La verità è intollerante per definizione

Quando [Gesù] la verità incarnata di fronte a lui aveva detto: «Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce», Ponzio Pilato aveva risposto, con un’alzata di spalle: «Che cos’è la verità?», e mezz’ora dopo aveva condannato quello stesso uomo a una morte crudele, pur sapendolo innocente.
Il fatto è che la verità è intollerante per definizione. I cristiani credevano alla verità, per questo non tolleravano la menzogna. Giove, Atena, Iside e gli altri idoli erano soltanto invenzioni della mente umana. L’imperatore non era divino, quindi non potevano venerarlo come tale.
La verità non è democratica, non dipende dal voto della maggioranza. Il mondo intero potrebbe sbagliarsi, e la convinzione o la fede di un unico uomo essere giusta.
Dato il loro relativismo, i pagani non sopportavano l’intransigenza cristiana... e cercarono di annientarla. Ma invece di diminuire, con ogni nuova persecuzione il numero dei cristiani aumentava.

Se fosse stata più “tollerante”, la religione cristiana si sarebbe confusa alle mille altre del mondo pagano, sparendo alla vista come una superstizione qualsiasi.


Louis De Wohl, Fondata sulla pietra, p. 41
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Siamo contro l'esaltazione della tolleranza, o - come a volte si è sentito dire - di quella misericordia che avrebbe finalmente cancellato la distinzione tra «noi» e «loro», perché questa cultura moderna, per definizione tollerante, si mostra escludente di quei cattolici «testardi» che insistono ad affermare l'esistenza di una verità indiscutibile.

Ricordate l'apologo di H. U. von Balthasar sul Commissario? Andatelo a leggere, se volete. Eccolo:

Il commissario (ben intenzionato): Compagno cristiano, mi puoi dire una buona volta chiaramente che cosa siete voi cristiani? Che cosa propriamente volete ancora nel nostro mondo? In che cosa vedete il vostro diritto all’esistenza? Qual è il vostro mandato?
Il cristiano: Anzitutto noi siamo uomini come tutti gli altri, che collaborano all’opera di edificazione del futuro.

Il commissario: La prima cosa la credo, la seconda la voglio sperare.
Il cristiano: Da qualche tempo noi siamo infatti “aperti al mondo”, ed alcuni di noi si sono persino seriamente “convertiti al mondo”.

Il commissario: Questo mi pare un sospetto linguaggio da prete. Sarebbe, infatti, ancor più bello se voi, “uomini come gli altri”, vi foste convertiti già prima ad un’esistenza degna di uomini. Ma veniamo al fatto. Perché siete ancora cristiani?
Il cristiano: Oggi noi siamo cristiani maturi, pensiamo ed agiamo con responsabilità morale.

Il commissario: Lo voglio sperare, dal momento che vi presentate come uomini. Ma credete qualcosa di particolare?
Il cristiano: Questo non è tanto importante; ciò che importa è la parola epocale; l’accento oggi cade sull’amore del prossimo. Chi ama il prossimo, ama Dio.

Il commissario: Nell’ipotesi che esista. Ma poiché non esiste, non l’amate.
Il cristiano: Lo amiamo implicitamente, in modo non oggettivo.

Il commissario: Ah, la vostra fede quindi non ha un oggetto. Andiamo avanti. La cosa diventa chiara.
Il cristiano: Non è del tutto così semplice. Noi crediamo in Cristo.

Il commissario: Ne ho già sentito parlare. Ma sembra che storicamente se ne sappia maledettamente poco.
Il cristiano: Concesso. Praticamente nulla. Perciò noi non crediamo tanto al Gesù storico quanto al Cristo del kerygma.

Il commissario: Che razza di parola è questa? Cinese?
Il cristiano: Greco. Significa la predicazione del messaggio. Noi ci sentiamo toccati dall’evento linguistico del messaggio della fede.

Il commissario: E che mai c’è in questo messaggio?
Il cristiano: L’importante è il modo in cui se n’è toccati. Ad uno può permettere il perdono dei peccati. Questa, in ogni caso, era l’esperienza della comunità primitiva. A ciò dev’essere stata indotta dagli eventi relativi al Gesù storico, del quale veramente non sappiamo abbastanza per essere certi che lui…

Il commissario: E questo chiamate la vostra conversione al mondo? Siete gli oscurantisti di sempre. È con simili chiacchiere prolisse che volete collaborare all’edificazione del mondo!
Il cristiano (gioca la sua ultima carta): Abbiamo Teilhard de Chardin, che in Polonia fa una grande impressione!

Il commissario: La facciamo già noi. Non abbiamo bisogno, per questo, di dipendere da voi. Ma è bello che anche voi siate giunti infine a tal punto; soltanto, liquidate definitivamente le carabattole mistiche, che non hanno nulla a che vedere con la scienza, e allora potremo discorrere tra noi dell’evoluzione. Nelle altre storie non entro. Se voi stessi ne sapete così poco, non siete più pericolosi. Con ciò ci risparmiate una pallottola. Abbiamo in Siberia dei campi molto utili, dove potrete dimostrare il vostro amore per gli uomini e collaborare validamente all’evoluzione. Là si ricaverà di più che sulle vostre cattedre tedesche.
Il cristiano (un po’ deluso): Voi sottovalutate la dinamica escatologica del cristianesimo. Noi prepariamo il futuro regno di Dio. Noi siamo la vera rivoluzione mondiale. Egalité, liberté, fraternité: questo è il nostro compito originario.

Il commissario: Peccato che altri abbiamo dovuto lottare per voi. Dopo, non è difficile essere presenti. Il vostro cristianesimo non vale un fico secco.
Il cristiano: Voi siete con noi! Io so chi siete. Tu pensi onestamente, sei un cristiano anonimo.

Il commissario: Non diventare insolente, giovanotto. Anch’io ora ne so abbastanza. Vi siete liquidati da soli, e con ciò ci risparmiate la persecuzione. Via.

Hans Urs von Balthasar
Cordula, ovverosia il caso serio, 1966