Scalfari, sono solo canz… virgolette!

Fonte:
CulturaCattolica.it
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Siamo alle solite! Come dice il proverbio «Il lupo perde il pelo ma non il vizio». Così, dopo solo pochissime ore dalla pubblicazione dell’intervista di Scalfari a Papa Francesco, esce puntuale la smentita di Padre Lombardi, della Sala Stampa vaticana. In sintesi: «come già in precedenza in una circostanza analoga, bisogna far notare che ciò che Scalfari attribuisce al Papa, riferendo “fra virgolette” le sue parole, è frutto della sua memoria di esperto giornalista, ma non di trascrizione precisa di una registrazione e tantomeno di revisione da parte dell’interessato, a cui le affermazioni vengono attribuite… in particolare, ciò vale per due affermazioni che hanno attirato molta attenzione e che invece non sono attribuibili al Papa. Cioè che fra i pedofili vi siano dei “cardinali”, e che il Papa abbia affermato con sicurezza, a proposito del celibato, “le soluzioni le troverò”… Curiosamente, le virgolette vengono aperte prima, ma poi non vengono chiuse. Semplicemente mancano le virgolette di chiusura… Dimenticanza o esplicito riconoscimento che si sta facendo una manipolazione per i lettori ingenui?».
E così rimane aperta la questione: ma ci sarà pure qualcuno dell’Ordine dei Giornalisti che prenderà provvedimenti nei confronti di chi, reiteratamente, falsifica le parole del Papa. Arrivando, questa volta, ad accusare i Cardinali della Chiesa di essere «pedofili».
Se io scrivessi che Scalfari è un pedofilo credo che verrei raggiunto in breve da una denuncia per diffamazione, e se allargassi ai giornalisti questa qualifica non credo che me la passerei bene colla giustizia che, certo, ha i suoi tempi e le sue «preferenze» ma in questo caso sarebbe certamente più veloce del solito.
No, Scalfari può dire quello che vuole e i suoi arzigogoli e le sue “reinterpretazioni” possono essere pubblicate e, poi, nel solito tam-tam mediatico, riprodotte da televisioni e mass-media vari. Nessuno poi si preoccuperà di rettificare, di dare lo stesso spazio alle correzioni e alle smentite.
Ancora una volta si apre la grande questione della comunicazione cattolica, che non può andare al traino dei potenti di turno, ma deve avere il coraggio di proporre la verità con forza e senso critico.
Ma ci saranno i «giornalisti per la verità» e per la vita, come ci sono – e operano in maniera encomiabile – i «Giuristi per la vita»? O pensiamo, in compagnia di certi cattolici per bene e con varia entratura nelle stanze che contano, che andare contro corrente sia una posizione «paranoica»?