La questione del gender 2 - Uguaglianza e differenza

Autore:
Laguri, Innocenza
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Il concetto di uguaglianza sotteso. Un altro modo di pensare l’uguaglianza: riconoscimento della differenza.

Questo modo di intendere l’uguaglianza conduce ad un grave irrealismo; la Scaraffia cita Sylvane Agacinsky: ciò che fonda la parità è l’universale dualità del genere umano. Un’altra autrice citata nell’articolo, Eva Kittay, nota che la parità con il maschio è stata raggiunta dalle donne che non hanno responsabilità di cura, ma questa non è la vera uguaglianza, è invece depauperazione. In altri termini l’uguaglianza sarà sempre formale finchè non sarà riconosciuta la differenza. Molto interessante è il collegamento fatto dalla Kittay tra differenza e dipendenza, infatti la società non è fatta di relazioni uguali, ma di relazioni differenti, tra cui, importanti, le relazioni di dipendenza; pertanto vedere solo l’indipendenza o la parità vuol dire essere ben lontani dalla realtà delle relazioni umane (si pensi all’infanzia, alla vecchiaia, alla malattia, alla disabilità).
Utili per capire che non c’è uguaglianza se non nel riconoscimento della differenza sono le osservazioni di Romani Guardini (Il Signore, Morcelliana) a proposito di giustizia-uguaglianza. Guardini fa un discorso che vale in generale per tutte le relazioni, dunque in esso può anche essere compresa la questione del riconoscimento della differenza sessuale. Realizzare l’uguaglianza coincide con la realizzazione della giustizia, ma, dice Guardini, giustizia vuol dire dare a ciascuno ciò che gli spetta. Ora, per sapere cosa spetti a ciascuno si deve guardare con apertura (Guardini usa il termine amore) a ciò che l’altro è realmente, quindi giustizia non è uguaglianza universale, ma ordine vivo secondo la diversità delle persone. E ricorda il saggio detto dei classici “Summum jus, summa iniuria”.