concezione del mondo che veicoliamo senza rendercene conto, tutto è costruito dal linguaggio, niente è naturale, non c’è la differenza tra i sessi, noi non abbiamo mai accesso al reale, perché tale accesso è sempre mediato dal linguaggio, tutto è creato dal linguaggio. In Aristotele il reale preesiste e il contenuto del discorso è la realtà prediscorsiva, pertanto se il discorso, la parola corrispondono alla realtà, allora sono veri. Invece per Butler, che recupera Foucault, non c’è niente fuori dal discorso, il linguaggio crea la realtà e il sesso è una creazione del discorso, perché è il linguaggio che organizza e ordina i fatti e il reale (Nietzsche diceva che non ci sono i fatti, ci sono solo le interpretazioni).
Come buona discepola di Foucault, Butler rimette in discussione la differenza tra normale e patologico, nel suo discorso parte dalla sofferenza di chi è emarginato sessualmente e ha l’idea che ogni categorizzazione è una violenza. Tuttavia è evidente la problematicità delle sue asserzioni, se infatti la Butler vuole l’emancipazione dell’individuo, ciò presuppone l’idea che tutti gli individui sono potenzialmente liberi e uguali e sono invece impediti di vivere tale libertà da catene fisiche, sociali, psicologiche. Se è così ecco che Butler dà per oggettivo e immutabile il dato della libertà e dell’uguaglianza e ciò contraddice l’affermazione che tutto è frutto di costruzione. Perché mai il presupposto di Butler non dovrebbe essere a sua volta una costruzione sociale ? L’idea di un dato naturale va, per così dire a decostruire la decostruzione.
Il dato esplicitamente ammesso da Butler e, con lei, da Foucault è la creatività: ogni individuo è creatore di se stesso. Derrida e Foucault sono gli ispiratori di Butler.
Ci sono aspetti positivi: con tale discorso questi autori vogliono demolire ciò che, apparendo evidente, in realtà non viene più valutato e percepito, vogliono spaccare le rappresentazioni abituali, offrire un diverso punto di vista. La Butler arriva a mettere in causa il carattere immutabile del sesso, cioè il sesso biologico, affermando che la biologia è un discorso a partire da una certa esperienza e i biologi sono a loro volta condizionati dal sistema binario uomo/donna e partono da questa binarietà. Butler vuole difendere la vulnerabilità di coloro che non rientrano in questa binarietà. L’approdo è che il sesso è una costruzione di genere, è il capovolgimento delle tesi femministe.
In Butler la persona umana non esiste in quanto tale, ma è il risultato dei suoi atti, io divengo quello che faccio, non c’è un dato, non c’è un soggetto, è il fare che costituisce il soggetto, il genere è un fare e non un fatto che precede questo fare. Foucault, cui Butler si riferisce usa il temine assoggettizzazione col duplice significato di dominare e di diventare un soggetto, Noi cioè diventiamo soggetti grazie a dei dispositivi sociali, a una matrice sociale complessa tra cui il dispositivo dell’imitazione.
Si imita, ma non c’è un modello originario dell’imitazione, non si imita niente di primario, l’originale che si imita è una illusione provata dall’imitazione.
Viene sviluppato anche il concetto di naturalizzazione: è il processo con il quale un società rende invisibile la costruzione della norma cioè del condizionamento: gli uomini e le donne hanno ruoli separati perché è naturale che sia così. Ciò che appare naturale, invece, è una costruzione sociale.
Il punto di riferimento di Butler è Foucault. Egli ha molto riflettuto sul potere che per lui non è solo una forza repressiva e negativa, in quanto è una forza che produce qualcosa. Nel caso della sessualità, in particolare, non è una forza esteriore che reprime la vita sessuale, non è qualcosa di esterno alla sessualità, perché il principio di ciò che chiamiamo sessualità, o pulsione sessuale è qualcosa che prende forma dall’immenso complesso di dispositivi di cui è fatto il potere (dalla scuola, alla Chiesa, al linguaggio) La sua opera, Storia della sessualità, vuole essere prova di questo. Cioè il potere viene visto come principio di costituzione della sessualità; egli vuole pertanto mostrare che la sessualità non esiste in quanto tale: è una produzione del potere, per lui si tratta di mostrare le diverse maniere con cui, a poco a poco, si è potuto comprendere cosa sia la sessualità. La sessualità diviene, in sostanza, il modo moderno con cui i saperi e i poteri hanno compreso ogni tipo di desiderio, hanno elaborato una comprensione di essi che hanno battezzato come sessualità umana. Facendo così si è imposto un criterio oggettivo, in base a cui si distingue ciò che è normale e ciò che è patologico. In questo quadro l’omosessualità è considerata anormale, ma per Foucault la sessualità è un dispositivo storico, detto in altri termini, anche per lui il sesso è creato dal genere. Si ha qui la radice di ciò che Butler chiama eterosessismo, dispositivo da decostruire. Bisogna togliere l’assoggettamento, aprire delle nuove possibilità.
Paradossalmente, in fondo, queste posizioni arrivano a dire che il corpo impedisce all’uomo di vivere la sua intensità, paradossalmente sia Foucault che Butler militano per una desessualizzazione, fanno una critica del sesso, e dunque nel loro pensiero si esprime l’odio del corpo che è impedimento a che il soggetto possa vivere nuove esperienze. Attenzione, non è però questo un pensiero alla Sartre, perché questi pensatori non parlano di un soggetto sovrano, in quanto esso è sempre dentro il meccanismo dell’assoggettamento, meccanismo che non ha mai fine, dunque non è mai possibile una vera e propria scelta, manca un fine.