Preghiamo Maria Santissima e San Michele Arcangelo

I membri della Chiesa, strappati alle «potenze» in Gesù Cristo, nel battesimo, devono tanto più impegnarsi nella resistenza… devono creare nella Chiesa uno spazio libero dal loro dominio, crearlo con il sacrificio, quale segno dell’avvento del nuovo cielo e della nuova terra


Fonte:
CulturaCattolica.it
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Accogliamo l’invito che ci viene dal Sommo Pontefice: «Il Santo Padre ha deciso di invitare tutti i fedeli, di tutto il mondo, a pregare il Santo Rosario ogni giorno, durante l’intero mese mariano di ottobre; e a unirsi così in comunione e in penitenza, come popolo di Dio, nel chiedere alla Santa Madre di Dio e a San Michele Arcangelo di proteggere la Chiesa dal diavolo, che sempre mira a dividerci da Dio e tra di noi».

Da tempo, nella mia comunità, alla fine di ogni Messa, recitiamo la Preghiera a S. Michele Arcangelo, consapevoli che la lotta che il Maligno combatte contro la Chiesa è senza esclusione di colpi. E un aspetto drammatico di questo attacco demoniaco si compie contro la verità, quella verità che ci farà liberi, come ha detto nostro Signore.
Certo, è un tempo difficile per la verità. Pensiamo – per esempio – alle affermazioni di Enzo Bianchi, uditore al Sinodo dei Vescovi sui giovani: «Nella chiesa c’è buona volontà ma poi della donna si hanno immagini irreali: il modello di Maria, vergine e madre, che non può essere il riferimento per una promozione della donna nella chiesa…». Oppure: «Attenzione nella bibbia non c’è nessun peccato originale. Lo sapete, questo fa parte della teologia, nella Bibbia non c’è nessun peccato originale…» Oppure ancora: «Purtroppo a livello di istituzione storica, la Chiesa ha il retaggio di una eredità pesante, di poco apprezzamento verso la donna: Eva, tentatrice. Donna, colei che trascina l’uomo nel peccato, “che fa sfogare la sua concupiscenza”, si sosteneva nel Medioevo. Una logica che nella Casta si trascina da allora». Infine: «L’islam è una religione di pace e mitezza con una mistica di forza pari a quella cristiana. Se nel Corano ci sono testi di violenza, non sono molto diversi da quelli che troviamo nella Bibbia e che ci fanno inorridire. La lettura integralista della Bibbia può rendere integralisti quanto quella del Corano. L’esegesi storico-critica delle scritture, cui il cristianesimo è approdato con fatica e subendo terribili condanne dell’autorità ecclesiastica, è il primo passo di un lungo cammino che aspetta anche i musulmani».

Capiamo quindi che il demonio che divide lo possiamo trovare molto vicino a noi, anche là dove settimanali che si rifanno ad una ipotetica identità cristiana per parlare di comportamenti politici accusano, con titoli allusivi, gli stessi politici di essere «satana».

Che cosa ci resta da fare? Certo la preghiera suggerita dal Papa ha un valore infinito, sia rivolta alla Vergine Maria sia rivolta all’arcangelo san Michele. E ci può aiutare questa straordinaria riflessione di quel grande esegeta che, proprio studiando la Bibbia, da protestante si è convertito al cattolicesimo.

Così dice nel suo splendido testo «Heinrich Schlier, Principati e Potestà nel Nuovo Testamento, Morcelliana 1967»:

«6. La spogliazione delle potenze, verificatasi sulla croce e nella risurrezione, sarà rivelata definitivamente nella parusia del Cristo glorioso, quando sarà parimenti rivelato tutto ciò che avvenne in quell’occasione. Allora si vedrà che il loro spodestamento equivale al ripudio eterno, e come tale avrà il suo compimento. Nel frattempo, il mondo e gli uomini avranno da soffrire per gli attacchi sempre più violenti delle potenze, volte in furore dalla coscienza del giudizio che incombe su di esse e della fine che le attende. Tali attacchi si concentrano sulla Chiesa e sui suoi membri; e si capisce: si tratta dell’aggressione di chi non ha altra prospettiva all’infuori della dannazione eterna, contro chi si vede brillare innanzi un avvenire eterno.
7. I membri della Chiesa, strappati alle potenze in Gesù Cristo, nel battesimo, devono tanto più impegnarsi nella resistenza. Le armi con le quali devono cercare di batterle sono la fede e l’obbedienza, le opere della giustizia e della verità, la preghiera incessante, la sobrietà, la vigilanza e il dono del discernimento degli spiriti; devono, ancora, creare nella Chiesa uno spazio libero dal loro dominio, crearlo con il sacrificio, quale segno dell’avvento del nuovo cielo e della nuova terra


Ecco, il compito che ci aspetta è proprio questa creazione di spazi di verità, di fede e di carità. Un po’ come ricordava Italo Calvino: «L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.» (Italo Calvino, Le città invisibili)