Stalker

Autore:
Sanvito, Samuele
Fonte:
CulturaCattolica.it ©

Stalker
(1979)
Fotografia: Aleksandr Knjazinskij
Musica: Eduard Artem'ev
Ravel - BOLERO
Beethoven - IX SINFONIA
Produzione: Mosfilm, II Unità Artistica
colore (Sovcolor e Eastmancolor) e B/N, cinemascope
durata: 161'

Qual era il tema principale che doveva echeggiare in Stalker? In forma assai generale, si trattava del tema della dignità dell'uomo e della sua sofferenza per la mancanza di tale dignità.
Quando i personaggi principali del film intraprendono il loro viaggio all'interno della Zona, la loro meta è una certa stanza dove, a quanto si dice, vengono esauditi tutti i desideri più riposti. E mentre lo Scrittore e lo Scienziato accompagnati dallo Stalker attraversano gli strani spazi della Zona, la loro guida a un certo momento racconta loro non si sa se la storia vera o la leggenda di un altro Stalker soprannominato Dikoòbraz. Questi era riuscito ad arrivare nel luogo da loro cercato con l'intenzione di chiedere che venisse ridata la vita a suo fratello, perito per causa sua. Ma quando era tornato a casa dopo essere stato in quella famosa stanza, Dikoòbraz aveva scoperto di essere divenuto enormemente ricco: la Zona aveva realizzato quello che era veramente il suo sogno più caro e non quello che egli voleva e si sforzava di imporsi
(ecco la sofferenza per la mancanza di dignità, NdC). Perciò Dikoòbraz si era impiccato. Così quando i nostri eroi raggiungono la meta dopo aver provato, pensato e valutato in modo nuovo molte cose, non si decidono a entrare nella stanza alla quale sono giunti rischiando la vita. Essi si sono innalzati fino alla coscienza della propria imperfezione in tutta la tragica profondità di questo pensiero. Essi non trovano le forze morali per credere in se stessi ma ne hanno a sufficienza per guardare in se stessi e ne rimangono atterriti! L'arrivo della moglie dello Stalker nella bettola dove essi si riposano pone lo Scrittore e l'Artista di fronte a un fenomeno per loro enigmatico e incomprensibile. Essi vedono davanti a se una donna che ha sofferto moltissimo a causa del proprio marito, che ha avuto da lui un bambino e che continua ad amarlo con la stessa irragionevole abnegazione con la quale lo amava nella sua giovinezza. Il suo amore e la sua devozione sono appunto quell'ultimo miracolo che si può contrapporre alla mancanza di fede, al cinismo, alla desolazione dalle quali è permeato il mondo contemporaneo e di cui sono divenuti vittime sia lo Scrittore che lo Scienziato.
In Stalker, forse, per la prima volta ho avvertito l'esigenza di essere univocamente chiaro nell'indicazione di quel valore positivo fondamentale di cui, come si suol dire, vive l'uomo
(da Scolpire il tempo, pg. 176-177).

In Stalker io esprimo il mio pensiero fino in fondo: l'amore umano è il miracolo che si può contrapporre a qualunque arida teorizzazione secondo cui non c'è speranza nel mondo. Questo sentimento è il nostro valore comune e indubbiamente positivo. Sebbene abbiamo disimparato anche ad amare… Lo Scrittore in Stalker discetta su come sia noioso vivere in un mondo dominato da leggi immutabili, dove persino il caso è il risultato di una legge, benché essa ancora si celi alla nostra comprensione. E' forse a causa di ciò che lo Scrittore si reca nella Zona, per incontrare l'Ignoto e rimanerne meravigliato e colpito. Tuttavia a colpirlo veramente è una semplice donna: la sua fedeltà e la forza della sua umana dignità. E così, dunque, tutto è soggetto a una logica, tutto può essere scomposto nei sui elementi costitutivi e calcolato? In questo film mi premeva enucleare quell'elemento specificamente umano, che non può essere dissolto e scomposto, che si cristallizza nell'anima di ognuno e costituisce il suo valore. Infatti, nonostante che, subiscano un insuccesso, in realtà ognuno di essi acquisisce qualcosa di incalcolabilmente importante: la fede! La scoperta dentro di sé di ciò che è più importante. E questo elemento essenziale vive in ogni uomo.
Perciò in Stalker come in Solaris ciò che mi interessava meno di tutto era l'elemento fantascientifico
(da Scolpire il tempo, pg. 177-178).

Lo Stalker, apparentemente, è debole, ma in realtà, invece, egli è invincibile a causa della sua fede e della sua volontà di servire gli uomini… (da Scolpire il tempo, pg. 166)

Questo era anche il tema di Stalker: il protagonista, lo Stalker, vive momenti di disperazione, la sua fede barcolla, ma ogni volta egli avverte nuovamente in sé la propria vocazione a servire gli uomini che hanno smarrito le proprie speranze e le proprie illusioni. Per me era un fattore molto importante che nella sceneggiatura di questo film fossero rispettate le tre unità: di tempo, di luogo e d'azione. Se nello Specchio mi era parso interessante montare di seguito brani di documentario, i sogni, la veglia, le speranze, le supposizioni, i ricordi, cioè il bagaglio di circostanze che pongono il protagonista di fronte ai problemi ineludibili dell'esistenza, in Stalker, invece, volevo che tra i diversi spezzoni del film montati insieme non vi fosse soluzione di continuità temporale. Desideravo che il tempo e il suo fluire si rivelassero ed esistessero all'interno dell'inquadratura e che la giunta operata in sede di montaggio indicasse soltanto una prosecuzione dell'azione e nient'altro, che non comportasse un salto temporale, non avesse una funzione di cernita e di organizzazione drammaturgia del materiale, come se tutto il film consistesse di un'unica inquadratura… (da Scolpire il tempo, pg. 175).

E' interessante infine evidenziare la figura di Scimmietta, la figlia dello Stalker: in lei (come in altri personaggi degli ultimi film di Tarkovskij: Domenico in "Nostalghia", Ometto in "Sacrificio") ad una mancanza che la cataloga tra i "cosiddetti malati" si contrappone una dote soprannaturale. Scimmietta è una "vittima della Zona", non è in grado di camminare ma sposta gli oggetti con la forza del pensiero e del suo pensiero è frutto anche la poesia recitata che chiude il film; come sempre questi personaggi sono custoditi da un angelo (il cane); nelle inquadrature "epifaniche" tutto si esalta: il cane avverte l'Avvenimento e mugola, i colori della pellicola si ravvivano. E' con tali figure cariche di fascino e mistero che il grande Tarkovskij incarna la purezza e la quasi ingenuità di chi tra gli uomini, come lo Stalker, è più vicino alla Verità.