1 Ottobre. Romano Guardini. La persona contro i totalitarismi.

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Da ricordare

Oggi 1 ottobre, ricordiamo in modo particolare due fatti apparentemente lontani: il sessantaduesimo anniversario della Repubblica Popolare cinese e la morte di uno dei più grandi teologi del novecento, maestro dell’attuale pontefice, Romano Guardini.
Padre Bernardo Cervellera, direttore di Asia News, nel suo dossier sulla Cina sostiene che le celebrazioni per il sessantesimo anniversario furono tese a mettere a tacere tutte le voci, che si riferiscono alla esperienza elementare di democrazia fondata sulla persona, in cui il rapporto con il Dio/verità sta alla base della dimensione relazionale.
Anche Romano Guardini riflette sul rapporto tra totalitarismo e libertà, come acutamente osserva Fabrizio Gualco nel suo intervento qui sotto riportato.

Totalitarismo e libertà: Guardini e la vicenda della Rosa Bianca di Fabrizio Gualco - 1 giugno 2000

Il totalitarismo è l'espressione di un Assoluto impersonale, avverso all'uomo e alle sue legittime esigenze. Sul piano sociale, al posto dei diritti naturali, fondati sulla liberta e sul senso di responsabilità, il totalitarismo istituisce ed impone una nuova legge dell'esistenza, che dice che l'uomo non è libero né responsabile ma sottoposto alle imposizioni necessarie di un apparato da lui stesso creato. L'apparato impersonale possiede le sue esigenze e l'uomo vi si deve sottomettere. Di natura contraria ed avversa a quella della persona, l'apparato funziona a patto che la persona "salti".
All'interno dell'apparato totalitario l'uomo è funzione dello Stato, come un dente nella bocca del Leviatano. Niente più di un ingranaggio, peraltro sostituibile, del sistema. Cosi come il comunismo, anche il nazismo possiede caratteristiche anticristiane e illiberali. I totalitarismi, di qualsiasi colore il loro utopismo possa agghindarsi, costituiscono sempre, in ultima analisi, esiti artificiosi di una dinamica religiosa. Hitler si sostituisce a Dio nel momento in cui si propone come unico e solo portatore di salvezza, attuando, come afferma Augusto del Noce nel suo saggio introduttivo a La nuova scienza politica di Eric Voegelin, (Borla, Torino 1968), «una trasfigurazione della natura umana attraverso un processo di autoredenzione (la rivoluzione sostituita alla grazia)»
Peraltro Guardini, oltre alle descrizioni più o meno dettagliate del fenomeno totalitario, si preoccupa di cogliere quella che considera la sua parte portante: «diciamolo con uno slogan: c'è un totalitarismo che viene dall'alto, ma anche un totalitarismo che viene dal di dentro». (La Rosa Bianca, cit. ) Dal di dentro, appunto: è qui che la libertà e la responsabilità personali giocano un ruolo fondamentale. Quando Guardini indica l'altra faccia del totalitarismo, indica la sua parte meno evidente, ma senza dubbio la più virulenta: il pericolo totalitario insito in interiore nomine deriva dalla soppressione della coscienza personale come luogo in cui vige la distinzione fra libertà ed arbitrio e dunque fra libertà e schiavitù. E della responsabilità come senso morale di tale distinzione.
Identificata la libertà con l'arbitrio, la capacita di iniziativa insita nell'uomo coincide con la mera capacità di trasformare o manipolare cose ed energie. Perciò anche l'iniziativa viene ridotta ad attività passiva, appesantita dal dovere a tal punto da contentarsi del "privilegio" di non essere più costretta a pensare con la propria testa: in cambio della libertà personale, il totalitarismo "libera" così l'uomo dal diritto - dovere di decidere e rispondere di sé a se stesso.
Hans e Sophie Scholl (25 e 21 anni), Alexander Schmoller (25 anni) Christoph Probst (23 anni) ed il professor Kurt Huber (49) sono i componenti del gruppo chiamato La Rosa Bianca. La loro mentalità non è quella idealista, né la casa del loro cuore è ubicata sulle nuvole. Non sono dei fanatici seguaci di un'ideologia e neppure - come direbbe l'Ortega y Gasset de La ribellione delle masse - dei "signorini insoddisfatti", pronti a reclamare diritti senza darsi pena di onorare neanche un dovere. Non sono un partito, né vogliono diventarlo: non è loro intenzione quella di organizzare o gestire luoghi o mezzi di potere: al contrario, essi rappresentano politicamente una forza disorganizzata, non legittimata da una esplicita adesione ad un partito o ancor peggio ad una qualche forma di utopia. Da questa prospettiva, la Rosa Bianca è tanto lontana da tattiche e strategie della guerriglia armata o della disobbedienza incivile, quanto aliena dalla malafede di compromessi e mediazioni inerenti ad una casta intellettuale legittimata ideologicamente.
In essenza, la Rosa Bianca è una piccola comunità amicale nata spontaneamente: un'oasi di amicizia, nelle cui temporanee frescure ci si permetteva l'inestimabile lusso di rigenerare la mente e il cuore, di scrollarsi di dosso il grigiore annichilente che avvolgeva e soffocava la società tedesca del tempo, atrofizzando il senso critico dei singoli che a tale società davano forma. Di sicuro rappresentano una forza debolissima, soprattutto se paragonata ai potenti mezzi del Reich. E proprio a Monaco di Baviera, considerata la culla del nazionalsocialismo.
Alla violenza dello status quo nazista, la cui propaganda coincide con la propagazione, scientificamente attuata, di terrore e menzogna, la Rosa Bianca si oppone attraverso atti ispirati da un'insopprimibile esigenza di libertà. Esigenza che diventa anelito costante, vocazione permanente, la cui robustezza viene confermata ogni volta e fino alla fine: anche di fronte all'arresto, alle torture, alla morte - per decapitazione - che non ha risparmiato nessuna di queste giovani vite.
Alle urla della massa intruppata da Meister Goebbels, essi oppongono parole. Parole scritte su carta, sebbene non per questo meno eloquenti. Parole e carta, questo il mezzo adottato. Con l'ausilio silenzioso di qualche scritta sui muri della città. Qualche scritta sui muri e sei volantini, diffusi prevalentemente per via postale, nei quali la parola più ricorrente ed incisiva è: LIBERTA'. Piccoli documenti cartacei ciclostilati e distribuiti alla gente, nel tentativo di scuotere le coscienze di fronte ad un incubo spacciato per realtà dal Big Brother hitleriano. Quattro di questi - i primi ad essere distribuiti - portano il titolo Flugblätter den Weissen Rose (Volantini della Rosa Bianca). Sugli altri due, che vengono ciclostilati in qualche migliaio di copie, campeggia la scritta Volantini del movimento di resistenza in Germania.
Peraltro, questi giovani non erano culturalmente sprovveduti. La loro sete di sapere è al contempo richiesta di radicamento interiore, di apertura all'istanza religiosa in modo tale da poterla viverla in modo genuino, forte. Il loro retroterra culturale non si limita di certo al Mein Kampf di Hitler, ai libelli dell'ideologia ariana, agli pseudosaggi di antropologia genetica e razziale approvati dalla Weltanshauung nazista. Fra i giovani petali della Rosa Bianca e la loro decisione per la libertà - atto concreto di iniziativa seppur fra i più pericolosi ed infine tragici - vi è una mediazione culturale e formativa di ben altro spessore. E la presenza di persone adulte, di teologi, di filosofi, di letterati. Oltre a quello di Guardini, emergono i nomi Carl Muth e Teodor Haecker. Il primo, editore e pubblicista cattolico, dirige fino al 1941 la rivista di storia e cultura politica "Hochland", che, indipendente dal regime e dalla sua ideologia subisce una totale censura. Per suo tramite Hans Scholl incontra le opere di scrittori come Claudel, Péguy, Bernanos, Turgenev, nonché la filosofia di Pascal, Kierkegaard, Maritain.
Il secondo, Teodor Haecker, studioso nonché traduttore dei lavori di Kierkegaard e di Newman, è l'autore di un libro intitolato Che cos'è l'uomo? , le cui argomentazioni possiedono una impostazione personalistica, al modo di Mounier. A questi va aggiunto il nome di Otl Aicher, assertore del primato della cultura sulla biologia, della finalità sulla causalità, teso a far affiorare una dopo l'altra le aporie di un socialdarwinismo antisemita ed in generale antiumano. Inoltre, dalla Rivelazione e della metafisica trae gli antidoti allo storicismo di Hegel - che deifica lo Stato - e dell'idealismo di Fichte, in cui il cittadino consegna allo Stato le chiavi della sua vita individuale e comunitaria.
Chiamato a commemorare questi giovani e a riflettere sul senso del loro gesto, Guardini si domanda: «su quale bilancia si pesa la vita di un uomo? Secondo quale ordine si tirano le somme, da cui risultano il guadagno e la perdita di questa vita, e appare chiaro il suo senso ultimo? Di fronte alla natura non si può parlare di bilancia, perché tutto va come deve andare secondo la sua legge intrinseca. Ma nell'uomo l'agire e l'essere sono affidati alla libertà, e libertà significa che si può fare qualcosa di giusto, ma anche di sbagliato, che si può preservare qualcosa ma anche che qualcosa si può corrompere. Qual è dunque la bilancia, e quale l'ordine? ». (cfr. La Rosa Bianca, Morcelliana, Brescia 1994)
Una via che conduce alla verità e alla reale consistenza della vita di persone che magari non ci è stato concesso di conoscere direttamente, dice Guardini, è quella di chiedersi quali idee essi hanno servito, quali valori hanno posto a fondamento delle loro azioni, quali orizzonti essi ponevano di fronte al loro sguardo. Certo, si deve ammettere che non vi è un'unica bilancia né un solo ordine. La realtà in cui viviamo è molto più ampia e variegata del panorama monocolore che una presa di posizione unilaterale può fornire. Ma anche se gli ambiti dell'esistenza sono molteplici e la stessa realtà quotidiana possiede una sua indiscutibile complessità, attraverso la chiarezza e la semplicità delle argomentazioni di Guardini, possiamo disporre tali ambiti sotto tre fondamentali angolature visuali, ciascuna delle quali, pur possedendo una sua specificità si connette alle altre in modo armonico.
A) Il primo aspetto si riferisce all'ambito delle cose materiali affidate all'uomo: ambito in cui le cose sono condotte a realizzare la loro intrinseca finalità, tale da poter essere usate con intelligenza e non stupidamente abusate affinché l'uomo, e con esso una società che possa e voglia dirsi civile, raggiunga un grado di legittimo e ragionevole benessere. Il rapporto con le cose è significativo perché per suo tramite si esterna il senso di responsabilità che ognuno nutre non solo nei confronti della propria vita individuale, ma anche nei confronti di quelle altrui: è un ordine da rispettare, dice Guardini, poiché riposa «sulla natura del creato, sulla fiducia e sull'accortezza, e si afferma nella prosperità dei rapporti umani»: poiché infine i rapporti con le cose implicano quelli con le persone.
Nell'ambito delle cose trovano cittadinanza la realtà domestica e famigliare nonché quella professionale e lavorativa, al cui interno l'agire si estrinseca anche tramite la cura e la fruizione delle cose di cui si dispone che vengono acquisite ed utilizzate a fini determinati. Sotto questo punto di vista, è inoltre possibile includere forme politiche come la vita comunitaria, sociale e più in generale quella statale, il cui principio cardine è quello della retta amministrazione, che di per sé riconduce ai rapporti con le cose delineati poco sopra.
B) Un secondo ordine è quello dell'azione e della creazione umane, che trova piena legittimazione nella misura in cui realizza nel concreto una chiamata interiore che fonda e sostanzialmente dirige l'operatività umana. Questo è l'ambito della scoperta e dell'intraprendenza; della creatività come opera intelligente che armonizza i rapporti umani, che fonda l'autorità e il diritto non sull'autoritarismo e l'arbitrio ma sulla forza propulsiva della libertà, dalla capacità di innovazione mentale e materiale che interagisce con le possibilità storiche, le esigenze contingenti, le possibilità che il mondo può fornire. L'uomo non è soltanto un mero trasformatore di energie come ogni tipo di forma totalitaria tende a ridurlo, ma una persona al cui interno possiede la capacità di iniziativa e, ad essa connessa, il dovere della responsabilità. Per Guardini, dire responsabilità significa dire coscienza: coscienza di ciò che si pensa e di ciò che si fa: e dei modi in cui si pensa ed in cui si fa.
Le azioni umane non sono atti estemporanei, privi di conseguenze. Ogni atto ha le sue ripercussioni, ora impercettibili ora dirompenti, sulla realtà umana nella sua globalità. Libertà e coscienza sono pertanto indissolubilmente legate l'una all'altra: non esiste libertà senza coscienza, né del resto è possibile che vi sia coscienza in mancanza di libertà. Ma i diritti naturali della persona non appartengono solo ad un singolo individuo, o comunque solo ad alcuni e ad altri no: un diritto elementare è al contempo un diritto universale: se così non fosse la libertà diventerebbe arbitrio - e l'arbitrio non è una forma di libertà, ma di schiavitù. Per questo il diritto della propria inviolabilità implica il rispetto per quella altrui; il diritto a scegliere un lavoro consono alle proprie capacità ed inclinazioni passa attraverso la concezione del lavoro non solo come fonte di guadagno ma anche come opera responsabile nei confronti di tutti; così come la proprietà personale come diritto si accorda al dovere di riconoscere quella acquisita dagli altri. Questo ambito esige perciò grandezze non quantificabili in numeri, ma in qualità interiori: anche qui, nota Guardini, esiste un peso tramite cui misurare l'uomo e le sue azioni: «se è attento e risponde alla chiamata che giunge dallo spazio del possibile; se è puro in spirito e non confonde la chiamata coni desideri egoistici; se è pronto a prendere su di sé le angosce e i dolori del divenire». Anche accettare il rischio del discernimento, che volte comporta il rischio di giudicare errato ciò che in realtà è solo inconsueto, non quotidiano.
C) Ma oltre a questi due ambiti, che si definiscono rispetto alle cose e alla vita umana, che in un certo modo le legittima e le garantisce, vi è una dimensione ulteriore che, come sostiene Guardini, non è fondata in questo mondo, non è garantita dalla realtà e che di conseguenza non si può comprendere facendo leva esclusivamente su essa, poiché la sua origine è collocata nell'universo trascendente, che è "mondano" solo per "intersezione". Se nei primi due ambiti possono essere adottati criteri derivati dall'esperienza immediata, dice Guardini, qui quegli stessi criteri darebbero risultati fuorvianti. La grandezza di Cristo è la grandezza di un amore soprannaturale, di un sacrificio gratuito dall'esito decisivo. E' un evento di verità e amore la cui comprensione inizia attraverso l'inquietudine della coscienza che percepisce il paradosso di una credibilità inaudita, non di rado protesa fino al limite di un'apparente assenza di senso: e prosegue con la cognizione che tale privatezza di senso costituisce, in realtà, il senso ultimo tutto ciò che è, per compiersi in quell'abbandono dettato dalla fiducia nella presenza di un oltre che solo una fede vissuta con occhi limpidi può fornire. Come ben scrive Michele Nicoletti, qui si parla «di un'altra forma di esistenza che non ha nessun fondamento umano o mondano e che pure è dentro le possibilità umane perché Dio stesso ve la ha inserita. E' questa l'esistenza di Cristo e che con Cristo può essere percorsa da ogni uomo (...) E' così l'etica del sacrificio che sfugge ad ogni calcolo umano viene messa nel conto di Dio e diventa, nella storia stessa, decisiva (...) Nei sotterranei della storia alcuni "patiscono" per la liberazione di molti, anche se i molti ne sono inconsapevoli».
Secondo Guardini, il loro comportamento si può capire solo partendo da una tale prospettiva infinita, la sola capace di dare senso e significato a tutto ciò che è finito: «di certo hanno lottato per la libertà dello spirito e per l'onore dell'uomo, e il loro nome resterà legato a questa lotta. Nel più profondo hanno vissuto però l'irradiazione del sacrificio di Cristo, che non h bisogno di alcun fondamento nell'esistenza immediata, ma sgorga libera dalla fonte creativa dell'eterno amore».
L'uomo non crea la verità, ma agisce conformemente ad essa. Abita nel mondo ma è al contempo al di fuori di esso. E' un essere collocato fra tempo ed eterno. Il cristiano non può essere solo un critico della realtà, evitando gli onori e gli oneri connessi alla testimonianza della sua fede. I ragazzi della Rosa Bianca hanno optato, per dirla con Juan de la Cruz, non per il più facile, ma per il più difficile. Hanno dimostrato che si può vincere non solo ad Austerlitz, ma anche a Waterloo. Sebbene in modo completamente avulso dai canoni mentali solitamente ricorrenti.
La vicenda della Rosa Bianca non resta solo un fatto di cronaca, buono a riempire transitoriamente le pagine dei quotidiani e magari quelle di qualche settimanale. Per la sua portata intrinseca, lo si può collocare nell'ordine degli eventi storici. La cronaca è ciò che passa e va, senza lasciare tracce profonde e comunque segni duraturi: essa subisce lo stesso destino di un trenino di orme lasciato sulla battigia dal passaggio di un bagnante. Anche la storia passa e va: non del tutto. La cronaca usa l'inchiostro simpatico, laddove la storia usa quello indelebile: le sue impronte, piccole o grandi che siano, rimangono inscritte nella coscienza delle persone che la vivono come attori e spettatori di percorsi personali che di continuo si intrecciano, dando forma e sostanza a quel mistero che molto semplicemente possiamo chiamare vita.

Fin qui il Gualco. Ma il grande teologo, nel suo intervento di rievocazione della Rosa Bianca che riportiamo integralmente nel file seguente da scaricare, non si ferma qui e prosegue affermando poi, in modo inaspettato, che all’origine del totalitarismo sta quella concezione dell’uomo che nega la dimensione della coscienza e della verità e che ha portato l’Europa e il mondo ad elaborare con la tecnica una società che sfugge alla responsabilità della persona e che va in direzioni che la coscienza non riesce a dominare.
"Il potere dell’uomo sulla natura si è concentrato in oggetti da lui prodotti che hanno una forza mai vista; li chiamiamo macchine. A seconda della loro funzione e della loro specifica fabbricazione stanno l’una in rapporto all’altra in un grande sistema di interdipendenze; questo è ciò che chiamiamo “tecnica”. Essa si fonda su una ricerca scientifica in continua crescita e su di una organizzazione socio-economica che attraversa sia la vita dello Stato che quella del popolo: questa è ciò che chiamiamo la “società moderna”. E’ tipico di questa società il fenomeno dell’opinione pubblica, ossia dell’opinione che non si forma spontaneamente dalla vita delle persone o dei gruppi, ma viene guidata dalla stampa, dal servizio d’informazioni, dalla radio, dalla televisione; attraverso iniziative, programmi, rappresentanze di interessi dei tipi più diversi. Parallelamente a questa il fenomeno del traffico, in ferrovia, nave, aereo, automobile, raccoglie tutto ciò che riguarda l’organizzazione, la propaganda, e tutto il resto. Tutte queste attività, strutture e prodotti creano un ambiente che condiziona l’uomo stesso. Non solo per il fatto che esige da lui le prestazioni corrispondenti, ma anche perché lo porta ad un atteggiamento spirituale che si esprime in criteri che stabiliscono ciò che è degno della vita e in ordinamenti dei valori.
Nasce così un “tutto” che incide in ogni sfera della realtà: sorge una nuova “forma del mondo”, e ciò significa anche una nuova “forma dell’uomo”.

    Testo della commemorazione