Le teorie sul genere 4 - L’intreccio con il sapere tecnoscientifico: un corpo-oggetto.

Autore:
Laguri, Innocenza
Fonte:
CulturaCattolica.it
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L’intreccio con il sapere tecnoscientifico: un corpo-oggetto, una sola razionalità, separata dall’affettività, l’emozionalità autoreferenziale

Come ben sappiamo, le teorie del genere, con il loro rifiuto del corpo vissuto, si intrecciano, e lo si vede benissimo a livello di opinione pubblica, con le nuove frontiere della tecnologia, in particolar modo con la tecnologia che permette il superamento del rapporto uomo-donna per il concepimento E, prima ancora di queste nuove frontiere già «il naturalismo fisicista moderno e quello scientista contemporaneo hanno fatto del corpo il fenomeno macchinino di quell’unica dimensione del reale che è l’’estensiome’» Il corpo della scienza infatti è il corpo oggettivo, che prescinde dal vissuto affettivo. Collin infatti parla di nuovo legame tra transumanismo tecnologico e costruttivismo. E Carmine de Martino, suggestivamente, parla di «spiritualismo tecnologico» per il quale il corpo viene rimosso, in quanto considerato privo di senso, viene relativizzato, reso annullabile, in ogni caso separato dalle altre componenti dell’individuo, cioè sciolto dalla componente psicologico-personale e dunque illimitatamente manipolabile sia da parte del singolo soggetto, sia da parte del contesto sociale, oggi è dunque possibile fare del corpo ciò che si vuole tra cui ottenere un figlio senza la datità dell’incontro sessuale.
E’ interessante capire questa nuova forma di spiritualismo, essa appare infatti paradossale, in una società che espone il corpo in ogni occasione, come ad es. in un semplice spot per una macchina. Bisogna chiarire: si tratta, appunto, di una esposizione del corpo e non di una sua espressione. Botturi distingue tra espressione ed esposizione, la prima significa che l’apparire corporeo è anche non apparire in quanto il corpo è animato da un vissuto, da un principio vitale che non si esaurisce nel corpo. Si ha invece esposizione quando è un corpo tecnologico o quando è un corpo curato e pubblicizzato ai fini di un'autoesaltazione, cioè tendente ad esercitare il potere di attrazione erotica. Acutamente F. Hadjadj, nel suo testo Mistica della carne, osserva che il supremo strip-tease consiste nel coprire la parti inespressive, e nel lasciar vedere le mani e il volto, così che possano offrirsi nella vera luce. Se infatti l’attenzione è solo sulla carne, ci si impedisce di vedere la persona, l’unità tra corpo e anima. Dunque i corpi nudi, così tanto in vista, sono in realtà un modo di coprire il vero volto umano. In questo notevole testo di Hadjadj è possibile trovare l’analisi di tutta la datità contenuta nel corpo e nel rapporto sessuale.
(NB Di questo testo ho riportato alcune parti in questo sito).
Il termine transumanismo tecnologico richiama un’altra componente di questa crisi antropologica. Da un lato la scienza, la biologia, la tecnologia, il decostruttivismo ci consegnano un corpo manipolabile sganciato dalla componente psicologica-personale, dunque un corpo astratto e impersonale, dall’altro, come ancora osserva Francesco Botturi, la razionalità scientifica analitico calcolatoria e tecnoscientifica (quella appunto con cui si separa da sé e si manipola il corpo) assimila a sé ogni altra forma di razionalità ed estranea l’affettivo dalla sfera del razionale cosicché, a sua volta, l’affettività, essendo sempre meno in comunicazione con criteri razionali, si sviluppa in termini sempre più soggettivi . Per un verso domina la razionalità come potere, in quanto tecnologico-scientifica, per un altro, totalmente scissa da questa, anzi in opposizione, si afferma l’emozionale, ed è l’emozionale a guidare la vita privata, le relazioni, insomma l’esperienza è sotto l’arbitrio della volontà assoluta di un soggetto scisso nella sua umanità (in quanto ragione e affetto sono separati) e che, proprio per questo, non fa più esperienza della sua vita, è un soggetto che, come dice sempre Botturi «non vive più l’esistenza alla luce di un criterio di senso che renda la vita una totalità unificata».
Infatti l’affettività senza la razionalità significa che domina l’emozionale e l’emozione è autoreferenziale; in essa infatti l’alterità è presente solo come occasione esterna e per di più è istantanea, ripetitiva, intensiva. Una mentalità emozionalista, infatti «abitua a far attenzione a sé, ad ascoltarsi e a sentirsi sovra ogni cosa, rendendo i soggetti esponenzialmente fragili nei confronti della fatica delle relazioni » (Botturi, op.cit). Si pensi alla fragilità, alla instabilità e alla volubilità dei rapporti e, conseguentemente alla crisi della famiglia.
Molto importante è poi l’esito dell’intreccio tra questa emotività assoluta e questo tipo di razionalità quando si esamina il significato che assume la parola libertà: essa si identifica (Botturi) con l’energia di autoaffermazione, con il potere delle proprie scelte. Si tratta di un modo di sentire molto comune, divenuto ormai opinione pubblica. Tutti gli ambiti dove il soggetto è protagonista e cioè la sessualità, gli affetti, la genitorialità sono campi dove si esprime questa idea di libertà, è «l’argomento pubblico per eccellenza a sostegno della temporaneità degli affetti, dell’equivalenza antropologica e morale delle identità sessuali (etero/omo//bi/trans), della fecondazione tecnologica, dell’aborto, dell’eutanasia. Ciò significa che il contenuto della libera scelta viene riassorbito dalla forma della libertà: non conta se ciò che è scelto è bene o male, ma solo se è stato scelto, è la forma dell’essere scelto che attribuisce valore al contenuto… Si fa irreperibile l’interesse per la giustezza delle cose e per il destino delle persone ; basta che siano libere...» (F. Botturi) E’ altresì evidente come, a partire da questa idea di libertà, l’educazione diviene la possibilità di offrire all’individuo le maggiori possibilità di scelta possibili, non è più la concezione secondo cui con l’educazione si trasmette una ipotesi valida su cui si possa confrontare.
Giudizio consonante con questo è contenuto in forma sintetica, nell’articolo apparso sul Corriere della sera del 6-4-2014 a firma di Mauro Magatti «Il genere neutro nella società individualista».