Gli eredi di Darwin: nemici dell’uomo

Autore:
Agnoli, Francesco
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Continuano ad uscire a ritmo elevato i libri a difesa di Darwin. L’ultimo è “Creazione senza Dio” di Telmo Piveni, per Einaudi. Un libro che già nel titolo dice della confusione filosofica che vi regna sovrana. Concepire l’idea di creazione, senza un Dio che ne è causa, è un assurdo sia filosofico che storico.
Il sospetto che Pievani sia il solito personaggio che finge di parlare di scienza e poi finisce nella metafisica è confermato dalla quarta di copertina, dove si dice che “a Charles Darwin fu chiaro che la sua era qualcosa di più che una teoria scientifica”. Era, infatti, almeno per quanto riguarda “L’origine dell’uomo”, il modo di Darwin di reagire alla sua perdita della fede, determinata sicuramente, almeno in parte, dalla morte dell’amata figlia Annie: il dolore, la morte, furono lo scandalo insopportabile, per il naturalista inglese, negli anni in cui Alessandro Manzoni, che perderò 8 figli su 10, parlava della divina Provvidenza.
Ebbene proprio in seguito a tale morte, come racconta Pievani, Darwin scriveva che le opere della natura assomigliano all’azione perversa di un “cappellano del diavolo”. Lo stesso gnosticismo, in fondo, dell’ultimo Leopardi, di Schopenauer, e di tutti i ribelli della vita. “Chi odia me, scrive la Sapienza, ama la morte”.
Di qui il Darwin che ci vogliono nascondere, Pievani compreso, che più che non riconoscere la finalità nella natura fisica, scandalizzato dall’esistenza del male e del dolore non riusciva ad ammettere una finalità nella vita spirituale, umana, e che dedicò buona parte della sua vita, insieme al cugino Francis Galton, e seguito dal figlio George, accanito eugenista, a promuovere l’eugenetica, il razzismo ed il classismo che sarebbero stati poi ereditati dalla sociobiologia. E’ singolare il fatto, si noti en passant, che il grande teorico del caso creatore di ogni cosa, lo negasse poi quando tale caso non tornava utile alla sua ipotesi ateistica: “sarebbe davvero una gran strana coincidenza se tutti questi dati in concordanza con la mia teoria fossero stati creati appositamente da Dio”. Giova ripeterlo: suona un po’ strano che colui che affida al caso la trasformazione di una larva in un uomo, nel corso dei secoli, neghi poi la possibilità di “strane coincidenze”.
Lascio ora il libro di Pievani, che colpisce per la pochezza dell’argomentazione, e per la straordinaria capacità di insultare tutto e tutti, ma soprattutto il mondo cattolico, sino a dire che nelle scuole private, cattoliche, si insegna che “la Terra è piatta” (!), per ricordare la storia di due personaggi, Julian e Aldous Huxley, che furono i nipoti e gli eredi di Thomas Huxley, il grande amico e collaboratore di Charles Darwin.
Di Aldous tutti conoscono il celebre romanzo “Il mondo nuovo”, anche se pochi hanno letto anche “Ritorno al mondo nuovo”, in cui si possono leggere frasi rigorosamente darwiniane come questa: “Il nostro sregolato capriccio non solo tende a sovrappopolare il pianeta, ma anche, sicuramente, a darci una maggioranza di uomini di qualità biologicamente inferiore”. Aldous fu un sostenitore dell’aborto, della eutanasia, dell’uso delle droghe, della fecondazione artificiale e della clonazione.
Il fratello di Aldous, Sir Julian Huxley, invece, negli anni Venti è stato uno dei fondatori della Società Eugenetica Britannica, e poi della Società per l’Eutanasia. Il 6 settembre 1962, a nome del Comitato per la legalizzazione della sterilizzazione eugenetica, scriveva: “Gli argomenti a favore della sterilizzazione di certe classi di genti anormali o deficienti mi sembrano schiaccianti” (“L’Italia settimanale” 22.3.95). Ma soprattutto Julian Huxley è il primo direttore generale dell’UNESCO, il cervello dell’ONU. La sua attività e filosofia è ben espressa in un suo opuscolo (“UNESCO: its purpose and its philosophy” Ed. M.B. Schnapper, 2153 Florida Avenue, Washington D.C., 1948), in cui si fanno proposte estremamente simili a ciò che succede nel romanzo distopico del fratello. Tanto più che anche Aldous ebbe un ruolo importante in organizzazioni onusiane, quali ad esempio la F.A.O. o il “Centro studi sulla persona umana”.
Ma vediamo le somiglianze. Aldous parla di governo elitario, retto da appartenenti alla razza geneticamente pianificata come superiore dallo Stato (uomini alfa, beta, gamma…); Julian scrive che la democrazia tende per sua natura alla “promozione della mediocrità” e “un animale dieci volte più pesante di un elefante sarebbe biologicamente estremamente inefficiente, proprio come un comitato di duecento membri sarebbe socialmente estremamente inefficiente” (pag. 16).
Aldous parla di una “cultura” completamente omogeneizzata, di fine del cristianesimo, e delle varie tradizioni, culture, lingue; Julian afferma per l’UNESCO il “compito di unificare the world-mind”, di “unificazione nelle cose della mente”: “speciale attenzione dovrà essere dedicata dall’UNESCO al problema della costruzione di un pool unificato della tradizione per l’umanità nel suo insieme” (pag. 18). Per questo bisognerà anche eliminare i personaggi “pericolosi”, come Bernardo in “Brave New World”: “Certi tipi di uomini dovrebbero essere esclusi dal ricoprire determinate posizioni: ... l’astenico cristianizzato, fanatico, esageratamente zelante, succube di una morale eccessivamente rigida...; tali persone dovranno essere stralciate da taluni incarichi, come essere arbitri di costumi, magistrati, insegnanti, né vi sarà posto per loro nella amministrazione” (pag. 22).
Anche il controllo demografico, che stava tanto a cuore ad Aldous, è preso in esame da Julian negli stessi termini, e in un capitolo dal titolo “Qualità e quantità”: “C’è infatti - scrive Julian - una densità della popolazione umana ottimale, e di tutta la popolazione del mondo” (pag. 16), oltre la quale non si deve andare. “La applicazione della scienza medica può aumentare il numero degli esseri umani in una data area ma abbassare la loro qualità o le loro opportunità di godere della vita: se così succede non va bene”.
Aldous è infine autore di un libro, “Isola”, uscito nel 1962, simile a “Il nuovo mondo” del fratello, in cui si parla di un’isola tropicale libera dalle nevrosi familiari e dalle inibizioni cristiane, in cui la nudità è considerata naturale, insieme alla promiscuità dei rapporti sessuali, all’uso delle droghe e alla pratica di riti induisti: un’opera, come nota Michel Houellebecq, che ha molto influenzato gli hippy e gli adepti della New Age, e che può essere considerata anche alla base di buona parte del pensiero radicale contemporaneo.
Nel 1972 esce un nuovo documento, patrocinato dall’Onu, intitolato “Measures, polices and programmes affecting fertility, with particular reference to national family planning. Programmes” (United Nations, New York, 1972), in cui si riaffermano gli obiettivi proposti da Aldous e Julian Huxley molti anni prima. Si propone apertamente la diffusione degli anticoncezionali (per questo “gli scaffali degli ambulatori in Africa come in Asia sono pieni di contraccettivi mentre mancano le medicine basilari, dai disinfettanti agli antibiotici: è ciò che è accaduto in India durante la recente pestilenza”, “L’Italia settimanale” 22/3/95); la “promozione di matrimoni tardivi e modelli di famiglia ridotti”; la sterilizzazione chirurgica forzata di donne del terzo mondo (“25 milioni di donne brasiliane fra i 15 e i 54 anni sterilizzate a loro insaputa dalla metà degli anni ’70 ad oggi nel corso di una gigantesca operazione di pianificazione familiare promossa dall’UNFPA, agenzia dell’ONU per la popolazione, e dalla CIA”, vedi “Famiglia Cristiana” N. 38/1991 e “L’Adige” del 4.8.1991); la promozione dell’aborto come “unico metodo di largo impiego per il birth control (= controllo delle nascite)”. Su questa strada, purtroppo si è continuato e si continua tutt’oggi a proseguire…
(da: Francesco Agnoli, “Dio questo sconosciuto”, Sugarco)