"Memorie di un soldato bambino" 4 - La ricerca del cibo, la fuga dai ribelli

Fonte:
CulturaCattolica.it
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La ricerca del cibo, la fuga dai ribelli
Alla fame e alla solitudine si aggiunge la diffidenza dei fuggiaschi che incontrano e degli abitanti dei villaggi. Questi ultimi temono che avvicinandosi intendano uccidere, depredare, bruciare le case, rubare il loro cibo e li allontanano scambiandoli per ribelli pericolosi, correndo loro dietro e mettendoli in fuga con le armi.

Una pagina che non può non colpire perché commovente e quasi straziante, se pensiamo che il protagonista è un ragazzino di 13 anni, descrive i sentimenti di Ishmael quando decide di abbandonare gli amici che non vogliono seguirlo nella sua ricerca di luoghi sempre più sicuri. Leggiamo:
Salutai tutti e mi diressi verso Ovest. Raggiunto il sentiero, all’improvviso mi sentii avvolgere da un pesante velo di tristezza. Scoppiai a piangere senza sapere perché, forse per la paura di ciò che avrei potuto incontrare. Mi sedetti sul ciglio della strada finché le lacrime non si esaurirono, poi ripartii. A guidarmi era solo il desiderio di non tornare da dove ero venuto. (pag.53)

Dorme sugli alberi, sfugge maiali selvatici e inferociti, impara a salire sulle piante di cocco per cibarsi. Vive per giorni e giorni senza pensare, senza fare piani, guardando da vicino le scimmie, i serpenti e i daini che gli si avvicinano incuriositi, si avvelena mangiando bacche velenose e si cura ricordando le foglie medicinali usate dal nonno, si strofina i denti con pezzi di corteccia giovane. Rievocando quei giorni l’Autore scrive: L’aspetto più difficile della vita nella foresta era la solitudine, che diventava di giorno in giorno sempre più insopportabile. (pag.60)
Il sonno della notte è attraversato da incubi e ricordi: uomini spietati e cani mostruosi si avvicinano per farlo a pezzi e i ricordi lontani rendono più doloroso il risveglio.
Quando ero piccolissimo, mio padre mi diceva sempre: “Se sei vivo, è perché esiste la speranza che arrivi un giorno migliore o qualcosa di bello. Se nel destino di una persone non c’è niente di bello, quella persona muore.” Ora ripensavo a quelle parole, che mi aiutavano a procedere anche se non sapevo dove stavo andando e diventarono il veicolo che trascinava avanti il mio spirito, mantenendolo vivo. (pag,62)
Finalmente dopo un mese incrocia sul suo cammino altri sei ragazzi della sua età, della tribù dei Mende (7). Kanei ha 16 anni, è il più vecchio del gruppo e il più affabile con Ismael "Le circostanze cambieranno e tutto si risolverà, basta tener duro ancora un po’“ gli dice, battendogli affettuosamente la mano sulla spalla. (pagg.63-64)
E questo incontro inaspettato gli riapre il cuore, vince l'apatia e lo fa decidere ad unirsi a loro.
Così il racconto continua, descrivendo le infinite peripezie del gruppetto dei nuovi compagni di viaggio: ora devono fuggire gli spari vicini dei ribelli, ora ritrovano un po’ di serenità tuffandosi nel fiume e giocando a calcio con la palla formata dalle foglie delle piante, ora devono precipitarsi nella foresta per fuggire gli spari e i razzi.
Numerosi incontri si susseguono: alcuni pericolosi e negativi, altri provvidenziali con donne e uomini che hanno pietà di questi ragazzi orfani persi nella foresta e li aiutano nutrendoli e ospitandoli.
Sono questa presenze che li sostengono, li soccorrono dando loro la possibilità di sopravvivere, la forza di continuare a sperare che forse un giorno le cose cambieranno e di nuovo si manifesterà ai loro occhi il volto buono della realtà.

NOTE
7. Come tutti i paesi africani, la composizione etnica della Sierra Leone è molto variegata. Secondo l’ultimo censimento del 2008, il paese presenta due etnie maggioritarie, i temne e i mende, che rappresentano circa il 70% della popolazione totale. Altri gruppi etnici sono i limba (8%), i kono (5%), i mandingo (2%), i loko (2%) e i creoli (2%): questi ultimi sono i discendenti degli schiavi giamaicani liberi che si erano insediati nella zona di Freetown nel tardo Diciottesimo secolo. A completare il quadro etnico nazionale partecipano anche i rifugiati liberiani fuggiti dalla guerra civile e stabilitisi definitivamente nel paese, oltre alle piccole comunità di europei, libanesi, indiani e pachistani che rappresentano circa il 15% della popolazione totale.