Il pensiero di Chesterton – L’uomo naturale 1 – Il patriota

E' giunto il momento di indagare, con l'ausilio della produzione anche saggistica del nostro autore, quali siano le caratteristiche essenziali dell'umano.
Autore:
Platania, Marzia
Fonte:
CulturaCattolica.it
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L'analisi fin qui condotta ha evidenziato vari tipi di umanità enucleati nei diversi personaggi. E' giunto il momento di indagare, con l'ausilio della produzione anche saggistica del nostro autore, quali siano le caratteristiche essenziali dell'umano.
E' immediato notare che i personaggi positivi si pongono praticamente da sé stessi in una scala di crescente perfezione. Il patriota è disposto a morire per un ideale purchessia e perciò rende divino il meglio di ciò che si trova attorno: egli trasfigura il banale con la sola forza della sua immaginazione nutrita di amore appassionato. Una cancellata diventa per lui una sfilata di lance, un emporio un antro esotico carico di tutto il fascino delle terre lontane da cui giungono le spezie che vende, la farmacia un luogo di mistero e di benefica magia, solo grazie al suo sforzo immaginativo:
Per lui, due o tre negozi erano un arsenale; un’area purchessia era un fossato; spigoli di balconi o di gradini di pietra erano postazioni per un arciere o per una colubrina. E' pressoché impossibile far intendere ad una comune immaginazione sino a qual punto avesse saputo conferire al plumbeo paesaggio londinese i connotati romantici dell'oro”. (GKC, Il Napoleone di Notting Hill, pag. 91)
Ecco come un normalissimo emporio si trasfigura ai suoi occhi fino a contenere la gloria stessa di Salomone, come un tempio:
"Conosco le tentazioni di un droghiere al cospetto di una filosofia troppo cosmopolita. Immagino cosa si provi a sedere tutto il giorno circondati da derrate che provengono da ogni angolo del mondo, da mari esotici che non abbiamo mai solcato, da foreste misteriose che non riusciamo neppure a figurarci. Nessun monarca orientale ha mai goduto di tanta abbondanza, nemmeno Salomone al colmo della gloria ha gioito di tanto splendore. Lei ha l'India a portata di mano [...] La Cina le sta dinanzi agli occhi, il Demerara le sta alle spalle, l'America le sta sopra la testa e in questo momento, come un vecchio ammiraglio spagnolo, lei regge Tunisi tra le sue mani.". Il signor Mead lasciò cadere la scatola di datteri che proprio allora stava sollevando, poi la raccolse con occhi imbambolati. [...].
"[...] i suoi datteri provengono certo dagli svettanti palmizi di Berberia, il suo zucchero da strane isole dei tropici, il suo tè da oscuri villaggi celati tra le pieghe dell'Impero del Drago. E' possibile che, allo scopo di rifornire questa stanza siano state spogliate foreste sotto la Croce del Sud e fiocinato balene sotto la Stella Polare...".
(Ibidem, pp. 94-95)
Infine la farmacia:
"La drogheria è sontuosa, la drogheria è romantica. E' poetica, nel senso letterale di questa parola. Ma non è soprannaturale. Non lo è davvero. La farmacia, invece! Tutti gli altri negozi sono a Notting Hill, ma questo è nel paese delle Fate. Tutti quei grandi vasi colorati e rilucenti. Sicuramente è di questi che si serve il Padreterno per colorare i tramonti. Sono cose soprannaturali, e ancor più arcane quando hanno il potere di recare beneficio”. (Ibidem, pag. 96) La fame di significato è nel patriota talmente grande che egli è disposto ad accontentarsi di un ideale partorito da sé; versare il sangue è per lui sufficiente a rendere sacro questo ideale; nel vero significato etimologico del termine la sua morte è un sacrificio, da “sacrum facere”: rendere sacro. Il patriota vive la sua vita in una dimensione sacrale, benché in questa dimensione il dio non abbia ancora un volto, tanto da poter essere, al limite, il dio irresponsabile di Auberon Quin.