Il problema della sofferenza 4 - Verso il superamento della solitudine

Gli spunti presenti in questa intervista, di cui pubblichiamo l'ultima parte, sono inquadrati in una visione più complessiva ed esaustiva nel testo di F. Botturi, La generazione del bene, Vita e pensiero. Il testo vuole essere una riflessione antropologica non astratta rispetto al piano dell’esperienza. Il tema del desiderio umano, qui toccato come strettamente connesso alla sofferenza è approfondito nel capitolo “Desiderio trascendentale” dove si esaminano il nesso bisogno-desiderio e le opzioni culturali più significative in merito a quella struttura fondamentale del soggetto umano che è il desiderio. Molte dense e importanti sono, nello stesso capitolo, le pagine dedicate alla prospettiva che vede nel desiderio una strutturale dimensione religiosa.
Autore:
Laguri, Innocenza
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Domanda Questo punto potrebbe collegarsi alla questione isolamento e rapporto con gli altri? Questo tutto di cui si fa parte attraverso il dolore è anche una domanda verso il superamento della solitudine, verso la comunione e la solidarietà?

F. Botturi
È molto vero questo, anche esperienzialmente. Ma questa esperienza oggi viene fatta in negativo: spesso oggi non c'è comunionalità perché la nostra cultura tende a renderci individualisti, per cui ognuno deve risolvere da solo i suoi problemi; quanto più ha un problema, tanto più si nasconde dagli altri finché non l’ha risolto: oggi i dolori della vita ci separano dagli altri. Ognuno di noi potrebbe raccontare tante storie di parenti, amici o vicini che fanno così: spariscono, poi sai che hanno avuto questa sofferenza, si sono rinchiusi, perché il singolo dolore non è messo dentro al grande movimento della vita e quindi è incondivisibile, è di quella singola persona e soltanto suo. Al contrario, nella misura in cui nel dolore si vede la dimensione di sofferenza e quindi di rinvio al desiderio, straordinariamente ci si accorge che il dolore che pure è mio e certamente in un certo senso è incomunicabile, però è partecipe di una questione, di una domanda che è di tutti.
La sofferenza dunque è la esperienza che può, forse in modo unico, ricondurre l'uomo al suo bisogno più originario, quello della relazione. L'uomo viene al mondo dentro una relazione umana che lo precede, e la sua vera nascita non è solo quella biologica, ma è costituita dal riconoscimento personale e sociale; l'uomo ha bisogno di un altro soggetto umano per avere valore, per giungere a se stesso, per essere cosciente di sé. La sofferenza, se vissuta come domanda, è una situazione dell'esistenza che accomuna gli uomini.

Domanda
In una società come la nostra, dove domina lo specialista, sembra che a pochi competenti sia riconosciuto il compito di aiutare ad affrontare la sofferenza.
Un esempio tratto dalla cronaca:lo psicologo è il competente abilitato al rispondere al lutto, così, quando c’è il soldato morto in Afghanistan , viene la psicologa dell’esercito per confortare la vedova o la moglie. Cosa vuol dire, anche se la cultura è specialistica, tenere conto di questa totalità richiamata dalla sofferenza?


F. Botturi
Che cosa può fare la psicologia davanti alla sofferenza? Può lenire l'aspetto della sofferenza che è il dolore, ma non affronta il problema del senso, a meno che faccia qualcosa di diverso, riconoscendo i limiti della psicologia: la psicologia, come in generale le scienze umane, serve ad analizzare situazioni, a prendere provvedimenti; la medicina, le strategie sociali rendono la vita più sopportabile, ma non danno il senso della sofferenza, la loro natura non ha questo compito.
Sinteticamente, dobbiamo decidere tra queste due opzioni:
a) decidere se, attraverso tecniche e strategie, affrontiamo in modo sufficiente la questione della sofferenza, del desiderio, che è la questione centrale della vita;
b) utilizzare tutto quanto riguarda tecniche e strategie , ma inscriverle in un orizzonte più vasto.
Se la scelta cade su a), avremo degli esperti che risolvono il problema del dolore, si parla di expertise, ma essa non copre tutta la questione, a meno che uno neghi che esista la questione del desiderio, oppure lo riconosca ma cerchi di soffocare la questione.
Io penso che la questione non sia liberarsi dal desiderio, ma liberare il desiderio. Per chi prende in considerazione il proprio desiderio, è importante che prenda in considerazione l'alternativa posta dal Cristianesimo, che è parte fondamentale della nostra storia e della nostra cultura.
Il cristianesimo non è la religione del dolore, piuttosto la religione del desiderio. Infatti è la sede di un avvenimento che porta in sé i segni della Resurrezione, di un evento che si propone come profezia e compimento, come garanzia della possibilità che il desiderio umano non sia vano, che il desiderio umano possa avere una risposta adeguata. Per questo la fede cristiana è in grado di prendere in considerazione la totalità della vita , che fa sì che la vita possa camminare in modo rassicurante, costruttivo, solidale.