Il pensiero di Chesterton - 5 - La gratitudine

Autore:
Platania, Marzia
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Contingenza del mondo significa in definitiva il poter non essere delle cose, così come il loro poter essere diversamente da come sono. Questa, abbiamo visto, è l'imperfezione dell'essere che constatiamo: esso non è assolutamente, può cambiare perché non è mai tutto ciò che può essere, il suo essere attuale non esaurisce le sue possibilità di essere.
Il filosofo delle novelle delle fate è contento che la foglia sia verde precisamente perché avrebbe potuto essere scarlatta; ha la sensazione che sia diventata verde un istante prima che egli la guardasse. Cosi come si compiace che la neve sia bianca per il motivo strettamente razionale che avrebbe potuto essere nera. Ogni colore ha in sé come il potere e il coraggio di una scelta. (GKC, Ortodossia, pag. 81)
E' contento, si compiace perché come puntualizzava la nostra prima citazione, il mondo non è solo una sorpresa, ma è una sorpresa piacevole.
Il mondo è un luogo strano e sorprendente, che avrebbe potuto essere tutto diverso ma che è tutto delizioso. (Id. Ibid.)
Noi non possiamo apprezzare realmente il mondo, se non sullo sfondo della contingenza che lo caratterizza, sullo sfondo del nulla dal quale scaturisce e nel quale potrebbe tornare.
Sentivo parlare, quand'ero ragazzo, di uomini di genio rientrati o mancati; sentivo spesso ripetere che più d'uno era un grande "avrebbe - potuto- essere".
Per me, un fatto più solido e sensazionale è che il primo che passa è un grande "avrebbe - potuto - non - essere
". (Id. Ibid. pag. 89)
Proprio perché avrebbe potuto non esserci, la realtà, ogni aspetto della realtà, possiede una sua positività.
L'uomo non ancora creato, nella pura posizione del fanciullino non nato, non ha neppure il diritto di vedere un dente-di-leone perché non lui ha inventato il dente-di-leone o la vista degli occhi. (GKC, Autobiografia, pag. 333)
Poiché l'uomo non può vantare alcun diritto, alla vita come al dente-di-leone, perché non lui è l’autore dell'essere, allora la vita e il dente-di-leone, se non sono un diritto, sono un privilegio, un dono.
L'estraneità e la contingenza del reale dettano l'unica posizione ragionevole di fronte al reale, che è la gratitudine.
La verità è che Shaw non ha mai visto le cose come sono in realtà. Se ciò fosse accaduto egli sarebbe caduto in ginocchio di fronte ad esse [...] II fatto che Shaw tenga il capo eretto e atteggi il viso a sprezzo davanti al colossale panorama degli imperi e delle civiltà, non dimostra ancora che egli veda le cose come sono. Ne sarei molto più convinto se lo trovassi mentre si contempla, religiosamente attonito, i piedi. Me lo immagino mentre mormora tra sé "Che sono questi due magnifici ed operosi esseri, che mi accompagnano ovunque, sempre al mio servizio, senza che io ne sappia il perché? Qual misteriosa madrina comandò loro di raggiungermi, trottando, dal regno dei folletti quando nacqui? Quale dio della penombra, quale barbarico dio delle gambe devo propiziarmi con fuoco e vino, affinché essi corrano sempre con me?” (GKC, G. B. Shaw)
La gratitudine sorge spontanea dal contemplare la vastità del debito che ogni uomo ha contratto con l'autore dell'essere:
I bambini sono grati alla Befana che mette nelle loro calze doni di giocattoli o di dolci. Posso io non essere grato alla Befana che mi ha messo nelle calze il dono di due miracolose gambe? Si ringraziano gli amici che ci regalano una scatola di sigari o un paio di pantofole per il nostro genetliaco. Posso io non ringraziare qualcuno che per il mio primo genetliaco mi ha regalato la vita? (GKC, Ortodossia, pagg. 75-76)

Illustrazioni di Chiara Ciceri