Il Mistero pasquale nel Miracolo di Bois-Seigneur-Isaac

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Il mistero pasquale, lo sappiamo, costituì il primitivo fondamentale annuncio del Vangelo da parte degli Apostoli, il cosiddetto Kerigma: Gesù di Nazareth, chiamato il Cristo, che fu crocifisso per i nostri peccati, è risorto per la nostra salvezza.
Della memoria di questo evento si nutre la Chiesa di generazione in generazione perpetuandola nel sacramento dell’Eucaristia che attualizza, appunto, nell’oggi di ogni tempo, il mistero pasquale.

C’è un miracolo eucaristico, del quale quest’anno ricorre il sesto centenario, che ripropone con straordinaria freschezza questo primitivo annuncio della Chiesa.
Siamo in Belgio a 15 chilometri da Waterloo, a Bois-Seigneur-Isaac. Corre l’anno 1405, il martedì 2 giugno - nel pieno della novena di Pentecoste - un cavaliere di quella zona, Jean du Bois, fece uno strano sogno. Gli apparve un uomo piagato e sofferente che con accorata insistenza chiedeva un medico e un avvocato che potessero prendersi cura della sua causa. Il du Bois non si diede troppa pena per quel sogno ignorandolo completamente. La notte seguente però l’uomo piagato si ripresentò con la stessa misteriosa richiesta. Turbato l’uomo cercò, ancora una volta, di dimenticare la visione notturna. La terza notte l’uomo piagato rinnovò, allo spaventato du Bois, la richiesta dell’aiuto di un medico e di un sacerdote che prendessero in mano la sua causa, a quel punto il cavaliere, fattosi animo, gli domandò chi mai fosse. Costui, sempre sanguinante, rispose: Vai nel Santaurio di Isaac, ivi mi troverai e capirai che sono.
Il venerdì mattina, 5 giugno, il cavaliere si recò alla Cappella indicata.


Quello stesso giorno il decano del luogo, Pere Ost, uscendo di casa avvertì l’impellente chiamata ad andare al Santuario di Isaac per celebrare una Messa. Nessuna celebrazione era prevista per quel giorno, in quel luogo cosicché, andandovi, il buon prete si domandava perché mai non potesse sottrarsi a quell’impulso. Giunto colà molto si rallegrò di aver obbedito alla mozione dello Spirito perché parecchie persone erano radunate in Cappella, quasi in attesa della celebrazione e tra queste vi era anche du Bois.
Iniziò la Santa Messa, ma giunto all’offertorio, proprio mentre dispiegava il corporale Ost vide, non senza dolorosa sorpresa, che una mezza ostia era stata dimenticata fin dalla celebrazione precedente. Prontamente egli cercò di consumarla senza farsi accorgere, ma ecco che l’ostia, tenacemente incollata al corporale, gettava sangue vivo. A quella vista il decano svenne e lo soccorse proprio il cavaliere du Bois, il quale, resosi conto del prodigio, comprese la visione notturna ed esortò il sacerdote a proseguire la Messa senza timore poiché quel Miracolo era opera divina. Gli narrò allora dell’uomo dei sogni e come ora ne avesse finalmente compreso l’identità.
Tutti i presenti videro l’ostia, la quale pur mantenendosi bianca continuava a sanguinare. Il miracolo si perpetuò per quattro giorni. Fu interpellato anche il vescovo di Cambrai, Pierre d’Ailly (confessore di Carlo VI, cardinale e legato pontificio) che trattenne in osservazione il corporale tentando - invano - di lavare le macchie di sangue. Egli, infine convinto, emanò il 18 ottobre 1413 una bolla con la quale certificava l’autenticità del fenomeno.


Abbiamo in questo miracolo riassunto l’intero mistero pasquale. Cristo si manifesta al cavaliere come il vivente, piagato, ma vivente. La stessa immagine di morte e risurrezione la offre l’ostia miracolosa che pur rimanendo bianchissima, sanguina. Cristo, chiama du Bois in suo aiuto e difesa, lo vuole perciò suo testimone. Anche per lui, come fu per gli apostoli, si ripete il mistero della fede cristiana che nasce non da un’idea, ma da un evento storico di cui si diventa testimoni, un evento che ha sconfitto la morte e introdotto nel mondo la novità di una vita “altra”. Il cavaliere poi riconosce Gesù solo allo “spezzare del pane”, cioè nel momento celebrativo, laddove si fa memoria dell’offerta salvifica del Signore, comunicando con essa.


La celebrazione eucaristica ci rende presenti al Mistero, ed è, pertanto, significativo che alla domanda di identità rivolta dal Cavaliere a Cristo questi risponda: vai nella Cappella di Isaac, ivi mi troverai e capirai chi sono.
Du Bois trova Cristo nell’Eucaristia, cioè nel sacramento che fa memoria del Mistero Pasquale: passione morte e risurrezione e che mette la nostra piccola storia quotidiana a contatto con quell’unico grande evento di salvezza che ha rinnovato il mondo e sempre lo rinnova.
L’ostia abbandonata nel corporale dice la dimenticanza di questa Presenza viva da parte persino del clero, mentre il sangue che ha imporporato il corporale dice la perenne offerta di Cristo per questa umanità dimentica di lui.
Ecco chi “conosce” du Bois: Colui che ama sempre, anche senza essere amato, Colui che dona la sua vita a coloro che sempre e ancora sono peccatori.
Du Bois, entrato come cavaliere nella Cappella di Isaac, ne esce come testimone. Il medico e l’avvocato da interpellare sono sì le persone che contribuiranno a certificare la dimensione soprannaturale dell’evento, ma non solo. Il medico può essere identificato anche con il decano chiamato, proprio dall’ostia abbandonata, a “curare” la tiepidezza del popolo riguardo al Mistero della Presenza reale. Avvocato è lo stesso du Bois la cui testimonianza sarà la miglior difesa nei confronti della verità del Mistero pasquale vivo e operante nel Sacramento.