"Era santo, era uomo" 3 - Papa Wojtyla e il Presidente Pertini assieme sulla neve

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Il Soggiorno del Papa e del Presidente. I giorni fissati con don Stanislao sono il 16, 17 e 18 di luglio e i preparativi avvengono in modo febbrile. Viene scelta la stanza da offrire al papa al primo piano, senza bagno personale e vengono aggiunti un inginocchiatoio e una sedia cercando di rendere la sistemazione il più accogliente possibile.
A vegliare sulla sicurezza del papa viene incaricato il comandante Cibin, che per primo il giorno dell’attentato si era lanciato oltre le transenne per fermare Alì Agca. E l’anno successivo aveva fermato la mano di un secondo attentatore a Fatima.
Dunque tutto procede nella più assoluta segretezza, ma tre giorni prima del 16 luglio arriva a Roma, al Ministero, la richiesta sorprendente di un aereo e di un elicottero avente l’Adamello come meta e il papa come passeggero. La notizia giunge alle orecchie del presidente Pertini che, incuriosito e un po’ preoccupato prende il telefono dicendo: “Adesso al mio amico Karol dove intende andare glielo chiedo io” e Giovanni Paolo divertito, risponde che intende andare a fare una gita sull’Adamello. Voleva accompagnarlo anche lui? Pertini risponde: “Va bene Santo padre, andiamo”.

Il Presidente Pertini. Noi ricordiamo bene Pertini: figura storica del socialismo, partigiano, leale in politica, pronto a commuoversi per Alfredino, e ad entusiasmarsi per la vittoria del campionato mondiale di calcio dell’Italia nel 1982, pronto alla battuta. Si definiva con un brutto carattere, ma divenne subito popolare come presidente vicino alla gente.
Proverbiale l’amicizia con Wojtyla con cui ebbe un ottimo rapporto, di stima e di amicizia, quindi questa telefonata non ci stupisce anche se nessuno ne era stato informato.

La prima giornata. Detto fatto, dopo poche ore la zona viene circondata e gli uomini della sicurezza entrano in fibrillazione per la responsabilità e i possibili rischi che la presenza di due simili personalità comporta: allontanano gli ospiti del rifugio, bloccano ogni accesso alle zone circostanti, mobilitano guardie del corpo e accompagnatori.
Dopo una notte insonne la famiglia Zani accoglie Karol Wojtyla sorridente e allegro, il Presidente della Repubblica, loquace e incuriosito e il suo staff con uomini che vestiti da città con giacca, cravatta blu e scarpe leggere slittano di qua e di là sulle nevi dove sono approdati, ignari della meta.
Tutto quello che stava succedendo, ricorda Lino, sembrava incredibile e se non l’avesse vissuto di persona, irreale.
Il papa si prepara dunque a sciare con pantaloni e giacca a vento e Pertini, guardandosi attorno, inizia a parlare della Grande Guerra, e a rievocare la resistenza fatta su quelle cime, le condizioni in cui si è svolta e il sacrificio di tanti soldati e civili.
Durante la prima, indimenticabile discesa su un’ottima neve e con un sole smagliante, Pertini seguiva gli sciatori su un gatto delle nevi e il papa mostrava di procedere con sicurezza ed esperienza, godendo di quella libertà che l’anonimato gli assicurava e della bellezza del paesaggio circostante.
Verso mezzogiorno sul Passo di Lares Giovanni Paolo si interrompe per recitare l’Angelus in un angolo della pista innevata e Lino lo assiste partecipando a quel gesto, che si sarebbe poi sempre ripetuto al mattino, a mezzogiorno, al tramonto, dalla cui intensità si era sentito totalmente coinvolgere. Buon credente era sempre stato e frequentatore della messa tutte le domeniche d’inverno, ma non aveva mai pensato che si potesse pregare come aveva visto in quei momenti, e affidare con tanta intensità la propria vita al Signore.
Nel ridiscendere, arrivati in prossimità di Punta Attilio Calvi, Giovanni Paolo vuol conoscere la storia di quella dedica e Lino racconta la vita dei fratelli Calvi eroi della prima guerra, ricordati per il valore militare e per l’aiuto offerto ai compagni, tanto che a loro era stata dedicata quella cima della montagna. E a sua volta il papa ricorda che anche suo padre Jozef gli aveva parlato fin da quando era bambino, della prima guerra.
Tanti giovani polacchi specie di Cracovia, la sua città, vi avevano partecipato ed erano morti.
Dopo poco il papa chiede di fermarsi nella prossimità di passo di Lares e Lino ricorda che nel silenzio totale che li circondava, tutto era immoto, come se attorno a noi uno stato di contemplazione avesse contagiato ogni elemento della natura…. Posso dire di aver toccato con mano, al pari di san Tommaso, come un uomo all’apparenza normale, riesca a travalicare il confine ed emanare santità (op. cit. pagg. 63, 64).
E questa percezione di sentire dentro l’umanità dei gesti una dimensione spirituale straordinaria, che fa pensare alla santità, spiega il titolo del libro.
La voce di Pertini rompe l’incanto e si lamenta del loro ritardo, per cui tutti si affrettano ad andare a pranzare. Al comparire sulla tavola degli strangolapreti, uno dei piatti tipici delle montagne trentine, preparato da mamma Zani, Pertini dice al Santo Padre: Santità mi spiace, ma oggi la facciamo fuori! L’atmosfera è allegra e scherzosa e l’appetito di tutti i commensali robusto, anche se il medico personale continuava a richiamare il presidente a non esagerare, e per tutta risposta si sentiva dire di pensare a sé e di non guardare nel piatto degli altri.
Il Presidente non può fermarsi più a lungo, anche perché il giorno successivo sarebbe stato il 17, e per scaramanzia non faceva viaggi e non prendeva l’aereo in quella data.
Al che Wojtyla afferma che la prossima volta tornerà da solo proprio il 17, mentre lui rimarrà a casa. Dopo un affettuoso abbraccio i due si lasciano come grandi amici e il papa si riposa un po’ per riprendere a sciare nel pomeriggio, sempre accompagnato da Lino col quale si era instaurato un rapporto particolare di simpatia e di confidenza.