Problematiche etiche sul vaccino per il Papilloma Virus 1 - Aspetti medici

Autore:
Tanduo, Luca e Paolo
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Nel Febbraio 2008 il Ministro per la Salute Livia Turco annunciava che stava partendo in tutta Italia la prima vaccinazione pubblica contro il Papilloma virus. Il programma vaccinale prevede la chiamata dalle Asl alla vaccinazione attiva, attraverso una lettera di invito, di 280.000 bambine italiane nate nel 1997 per il 2008, di quelle nate nel 1998 per il 2009, ecc.
Il papilloma virus umano o HPV (acronimo di Human Papilloma Virus) è la più diffusa infezione degli organi del sistema riproduttivo, può causare il tumore maligno del collo uterino o altri tipi di infezioni meno gravi. Il cancro da HPV è estremamente diffuso, è per incidenza il secondo tipo di cancro che colpisce la popolazione mondiale delle donne. Sono 470.000 i casi diagnosticati ogni anno, approssimativamente provocano la morte di 233.000 donne. L’incidenza più alta è nei paesi in via di sviluppo, l’83% dei casi di tumore maligno del collo uterino viene registrata lì. Il rischio di mortalità per tumore maligno del collo uterino è di 1,5% nei paesi in via di sviluppo e del 1,26% nei paesi sviluppati. L’HPV è una STI, cioè una infezione sessualmente trasmessa. Il rischio di contrarre una infezione da HPV aumenta con il numero dei partner sessuali, ed è massimo nell'età giovanile (20-35 anni). Minimo il rischio di contrarre il virus tramite contatto orale e cutaneo. Circa il 70% delle nuove infezioni HPV viene guarito in 1 anno, e il 91% entro i 2 anni. Solo in caso di persistenza nel tempo di infezioni di HPV ad alto rischio oncogenico è possibile, in una minoranza dei casi e nel corso di parecchi anni, lo sviluppo di un tumore maligno del collo uterino.
Questo tumore, nonostante l’efficacia delle campagne di screening (le lesioni da HPV del collo uterino possono essere riconosciute mediante il Pap test, la colposcopia o tecniche di patologia molecolare), colpisce ancora ogni anno nel nostro Paese circa 3.500 donne e causa la morte di 1.000 di esse. Secondo il ministero della salute “oltre il 75% delle donne sessualmente attive si infetta nel corso della propria vita con un virus HPV, e oltre il 50% con un HPV ad alto rischio oncogeno. Le donne sotto i 25 anni hanno il più alto rischio di acquisire un’infezione da HPV ad alto rischio (4,5%) che cala all’1% in donne di età compresa tra 35 e 55”.
L’unico paese europeo dove la campagna di vaccinazione gratuita è partita è l’Italia, in altri stati è consigliata ma è a pagamento. Gli USA sono stati il primo paese a introdurre la vaccinazione su larga scala.
“Valutazioni condotte per bambine e ragazze tra i 9 e 15 anni hanno dimostrato che in questa età il vaccino induce una risposta immunitaria maggiore di quella osservata nelle donne tra i 16 e i 26 anni. A distanza di un mese dalla terza dose il 99-100% delle vaccinate presentava anticorpi circolanti verso i tipi di HVP contenuti nel vaccino.La persistenza degli anticorpi è stata dimostrata per i 4 anni successivi alla vaccinazione”. Per quanto riguarda l’efficacia clinica per donne che non erano infettate e hanno seguito i protocolli l’efficacia delle tre dosi nel prevenire le lesioni è stata del 95%, che cade al 47% per donne che avevano già infezione HPV o non hanno seguito il protocollo.
Il principale benefit della vaccinazione è quello di ridurre la frequenza delle infezioni da HPV e le lesioni associate. Tuttavia le infezioni da HPV possono ripresentarsi e ripetersi dopo qualche anno e il rischio di contrarre nuove infezioni è strettamente legato al comportamento sessuale dell’individuo.
La decisione di selezionare una fascia di età precisa e monitorarla ha anche l’intenzione di raccolta dati e di studio epidemiologico.

Il vaccino è in grado di prevenire nella quasi totalità dei casi l’insorgenza di un infezione persistente dei due ceppi virali (n.16 e n.18) responsabili attualmente del 70% dei casi di tumore. La somministrazione del vaccino prima dell’inizio dei rapporti sessuali è particolarmente vantaggiosa perché induce un’efficace prevenzione prima di un eventuale contagio. Il vaccino non è terapeutico, non può curare pregresse infezioni. Se c’è un infezione persistente non è efficace e rimane attivo solo per i ceppi non ancora contratti.