La genesi

La Messa per coro e doppio quintetto di fiati
Autore:
Bombardelli, Umberto
Fonte:
© Umberto Bombardelli

Sappiamo che l'idea di comporre la Messa venne a Stravinskij come reazione istintiva ad alcune messe di Mozart, scovate a Los Angeles nel '42 in un negozio di libri di seconda mano. Lo stile mozartiano gli apparve "rococò e operistico"; le messe come "dei dolci peccatucci" musicali. Esattamente il contrario di ciò che, nella sua mente, avrebbe dovuto essere una vera messa. A questa istintiva repulsione, si univa l'impressione di completa decadenza che il compositore ricavava dalla musica sacra ascoltata nella chiesa ortodossa di Nizza, città nella quale soggiornò prima del trasferimento a Parigi (1920).
A composizione della Messa per coro e doppio quintetto di fiati ultimata il compositore, da buon neo-convertito, si schermirà affermando di "non conoscere alcunché della musica liturgica ortodossa di quei tempi" e ciò gli sarà di occasione per chiarire che "probabilmente le parti della Messa fondono ricordi infantili della musica sacra a Kiev e Poltava, con lo scopo cosciente di aderire ad uno stile armonico semplice e severo".

La scelta di comporre - lui di fede ortodossa - una messa cattolica può apparire eccentrica (ed avvalorare, quindi, la patente di leggerezza e irresponsabilità di cui si è già detto), ma le motivazioni sono serie, tenendo anche conto del fatto che l'opera è una delle sue pochissime nate indipendentemente da commissioni esterne, ma solamente per una personale esigenza interiore.
Innanzitutto, la Chiesa ortodossa non ammetteva - e non ammette - l'uso degli strumenti musicali nella liturgia (fatta eccezione per le campane divenute, nei secoli, il simbolo sonoro della Russia cristiana stessa) e Stravinskij non poteva tollerare la musica sacra a cappella, senza accompagnamento strumentale, se non in uno stile - a suo dire - "armoniosamente primitivo" (riferendosi, probabilmente, al Canto Gregoriano e ai primi esempi di polifonia medioevale).
Più interessante, e decisiva, è invece la seconda ragione: la sua dichiarata aspirazione a scrivere un brano non destinato al mondo concertistico, bensì ad un reale ed esteso impiego liturgico. Per questo, il compositore mette in musica unicamente i testi delle preghiere comuni a tutto l'anno liturgico, il cosiddetto Ordinario: Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Agnus Dei.