La lezione di Nelson Mandela 10 - Lo sport e il Tribunale di riconciliazione

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Il governo di coalizione
Politici e mass media internazionali hanno giustamente ammirato in questo discorso il porsi del leader come presidente di tutti, lontano da ogni rivalsa e vendetta nei confronti degli sconfitti, ma oltre a questo a noi pare che la vera grandezza sia stata nell’appellarsi all’umanità profonda di ogni uomo, a quei principi fondamentali che albergano nel cuore di ciascuno, sul riconoscimento dei quali solo si può costruire un nuovo domani e che sono: la speranza nel cambiamento, l’inizio di una vita di cui gioire assieme, la collaborazione per la costruzione nazionale, il risanamento delle ferite e l’affermazione di una pace possibile, il riconoscimento dell’ inalienabile diritto di ogni uomo alla dignità umana, la fede nella giustizia, la fiducia nella nobiltà dell'animo umano, la solidarietà fra uomini liberi, uguali, fiduciosi di una vita gloriosa in una terra benedetta da Dio.
Sorprendendo amici e nemici, Nelson indice un ricevimento per le vedove dei politici che lo avevano imprigionato e pranza con il magistrato che voleva la sua impiccagione dopo che era diventato Presidente. Mandela si preoccupa della costruzione della Nazione e con ogni gesto cerca di allontanare le paure delle minoranze in Sudafrica. Di nuovo egli si propone come negoziatore e intermediario per la convivenza pacifica e la riconciliazione.
Pur disponendo della maggioranza dei seggi, l’African Congress preferisce dividere il potere con la minoranza bianca, dando vita ad un governo di coalizione con Mandela come presidente e de Klerk, il partito del quale aveva ottenuto il 20% dei voti, come vicepresidente.

Lo sport e il Tribunale del 1995
Nelson credeva molto anche nello sport come mezzo e occasione di unificazione nazionale e il 24 giugno 1995, a Johannesburg, quando personalmente consegna il Webb Ellis Trophy a Francois Pienaar, capitano della nazionale sudafricana di rugby, la sua presenza in campo, nella premiazione della squadra di casa di rugby nella finale del campionato del mondo, significa molto di più della felice conclusione della gara sportiva: è il simbolo del superamento del passato segnato dall’apartheid e la fiducia nella rinascita di un paese unificato.
Commenta lo Stengel: Fu uno dei più entusiasmanti momenti della storia dello sport e della politica. Per Mandela “Lo sport ha il potere di cambiare il mondo…..ha il potere di ispirare….. di unire le persone in un modo unico”. “Lo sport parla ai giovani in una lingua che comprendono. Lo sport può creare speranza dove una volta c'era solo disperazione. E' più potente della politica per abbattere le barriere razziali. Ride in faccia a tutti i tipi di discriminazione”. (discorso a Monaco nel 2000)
Ma un’ ultima intuizione, la quarta da noi individuata, la più magnanima, rimane da concretizzare per rendere visibili a tutti i cittadini quei principi che egli vuol porre a fondamento del nuovo Stato. Con un atto di clemenza generale con cui lo Stato rinuncia all’applicazione della pena, indice nel 1955 la Truth and Reconciliation Commission (Commissione per la verità e la riconciliazione), cioè un tribunale straordinario del Sudafrica (e fra i giudici c’è l’ arcivescovo anglicano Desmond Tutu primo arcivescovo anglicano nero a Cape Town, fiero oppositore dell’apartheid e vincitore del premio Nobel per la pace nel 1984)(14), che raccolga le testimonianze relative ai crimini commessi durante l’apartheid da entrambe le parti, e conceda dove possibile l’amnistia.
Come non pensare che anche questa decisione improntata alla clemenza e alla fiducia nell’uomo non scaturisca dalla sua esperienza personale negli anni di carcere, quando coltivava gli ortaggi e li distribuiva contemporaneamente ai detenuti amici e ai carcerieri, abbattendo barriere e pregiudizi?
Non può esserci infatti rispetto e collaborazione fra uomini che vogliano iniziare una nuova storia comune, se permane indelebile il ricordo del loro essere segnati da un passato di vittime o carnefici o di entrambe le cose, senza l’iniziativa e l’esempio di uno Stato che ha a cuore il bene di tutti e il riferimento e ad una giustizia più grande e superiore. E la clemenza è un principio superiore alla giusta applicazione della legge e della pena.
Giovanni Paolo II che si è incontrato con Mandela nel giugno del 1990 ricorda nella Dives in misericordia (1980) commentando la parabola del figliol prodigo, che: l’amore si trasforma in misericordia quando occorre oltrepassare la precisa norma della giustizia precisa e spesso troppo stretta… Sarebbe difficile non avvedersi che molto spesso i programmi che prendono avvio dall'idea di giustizia e che debbono servire alla sua attuazione nella convivenza degli uomini, dei gruppi e delle società umane, in pratica subiscono deformazioni………. L'esperienza del passato e del nostro tempo dimostra che la giustizia da sola non basta e che, anzi, può condurre alla negazione e all'annientamento di se stessa, se non si consente a quella forza più profonda, che è l'amore, di plasmare la vita umana nelle sue varie dimensioni... Così dunque, la fondamentale struttura della giustizia penetra sempre nel campo della misericordia. Questa però ha la forza di conferire alla giustizia un contenuto nuovo, che si esprime nel modo più semplice e pieno nel perdono. Esso infatti manifesta che, oltre al processo di «compensazione» e di «tregua», che è specifico della giustizia, è necessario l'amore, perché l'uomo si affermi come tale.
E tutti noi ricordiamo le parole che Shakespeare ne Il Mercante di Venezia, fa dire a Porzia nel tentativo di convincere il mercante Shylock ad essere clemente verso il suo debitore: La clemenza ha natura non forzata, cade dal cielo come la pioggia gentile sulla terra sottostante; è due volte benedetta, benedice chi la offre e chi la riceve; è più potente nei più potenti, e si addice al monarca in trono più della sua corona. Lo scettro mostra la forza del potere temporale, è l'attributo della soggezione e della maestà, sede del timore che incutono i regnanti; ma la clemenza sta sopra al dominio dello scettro, ha il suo trono nel cuore dei re, è un attributo di Dio stesso; e il potere terreno più si mostra simile al divino, quando la clemenza mitiga la giustizia.


I risultati della Commissione vengono pubblicati nel 1998.
Dopo pochi anni, nel 1999, sposa in terze nozze Graça Machel, con rito evangelico di benedizione del matrimonio officiato dall’amico Desmond Tutu, e, come aveva dichiarato alla nomina, si dimette dal suo mandato di presidente e capo del governo per ritirarsi per sempre dalla vita politica, non dalla scena pubblica, che lo cercava, voleva incontrare con eventi, celebrazioni e concerti (15) il fondatore e mito vivente di un paese finalmente libero.
Il suo compito è concluso, pur continuando a svolgere un ruolo chiave come garante morale della stabilità del Paese e come padre del nuovo Sudafrica.
E’ morto il 5 dicembre 2013 a 95 anni. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha osservato un minuto di silenzio per onorare l’uomo che nella storia dei conflitti fra popoli e razze diverse ha offerto la testimonianza della sua fiducia nell’umanità agli uomini di oggi e di domani.

NOTE
14) Nato nel 1931 a Klerksdorp, Desmond Tutu, primo arcivescovo anglicano nero a Cape Town, è sempre stato un fiero oppositore dell’apartheid. Vincitore del premio Nobel per la pace nel 1984, gli si attribuisce la definizione del Sudafrica come “nazione arcobaleno”, a indicare la convivenza tra le etnie del Paese. È da sempre attivo nella promozione e difesa dei diritti umani.
15) Il 27 giugno 2008 a Londra, in Hyde Park, si è svolto un grande concerto per ricordare i suoi novant'anni, il suo impegno nella lotta contro il razzismo e il suo contributo alla lotta contro l'AIDS. A sorpresa Nelson Mandela ha voluto essere presente al concerto, accolto da una straordinaria ovazione di circa 500 000 persone. Ai lati del palco campeggiava il numero 46664, il numero che era scritto sulla sua giubba durante la permanenza in carcere.