Il pensiero di Chesterton – Critica delle teorie filosofiche moderne 1 – I divulgatori

Chesterton affronta i divulgatori piuttosto che i pensatori originali, perché sono i divulgatori quelli che mettono realmente in pericolo la sanità mentale del popolo, sono loro che possono sviare se non distruggere l'umanità, come insieme di individui reali, storici, convincendola del falso.
Autore:
Platania, Marzia
Fonte:
CulturaCattolica.it
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All'opposto la caratteristica di una filosofia vera perché ragionevole si identifica con la sua capacità di rendere conto nella sua spiegazione di tutto il reale; avrà una coerenza interna, logica, un rigore dimostrativo coniugato con una coerenza esterna, coerenza verso il dato dell’esperienza di cui è chiamata a rendere conto senza censure. Alla luce di questo criterio Chesterton inizia un rapido esame delle teorie filosofiche del suo tempo. Ora, è facile rimproverare a questo sommario esame la sua sommarietà: Chesterton non affronta tanto i filosofi veri e propri quanto i loro divulgatori (e magari banalizzatori); non tanto Nietzsche quanto Shaw o Wells, non tanto Spencer quanto Huxley e così via. Egli spesso polemizza con uno slogan, senza preoccuparsi di indagare quale posto esso occupi effettivamente nell'opera del suo autore. Questa accusa è fondata, ma può essere rovesciata in un encomio: non superficialità ma genialità pedagogica. Non bisogna dimenticare che Chesterton volle essere giornalista e polemista, a dispetto di tutti coloro che con buone e anzi ottime ragioni lo invitavano a lasciare il giornalismo per la letteratura. Difese il giornalismo come l'equivalente della costruzione delle cattedrali medioevali: un’opera immane e anonima; un’opera del popolo e per il popolo. Il popolo che è sempre in Chesterton il vetturino, il barbiere, il lattaio, l'uomo reale che si incontra per la strada. Questo uomo comune che egli intende salvaguardare non si interroga sulla natura umana leggendo ponderosi e polverosi volumi di filosofia, ma legge quotidianamente gli articoli di Shaw e Wells; e se non sa forse nulla dell’esistenza di Spencer o vive come ebbe a dire Chesterton nella vaga ma ostinata illusione di avere realmente letto “L'Origine delle specie” di Darwin, legge però gli editoriali del signor McCabe. Se Chesterton rivolge tutta la sua attenzione polemica ad uno slogan avulso dal suo contesto è perché il pubblico recepisce spesso più gli slogan del contesto. Nell'opera su Shaw egli riconosce perfettamente per esempio, che l'attacco all’istituzione del matrimonio non è in lui sinonimo di libertinaggio o disordine morale, ma nota come ciò sia effetto della matrice profondamente puritana di Shaw e si preoccupa di cosa quel principio, accettato, potrebbe causare in una natura non così naturalmente austera. In definitiva egli affronta i divulgatori piuttosto che i pensatori originali, perché sono i divulgatori quelli che mettono realmente in pericolo la sanità mentale del popolo, sono loro che possono sviare se non distruggere l'umanità, come insieme di individui reali, storici, convincendola del falso. Chesterton vaglia dunque tutte le correnti di pensiero che trovavano allora luogo nel dibattito giornalistico, che offrivano cioè la loro visione del mondo dalle pagine dei giornali all'uomo comune, e trova che esse mostrano le stesse caratteristiche della follia, che soffrono cioè della stessa singolare unione di una interna coerenza con una universalità ristretta, rattrappita.