"Era santo, era uomo" 5 - Lino Zani alpinista del Papa

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Le imprese di Lino. In quegli anni lo Zani ha compiuto scalate famose come quella del monte Cho Qyu, fra il Tibet e il Nepal, e del Dhaulagiri nella catena dell’Himalaia, e nel libro sono descritte le prove e le difficoltà incontrate, il freddo attanagliante, le bufere e temperature a 50 gradi sotto zero.
Per chi ama la montagna queste descrizioni sono veramente appassionanti e suggestive.

La missione. Prima di ogni impresa l’Autore si recava in Vaticano per informare il papa che mostrava un grande interesse per i suoi viaggi arditi e lo facevano sentire ancor più vicino a quel giovane temerario che sfidava cime inaccessibili. Salutandolo prima di partire per lo Cho Qyu gli aveva affidato una croce benedetta con queste parole:
"Su quella montagna porterai una croce che ti darò. Da adesso in poi sarai il nostro apostolo delle montagne. Devi portare una croce sulle montagne più belle e più alte del mondo. Portare la croce di Gesù sulle montagne dovrà essere la tua missione".
E questa consegna si era ripetuta prima di ogni spedizione. Precipitato in un crepaccio sopra ad una voragine di centinaia di metri sul Dhaulagiri, Lino dice che solo la croce che portava nello zaino l’ha salvato e miracolosamente gli ha dato la forza di reagire e di attaccarsi alla fune dei compagni nonostante le ossa rotte e le ferite sanguinanti in tutto il corpo.
L’ultima impresa per la quale Wojtyla ha affidato a Lino la croce da piantare è stata al Polo Nord, nel 2001, con un compagno d’eccezione: Mike Bongiorno, che con grande commozione si era fatto ricevere per quell’occasione in Vaticano. Con lui è stata raggiunta la meta, e piantata la croce, che però è stata portata successivamente al Museo Navale Artico San Pietroburgo perché i ghiacciai iniziavano a sciogliersi.

Gli ultimi anni. Nell’estate del 2004 la salute del papa era peggiorata in modo irreversibile, ma ancora una volta Lino lo aveva accompagnato in Valle D’Aosta, portandolo su una jeep fino ad una radura tranquilla dove poterlo far sostare per godere del paesaggio ridente che lo circondava.
Sarebbe stata la sua ultima estate.
Il 2 aprile del 2005 è stata data la notizia della morte del papa e tutto il mondo con grande dolore e commozione ha rivisto nei media le immagini di Wojtyla giovanissimo con i genitori, poi universitario, lavoratore nelle cave di pietra, seminarista, cardinale di Cracovia, infine per 27 anni papa amato e ascoltato.
Lino ha partecipato ai funerali in piazza San Pietro nonostante fosse reduce da un gravissimo incidente d’auto, ma come scrive, non poteva non essere vicino a Karol nel suo ultimo viaggio.

Da allora l’Autore continua ad abitare nelle sue valli, si è sposato con Ambra, ha assistito fino alla fine l’adorato fratello Franco compagno di giochi e di avventure, è stato coordinatore di iniziative per la FAO e nel 2006 ha ricoperto l’incarico di responsabile per la sicurezza delle piste per le olimpiadi di Torino, e ha scritto questo libro.
Quando gli impegni lo tengono lontano dalle sue montagne, sente l’urgenza di rivederle, di camminare sui sentieri e sulle rocce che ben conosce, di sentire il riverbero del sole sulla neve. Allora sale fino al passo Tonale, poi attraversa il ghiacciaio del Presèna, arriva ai ghiacci perenni del Pian di Neve, supera il rifugio Mondrone, risale infine verso la Lobbia, verso casa, verso la parte di me che lascio sempre lì, e raggiunge il rifugio dove ha trascorso la vita, dove la terrazza affacciata sul mondo lo aspetta. Quella terrazza dove tante volte Giovanni Paolo II ha sostato per ammirare lo spettacolo delle nevi perenni attorno a sé.
Di colpo cala la sera. In alto, sul velluto blu brillante risplendono le stelle. Si riconoscono Betelgeuse della costellazione di Orione e poi Sirio e Rigel.
Allora, nel silenzio che lo circonda si lascia invadere dal ricordo delle persone amate, dei giorni trascorsi, delle indimenticabili esperienze vissute.