“Siamo nati e non moriremo mai più”

«… Vedi, in questi silenzi in cui le cose / s’abbandonano e sembrano vicine / a tradire il loro ultimo segreto, / talora ci si aspetta / di scoprire uno sbaglio di Natura, / il punto morto del mondo, l’anello che non tiene, / il filo da disbrogliare che finalmente ci metta / nel mezzo di una verità».
(E. Montale, I limoni)
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Ci sono tante ragioni per leggere – e regalare – il libro “Siamo nati e non moriremo mai più”: la storia di Chiara Corbella, in libreria da poco. Ne dico una, perché è quella che dà senso a tutte le altre.
E’, questo, un imperdibile libro pedagogico. Di un pedagogo specialissimo, che non ama tenere conferenze né elargire consigli. Insegna agendo nella storia dei singoli e, tramite loro, nella Storia. Scrive incidendo nella carne. Per questo, e solo per questo, i suoi insegnamenti sono validi ora, come duemila anni fa.
Questo libro è come la Sindone. La guardi e puoi vedere solo il sangue, i segni dei chiodi, delle spine, della flagellazione. Oppure scorgere, tra i pertugi della Passione, la Resurrezione.
Perché Dio è Padre e non si stanca di accompagnare i Suoi figli nel cammino che conduce alla felicità piena, che è l’incontro con Lui. Dio insegna, pazientemente. Attraverso quel telo, il sudario. Attraverso la storia di Chiara Corbella: l’incontro con Enrico, il loro amore travagliato, il matrimonio, le tre gravidanze, la morte dei primi due figli, il tumore durante la terza gravidanza – il “drago” – che spegne la vita di questa giovane ventottenne…
Chi legge può fermarsi qui: alla cronaca. E’ quello che fa il mondo: registra gli eventi, scrive nomi, luoghi, date. Ma ha perso il significato dei segni, che sempre rimandano ad altro.
Accompagnati da Simone e Cristiana, amici fraterni di Chiara ed autori del libro che raccoglie parole e ricordi di chi l’ha conosciuta, per 155 pagine siamo invitati ad accostarci alle ferite di Chiara e del suo sposo (la scoperta, nel corso di un’ecografia, che Maria Grazia Letizia, la prima bimba, è anencefala; che Davide Giovanni, il secondogenito, è gravemente malformato; la decisione di non interrompere le due gravidanze; il funerale di questi due bimbi, vissuti ciascuno poco più di mezz’ora… E poi il tumore alla lingua, le cure rimandate per poter portare a termine la gravidanza del terzogenito, Francesco; le metastasi, l’aggravamento, la morte…) Accostarci a queste ferite quasi con la lente di ingrandimento. Così vicino da provare, empaticamente, lo stesso dolore che stritola il cuore. Guardarle, toccarle, quelle ferite.
Chi si lascia guidare, in quella scatola cranica mancante, in quelle gambine di Davide Giovanni che non ci sono, nel corpo martoriato di Chiara trova un pertugio: «l’anello che non tiene, / il filo da disbrogliare che finalmente ci metta / nel mezzo di una verità».
Perché è esattamente questo il metodo di Dio. Le ferite e le “mancanze” aprono la strada. Sono varco alla verità sulla vita e sulla morte. Sulla gioia e la sofferenza. Sul tempo qui e l’eternità. Sull’irruzione di Dio nella storia. Sulle nostre resistenze. Sull’amicizia e sull’Amore che – come ha scritto Chiara nella lettera che ha lasciato a suo figlio Francesco – «è il centro della nostra vita, perché nasciamo da un atto d’amore, viviamo per amare e per essere amati, e moriamo per conoscere l’amore vero di Dio»
Non c’è una ragione se non questa, che ha spinto Chiara a rimandare la chemioterapia. Come dice padre Vito, amico carissimo, «Chiara non è morta per Francesco: ha dato la vita a Francesco». Perché «abortire è rimandare indietro un dono. L’eternità di Dio vuole irrompere nella quotidianità del tempo proprio attraverso quel figlio, che è una sua parola autografa»: la parola di un Dio che non tradisce i suoi figli e «non vede l’ora di mostrarti le meraviglie di cui è capace».
Arrivati a pagina 155 si è lieti, contro ogni previsione. Perché è vero, come scrivono gli amici, che «una persona muore come ha vissuto. Chiara è morta in maniera incredibile, sorridendo in faccia alla morte. Molto più che serena: felice. Stare accanto a lei è stato veder vivere e morire un figlio di Dio». Un libro da leggere e da regalare. Una lezione da Dio. Anche per noi, oggi, qui.