Il “Caso Alagoinha” 4 – Progetti di legge sull’aborto in Brasile

La promozione internazionale del delitto di aborto, per innalzarlo alla categoria di diritto umano, è ciò che sta dietro la triste vicenda accaduta nella città di Recife.
Autore:
Monteiro, Alberto R. S.
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Alla fine del 2005, il governo Lula ha elaborato un progetto di legge che, presentato al Congresso dalla Segretaria delle Politiche delle Donne, un settore che dipende direttamente dalla presidenza
della Repubblica, si proponeva di rimuovere dal Codice Penale brasiliano tutti i tipi di delitti di aborto e, di conseguenza, di trasformare l'aborto in una pratica totalmente legale, durante tutti i nove mesi di gravidanza, dal concepimento fino al momento della nascita. Il progetto era così assurdo che costò al suo relatore, l'onorevole Jandira Feghali, l'elezione al Senato, che prima di questo era data per scontata. Jandira poi cercò di farsi eleggersi sindaco di Rio de Janeiro, ma a causa dello stesso motivo ebbe una votazione negativa. Il progetto, portato in votazione alla Camera dei Deputati, fu bocciato prima dalla Commissione per la Sicurezza Sociale e Famiglia con 33 voti contrari e ZERO favorevoli e, subito dopo, fu bocciato anche dalla Commissione di Costituzionalità della stessa Camera con 57 voti contrari e quattro favorevoli. La maggioranza dei deputati favorevoli all'aborto non si presentarono a votare, o semplicemente si ritirarono dall’aula dopo il dibattito e immediatamente prima della votazione, per non subire la vergogna della schiacciante sconfitta. Ciò avrebbe dovuto chiudere il procedimento legislativo del progetto; però esso è stato ripresentato per iniziativa di José Genoino, deputato dello Stato di Pernambuco, e dovrà essere ancora votato in seduta plenaria dalla Camera. Nel mese di aprile 2006, la legalizzazione dell'aborto è stata ufficialmente inclusa dal Partito dei Lavoratori, il partito attualmente al governo fondato proprio da Lula, come parte del programma ufficiale di governo per il secondo mandato del Presidente. Più tardi, quattro giorni prima del primo ballottaggio delle elezioni per il secondo mandato, il 27 settembre 2006, lo stesso Presidente Lula ha incluso la legalizzazione dell'aborto nel suo programma personale di governo. Durante il secondo mandato presidenziale il Partito dei Lavoratori (PT, o 'Partido dos Trabalhadores' in portoghese) ha inoltre deciso che, anche se quasi tutta la popolazione è contro la legalizzazione dell'aborto e considera questa pratica come un omicidio, se un membro del PT ostacola la promozione dell'aborto in Brasile, può essere denunziato, giudicato e espulso dal Partito dei Lavoratori. Difendere la vita nascente innocente, anche se l'aborto è considerato dalla legge un reato punibile dalla legge, è ora, secondo il Partito dei Lavoratori, una violazione molto grave di etica che richiede l'espulsione dal Partito. Non solo il PT, un partito costruito da Lula negli anni ’80 con l'aiuto decisivo della Chiesa Cattolica, ha deciso di promuovere l'aborto, ma ora esso non riconosce più al proprio interno il diritto a decidere. Due deputati del PT, contrari all'aborto, i deputati federali Luiz Bassuma, del PT dello Stato della Bahia, e il deputato Afonso Henrique, del PT dello Stato dell'Acre, in questo momento sono sottoposti a un processo nel Comitato di Etica del Partito dei Lavoratori e possono essere espulsi dal partito per il semplice motivo di difendere la vita ed essere contro la legalizzazione dell'aborto. Altri parlamentari dello stesso Partito dei Lavoratori che hanno lavorato per difendere la vita, come il deputato Nazareno Fonteles del PT dello Stato del Piauí, sono considerati come prossimi bersagli di simili processi. Secondo il Segretariato delle Donne del Partido dos Trabalhadores, questi deputati disobbediscono apertamente a una risoluzione del Partito, avvenuta nel 2007, che approva il diritto all'aborto. Il sito del Partito dei Lavoratori ha recentemente considerato il processo di espulsione dei deputati a favore della vita come
"UNA VITTORIA PER LE FEMMINISTE DEL PT".
Secondo il sito ufficiale,
"LA PARTECIPAZIONE DI QUESTI DEPUTATI IN MANIFESTAZIONI PUBBLICHE CONTRO LA LEGALIZZAZIONE DELL'ABORTO NON PUÒ RESTARE IMPUNITA, MA DEVE AVERE CONSEGUENZE E RICHIEDE L'APPLICAZIONE DI UNA PENA".

http://www.pt.org.br/portalpt/index.php?option=com_content&task=view&id=15103&Itemid=201

L'introduzione dell'aborto, ideologicamente collegato con la liberazione della donna, non è un desiderio del popolo brasiliano. È invece promossa e finanziata da una rete di ben note fondazioni
internazionali, il cui vero scopo è quello di controllare la crescita della popolazione. Il governo brasiliano è connivente con questa rete, e questo è uno dei motivi per cui è necessario avviare
immediatamente la Commissione Parlamentare d'Inchiesta sulla promozione dell’aborto in Brasile, un'iniziativa di centinaia di politici brasiliani, i principali dei quali sono Luiz Bassuma e Henrique Afonso. Questo è anche uno dei motivi per cui il Partito ha fretta di espellerli. E la promozione internazionale del delitto di aborto, per innalzarlo alla categoria di diritto umano, è anche ciò che sta dietro la triste vicenda accaduta nella città di Recife.