“euronews”: L’Europa ai piedi di Vaclav Klaus

Fonte:
CulturaCattolica.it
Vai a "Abbiamo detto... Gli Editoriali"

Così «euronews», l’importante agenzia di stampa dell’Unione, titola oggi uno dei servizi relativi al vertice UE di ieri. Infatti, da Praga dove è rimasto, il Presidente ceco ha ritmato i tempi di questa prima giornata di lavori, obbligando i 27 a dar prova di abilità dialettica per assicurare la formula che ha garantito a Praga una deroga sulla Carta dei diritti fondamentali.
È stata questa infatti la condizione imposta da Klaus per firmare il Trattato di Lisbona. Forse per ora la richiesta non nasce da “nobili” principi: Klaus ha chiesto una formula da inserire nella Carta dei diritti fondamentali così da scongiurare eventuali richieste di risarcimento da parte dei Tedeschi sudeti cacciati ed espropriati dei loro beni dall’ex Cecoslovacchia nel 1945. Tuttavia ciò conferma innanzi tutto che è una strategia possibile. Strategia che molti Osservatori ritengono non esaurita da parte ceca, perché la ratifica del Trattato dipende anche da quanto deciderà il prossimo 3 novembre a Praga la Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità del Trattato rispetto all’ordinamento ceco.
In ogni caso la Repubblica ceca è il quarto Paese ad ottenere deroghe rispetto alla Carta; gli altri, come noto, sono la Gran Bretagna, l’Irlanda e la Polonia. Tutti e tre questi Paesi hanno affermato a vario titolo che la Carta e la conseguente giurisprudenza non prevarranno sulla propria legislazione.
Assai significativo il commento del nostro Ministro degli Affari esteri Frattini: «È stata l’ultima, l’ultima concessione.» Ha detto un proprio auspicio, non una previsione, perché se la Repubblica ceca, la cui ratifica è necessaria per l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, ponesse altre condizioni sa benissimo che verrebbero negoziate sì, ma concesse.
Vista anche la fermezza europeista del nostro Ministro degli Affari esteri, e la nostra incondizionata ratifica, vorrei porre una domanda retorica quanto provocatoria: se il nostro Parlamento discutesse ad esempio del matrimonio di persone dello stesso sesso, chi andrà alla Camera e in Senato a dire: «Cari Colleghi, è inutile che discutiate: l’UE, oppure la Corte di giustizia, hanno deciso per noi.» Così quando emergeranno indicazioni per aborto, eutanasia, oppure che so? soppressione del diritto all’obiezione di coscienza. Non dimentichiamo che tra due mesi inizierà il turno della Presidenza spagnola, e vogliamo che Zapatero non ci riservi una sorpresina di questo genere? Chi andrà: il Ministro Frattini o il Ministro Ronchi? Ma soprattutto chi lo dirà agli Italiani, che magari per mesi si sono appassionati al problema? Chi spiegherà che abbiamo delegato decisioni concernenti la nostra cultura la nostra storia e le nostre tradizioni ad altri? Frattini o Ronchi?

P.S.: Abbiamo ricevuto una lettera del segretario di Mons. Crociata di risposta alle 600 firme inviate a Mons. Crociata e all'On. Ronchi, e la alleghiamo.