Celora, Saul e Nicola - La storia dei filosofi antichi

ARES, "Protagonisti della storia"



La storia dei filosofi antichi di Saul e Nicola Celora inaugura una collana di libri per ragazzi con altri due testi La vita di Tommaso Becket e Jakov. Un angioletto per Maria.
Il primo dei testi proposti rappresenta una novità dal punto di vista editoriale perché per la prima volta viene rivolta attenzione ai ragazzi per proporre loro un contenuto inedito.
Gli autori in quest’intervista hanno così risposto alle domande dei più scettici.

Qual è la genesi di questo racconto?

Ci sono mille ragioni per le quali un autore può decidere di scrivere qualcosa. Nel nostro caso, semplicemente, ci interessava raccontare qualcosa di particolarmente prezioso della nostra esperienza.
Così abbiamo scelto di scrivere un libro a quattro mani su un tema tanto particolare perché, al termine degli studi (entrambi, a breve giro, ci siamo laureati in filosofia presso la Cattolica di Milano) e in virtù della passione maturata per la storia del pensiero, avevamo il desiderio di raccontare anche agli altri le ragioni di questa passione.
E così siamo partiti rivolgendoci ai ragazzi, partendo dal presupposto (che è poi l’assunto di partenza del nostro libro) che la filosofia non riguarda problemi astratti, ma il problema fondamentale della vita, cioè il senso della vita stessa.
E quindi abbiamo scelto di parlare ai ragazzi perché, paradossalmente, è più facile parlare di filosofia con un bambino (che ancora non fa nulla per eludere le domande fondamentali sull’esistenza) piuttosto che con un adulto.
Per un adulto, più facilmente, la ricerca del senso coincide con un’azione leziosa ed astratta: per un bambino, che oltretutto non è ancora in grado di procedere, in termini gnoseologici e di conoscenza, per astrazione, la ricerca del senso coincide con un esercizio quotidiano.

Come siete riusciti a pubblicare questo testo?
Chiunque pubblichi qualcosa, fa normalmente esperienza di una gratuità, perché aver modo di raccontare agli altri la propria esperienza comporta sempre l’incrocio di diverse esperienze di gratuità.
E il nostro primo debito, la prima esperienza di gratuità che abbiamo vissuto la dobbiamo senz’altro ad Eugenio Corti.
La prima persona alla quale infatti abbiamo fatto leggere il nostro manoscritto (allora non ancora completo) è stata Eugenio Corti.
Allora - insieme ad altri amici - avevamo la fortuna di una frequentazione piuttosto assidua di Corti.
Ebbene, non più di una settimana successiva alla consegna, Corti ci riconsegnava il manoscritto, con alcuni preziosi appunti e suggerimenti a matita in calce, e con un pensiero di sintesi, con il quale esprimeva apprezzamento.
Insieme, Corti, da una parte, ci incoraggiava a continuare e, dall’altra, ci ricordava - come per prepararci - che non sarebbe stato poi così facile trovare un editore disposto a investire su un’opera di questo tipo.
In effetti, quell’incontro risale a più di 5 anni fa.
Ma oggi, anche grazie ad un amico come Guglielmo Gualandris, un editore ci ha trovati.

Un altro punto da toccare è quello dell’originalità.
Perché scrivere l’ennesima opera sui filosofi?

A noi, fondamentalmente, interessava semplicemente raccontare la storia del pensiero a partire dal presupposto che il tentativo di dare una risposta al senso della vita e della storia stessa sia la cosa più umana che si possa fare.
I nostri genitori non ci hanno educato attraverso lo studio della filosofia; ci hanno però educato insegnandoci che una vita che non venga spesa per tentare di rispondere alle domande capitali che la filosofia pone (cioè le domande fondamentali sulla vita) è una vita priva di dignità.
Il punto, quindi, è che la filosofia non è irrinunciabile in sé: quel che c’è di irrinunciabile è ciò che la muove.
Solo per questa ragione, mentre abbozzavamo le prime pagine, capivamo bene che la storia del pensiero non può essere letta e svilita in funzione di divertissement, come giocando su un insieme di elucubrazioni e astrazioni prodotte da perditempo lungo i secoli per dare materiale da lettura sotto l’ombrellone.
Raccontare ai ragazzi il pensiero e la vita di Talete, il primo filosofo, o di Platone, non può coincidere con una semplificazione tale per cui Talete e Platone diventano due macchiette da avanspettacolo.
L’originalità del nostro lavoro, se ce n’è e se ne troverete, sta nel tentativo di guardare con serietà a tutti i tentativi svolti nei secoli dall’uomo per trovare una risposta ai suoi perché.

Siamo alla questione della scientificità.
Raccontare ai ragazzi una storia potrebbe semplificare alcuni concetti fino al rischio di perdere in rigore…
Ebbene, noi siamo partiti da quanto abbiamo appreso nei nostri studi e, nei nostri studi, ad esempio, c’è stata la frequentazione delle pubblicazioni e delle lezioni di un grande maestro (almeno nello studio dei greci) come Giovanni Reale.
La narrazione è costruita tentando di rintracciare verosimilmente - quando non è il filosofo stesso a esplicitarlo - l’esperienza che ha originato il pensiero.
Questo non è certo il luogo di discussioni accademiche sul concetto di verosimiglianza (discussioni che, fra l’altro, probabilmente non saremmo in grado di condurre in modo così brillante quanto Aristotele nella sua Poetica).
Ci limitiamo a dire che le storie che sono raccontate nel nostro libro sono sempre verosimili: partendo dai dati a disposizione, dalle biografie e dagli scritti - quando consultabili - dei filosofi antichi, abbiamo cercato di affrontare la filosofia con autenticità, senza svilirne il significato, senza banalizzare, ma evitando di cadere nella trappola pelosa della scientificità.
Così, ad esempio, alcuni degli episodi minori legati ai diversi pensatori sono verisimili e non storici.
O ancora, questo non toglie che ci si sia permessi qualche licenza (che in molti denunceranno) come quella di aver voluto far crescere i pomodori in Magna Grecia, o si abbia voluto far ricondurre la genesi di qualche luogo comune ai primi pensatori della Grecia.

Veniamo al tema della completezza. Siete riusciti a raccontare l’intera storia dei filosofi?
Il nostro libro non nasce come testo per la didattica, anche se può essere utilizzato come tale.
Anche qualora fosse nato come testo per la didattica, in ogni caso, il problema della completezza si sarebbe posto.
Ma a noi interessava innanzitutto raccontare, in maniera piana, di quanto ha suscitato in noi l’incontro con i diversi autori.
La nostra esperienza, per altro comune a quella della maggior parte di chi legge qualcosa di affascinante (fosse anche semplicemente una biografia), è quella di maturare le stesse suggestioni, la medesima suggestività di un incontro con una persona viva.
Così è, nel caso dello studio della storia del pensiero, ciò che appare evidente ad esempio nelle opere di Giovanni Reale.
Ebbene, la nostra scelta è stata quella di raccontare quanto è rimasto come suggestione, come idea sintetica, come ciò che non risulta accessorio nei ragionamenti, con la cura di raccontare i contenuti di un incontro nel modo più completo possibile.
Ma si capisce bene che, in questo senso, la parola completezza per noi ha assunto un carattere tutto speciale, e non ha preso certo la strada dell’indugio in un’analisi a 360 gradi degli autori (sempre che una tale analisi sia possibile a qualcuno).

Arriviamo ad una bella domanda. Ma i bambini capiranno?
I bambini capiscono. I bambini - ci dice l’esperienza e ci dicono persone e amici autorevoli - capiscono quando qualcuno parla loro.
Non è necessario, per far capire qualcosa di importante ad un bambino, balbettare le parole, o digerire un contenuto e servirlo come omogeneizzato.
Resta naturalmente il fatto che i bambini sono bambini. E quindi, come si fa?
Noi - io e mio fratello - siamo pieni di immaginazione. Forse perché i nostri genitori non hanno mai voluto darci risposte liofilizzate. La lettura è stata testata sui bambini e quindi non solo capiranno, ma hanno capito.
Ebbene, se occorre davvero rispettare la natura di un bambino, per il quale molto spesso l’astrazione - in termini di processo della conoscenza - può diventare un fatto violento, occorreva utilizzare le immagini. Occorreva costruire una storia immaginifica.
Per questo abbiamo voluto che anche Benedetto Chieffo ci desse una mano in questo, riuscendoci perfettamente. Benedetto è allievo di Lobato, uno dei più grandi illustratori di libri per ragazzi a livello mondiale.
Tornando al tema dell’immaginifico, del resto, bisogna dire che molti di noi, anche da adulti, imparano sviluppando questa capacità di immaginare.
Io ad esempio, sono dotato di una memoria analitica vicina allo zero assoluto. Ebbene, quando penso a Pirrone lo scettico, forse uno dei miei autori preferiti della prima filosofia, lo ricordo ancora per le note biografiche di Giovanni Reale, come di quel pensatore che non ha mai voluto fondare una scuola sua, e che insegnava ai suoi discepoli: niente è più questo che quello, ma che - come racconta un episodio citato da Reale - morso da un cane, avrebbe capito che il suo motto non era poi così esaustivo del reale.

Ancora un punto. Ci sarà un seguito?
Siamo entusiasti di continuare la narrazione. Dopo la grande e intensa domanda dei greci vogliamo addentrarci nel seguito della storia che vedrà protagonisti i filosofi dell’ellenismo e i padri della Chiesa su fino a grandi geni del medioevo.
Non ci fermeremo nemmeno di fronte ai moderni, coloro che - tante volte solo in apparenza - sembrano aver smarrito la domanda originale…