Cosa hanno da dirsi la genetica e la Genesi?

Interessante dialogo sul senso della vita, sulla fede e sulla scienza tra un ricercatore appassionato e tra i più accreditati nel campo della Biologia molecolare, il prof. Edoardo Boncinelli, e un "uomo di Chiesa", tra i più discussi per la chiarezza di esposizione del proprio pensiero definito a volte come troppo "ortodosso", mons Maggiolini, Arcivescovo di Como.
Autore:
Mingardi, Alberto
Fonte:
www.liberalfondazione.it
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Per il prof. Boncinelli, che si definisce religioso, ma non credente, il senso della vita non esiste; tuttavia ritiene che il dovere primario dell'uomo sia quello di dare un senso ad un universo che non ce l'ha, meravigliandosi di tutto quello che gli sta attorno, e considera la religione come una esigenza biologica di dare un senso alla esistenza. Eppure riconosce il potere della ragione nella ricerca della verità e l'inscindibilità della civiltà occidentale dalla esperienza della cristianità.
Come dimostra mons. Maggiolini la religione cattolica consente, permette e provoca la scienza; se è ben vissuta "costringe" alla ricerca, liberando da tutti gli schemi proposti; se la fede è ridotta all'equilibrio delle emozioni, vuol dire che non si è colto l'aspetto drammatico della religione che spinge ad interrogarsi, che spinge ad usare la ragione e che dà il senso alla scienza, ma soprattutto alla vita.


Sulla soglia del mistero siamo condotti dalla ragione
Boncinelli: Comincerei col dire che io non riesco a vedere grossi motivi di contrasto fra scienza e fede. Se per "scienza" intendiamo le domande fondamentali e le risposte fondamentali. Se pensiamo alle applicazioni pratiche lì, sì, invece c'è contrasto - ma l'incompatibilità è fra un tipo di morale e un altro tipo di morale. Tuttavia, riguardo alla scienza, che è la cosa che a me sta a cuore, non c'è dubbio che la biologia è e rimarrà sempre nell'occhio del ciclone: perché quando ci si avvicina all'uomo, quando ci si avvicina alla psiche, quando ci si avvicina alla mente, tutte le cose si fanno roventi.
Fl: Nessun muro-contro-muro, insomma, fra scienza e fede?
Boncinelli: No, assolutamente. L'unica questione su cui non parliamo la stessa lingua è se il passaggio dalla scimmia all'uomo sia avvenuto gradualmente, o di botto. Altre problematiche non le vedo. Gli avversari agguerriti e, temo, presto vincitori, della scienza, sono altri: quegli epistemologi e quei filosofi paladini del relativismo, del "nulla è chiaro", del "non sappiamo niente". È di qui che viene il pericolo vero per la scienza e, credo, per la cultura occidentale in genere.
Maggiolini: La distinzione fra scienza, come cognizione, e la tecnica, come applicazione del sapere, è molto importante per la nostra discussione. È chiaro che la scienza deve spingersi a conoscere il più possibile e più s'allarga, più s'approfondisce e meglio è. Fede e filosofia vanno a braccetto con quest'atteggiamento. O, perlomeno, una filosofia dell'essere e non dell'apparire, capace di fare i conti con l'empirico, col pratico, col misurabile. E una fede capace di appendersi alla trascendenza. Allo stesso tempo, è chiaro che a guidare l'applicazione scientifica, cioè la tecnica, sarà una morale che metterà al centro delle proprie considerazioni un'antropologia. Bisognerà vedere che cosa è l'uomo, e quali sono i limiti entro i quali può essere manipolato, non conosciuto.
Fl: Il professor Boncinelli ha fatto emergere un tema forte, riferendosi ai relativismi, agli scetticismi che incalzano e che sono un po' di "moda" in questo periodo. Monsignor Maggiolini legge lo stesso pericolo all'interno della cristianità. Il punto è questo: quale ruolo può essere riconosciuto alla ragione umana, e come mai questo ruolo sembra sbiadire, recentemente, perlomeno nella formulazione di certi "pensieri".
Maggiolini: Il relativismo non dà nessun punto non dico di arresto, ma neanche nessuna direzione, non traccia nessun percorso. Rappresenta un atteggiamento che non si meraviglia più di nulla, lascia che la scienza conduca la propria indagine anche a detrimento dei valori e della dignità umana e, nello stesso tempo, non offre dei cammini, delle alternative di ricerca.
Boncinelli: Io sono convinto del potere della ragione. Del potere della ricerca della verità (non dico del "possesso" della verità, ma della sua ricerca). E del fatto che, checché se ne dica, la ragione è il migliore strumento che ci sia stato dato per esplorare l'universo, almeno nei suoi aspetti materiali.
Fl: E allora per quale motivo si respira diffusa antipatia per la ragione umana?
Boncinelli: Prima di tutto perché siamo rimasti scottati dalle esagerazioni dell'illuminismo e del positivismo. E le reazioni di oggi sono altrettanto esagerate. Per qualche secolo, l'uomo della strada pensava che con la ragione si potesse risolvere tutto. Certo, la scienza, se ben amministrata e ben somministrata, crea progresso e benessere materiale. Ma non ci regala la felicità, non è quello il suo compito. Fatti i conti con la dura realtà, la scienza non ci può rendere felici, l'uomo della strada ha cominciato a rivoltarsi contro la ragione. Su questo, poi, si sono innestate altre teorie, altri pensieri - che non vengono certo dall'uomo comune, ma sono il pane di chi vive su quello che scrive e quello che teorizza. Una filosofia radical chic: uomini che stanno bene, cui non manca nulla, che hanno individuato in questa, come si è detto prima, "moda" di parlar male della ragione, uno strumento per ottenere ricchezza e successo. Si badi, senza controproporre nulla: se alla ragione mi contrapponessero il valore dei sentimenti, ci farei una risata, ma non avrei niente da obiettare. Mi sembra doppiamente assurdo buttare nel cestino la ragione senza volerla rimpiazzare con niente. Bisogna distinguere fra irrazionalità e falsa razionalità. L'irrazionalità è un fattore naturale, non potrà mai essere eliminata, ed è giusto così. La falsa razionalità la trovo urticante: come si fa a negare che lo strumento privilegiato del progresso, della crescita dell'essere umano (sul piano materiale, perlomeno) siano ragione e metodo sperimentale? Le posizioni alla Giovanni Reale e Dario Antiseri mi paiono francamente inaccettabili.
Maggiolini: Da parte mia, distinguerei una conoscenza empirica, una metafisica e una di fede. Per quanto riguarda la conoscenza empirica, credo che il metodo sia quello sperimentale: indagine, formulazione degli schemi interpretativi, ricerca di verifica e falsificazione. La metafisica si innesterà laddove c'è da interpretare qualche fenomeno che non sembra riducibile all'empeirìa - e lì subentra un'affermazione, che è un'affermazione di valori immateriali. Penso all'intelligenza, penso alla libertà, alla libera volontà dell'uomo. E penso anche al risalire dalla ragione alla trascendenza - senza per questo cogliere il trascendente in termini "positivi" o esauditivi. Per quanto riguarda la fede, bisogna stare attenti a non "schiacciare" la fede su un sentimento irrazionale. C'è uno spazio d'indagine, all'interno dei contenuti della fede, e c'è la possibilità di innerbare di razionalità, entro certi limiti, il dato rivelato. È vero, c'è il "mistero" - ma del "mistero" bisogna dimostrare almeno la non-assurdità. In questo senso, se si accettano queste scansioni, a me pare davvero di dover condividere il rifiuto dello sfarinamento della ragione e della celebrazione del pensiero debole.
Boncinelli: La tripartizione che lei ha fatto, monsignore, è interessante, e la condivido in pieno. Ma ricordiamoci che la metafisica entra in qualsiasi cosa noi facciamo, gli a-priori dell'esperienza sono metafisici. La metafisica è il punto di partenza. Quanto alla fede, a me sembra che sia un'esigenza biologica dell'umanità: queste due anime, non scompariranno mai.
Maggiolini: È molto interessante questo richiamo alla metafisica come prima posizione del pensiero. Anche perché lo scienziato stesso non può non essere uomo. Per quel che riguarda la fede, io accetto che possa essere vista come un atteggiamento richiesto dalla biologia o dalla psicologia. Credo però che, se fosse così, la fede sarebbe un grido irrazionale e, di conseguenza, non sarebbe più quella che il cattolicesimo chiama fede. La fede è l'ultra-razionale che però non è irrazionale nel senso di contro-razionale. C'è il "mistero": ma sulla soglia del "mistero" siamo condotti dalla ragione.
Boncinelli: Questo però vale soltanto per la religione cristiana, non è vero per altre religioni.
Maggiolini: Professore, attenzione: parlavo addirittura di religione cattolica. Altre religioni non hanno questo elemento. Pensi al buddismo che, a ben vedere, non è nemmeno una religione: non è un rapporto con un essere trascendente - così come il confucianesimo. Sono semplicemente morali. E neppure l'islamismo è un rito, un'esigenza della ragione. Perché l'islamismo vede tutto ridotto al Libro, al Corano.
Boncinelli: Questo è un punto importantissimo: questi nostri discorsi, se li facessimo in India, perderebbero di significato. Noi viviamo una religione che è cresciuta assieme ai filosofi, che è molto evoluta, immanentizzata e piena di risorse. L'essenza della fede, secondo me, è comunque un'adesione a un principio superiore - e, sempre secondo me, l'espressione di un'esigenza biologica di dare un senso alla nostra esistenza.
Maggiolini: Un pochino mi trovo a disagio quando lei dice che è un'esigenza biologica.
Boncinelli: Diciamo innata.
Maggiolini: Ecco, già innata mi tranquillizza maggiormente. Diciamo che è il complesso dell'esistenza umana che s'interroga, quindi anche l'aspetto razionale. Ma l'aspetto razionale non coglie la totalità. Si comprehendis, non est Deus, direbbe Agostino. Ma vorrei tornare su quanto lei ha accennato prima, cioè la coesistenza di diverse sensibilità religiose. Perché, quando si esamina il problema dal punto di vista con cui noi ci stiamo confrontando oggi, ci si accorge che è illusorio saltar sopra a pié pari alle diversità religiose di fondo. Una religione non si esaurisce in se stessa. Crea un punto di vista, crea una mentalità, che poi si riverbera nei vari aspetti di questa o quella civiltà.
Civiltà occidentale inscindibile dall'esperienza cristiana
Fl: Questa è una constatazione importante. Siamo costretti insomma a renderci conto che la civiltà occidentale è inscindibile (e proprio come insieme di pensieri, sensibilità, istituzioni) dall'esperienza della cristianità. Senza di essa, la scienza per come la conosciamo noi sarebbe addirittura impensabile.
Boncinelli: Certo. Non dimentichiamoci che la scienza è nata per scoprire le leggi di natura. Alla base c'è una spinta metafisica, tutto ruota attorno a un assunto metafisico-religioso: l'universo è unico, perché è stato creato da un unico creatore, ed è governato da leggi ben precise e "indagabili". E di questo, credo, ci dobbiamo compiacere. Ma vorrei anche dire, siccome vivo nel mio tempo, che ho l'impressione che questo lato razionale e "sistematizzatore" della religione si vada vieppiù attenuando. A vantaggio di un paganesimo diffuso. Come negli Stati Uniti: una recente inchiesta ha rivelato che l'85% degli americani si dichiara "credente in una qualche idea". Lievita il numero dei testimoni di Geova. M'è capitato di incontrare un tassista che ha visto i 25 extraterrestri venuti da un'altra galassia che un bel giorno si porteranno via lui e gli altri della sua setta. Attenzione: questa "nebbia" che ci circonda non accenna a diradarsi. E da parte mia sono molto preoccupato, perché si accentuano della religione gli aspetti più terra-terra, le sensibilità "animiste", e si perde questo grande valore unificante, il valore della ragione.
Maggiolini: Professore, io colgo l'osservazione che lei faceva e la metterei in questi termini: a parte episodi secondo me eccessivamente enfatizzati (come quello di Galileo), in fondo la religione cattolica non solo consente, permette, ma addirittura provoca la scienza. Esige che l'uomo si metta in un atteggiamento di "dominio" del Creato: è ciò che è scritto nella Genesi, dove l'uomo ha il compito di custodire e di dominare il Creato.
Boncinelli: E di dare i nomi alle cose!
Maggiolini: Certo, di dare i nomi cioè di categorizzare, di conoscere l'universo che lo circonda. Mi pare che questo sia molto importante, assieme però all'aspetto, come dire?, più "ecologico". C'è il dominio e c'è la custodia. Detto questo, condivido pienamente le preoccupazioni di Boncinelli . Esco adesso dalla scrittura di un libro che mi ha messo al centro di polemiche intra-ecclesiali ma non solo, dove dico: attenzione, qui stiamo perdendo la cultura cristiana ma non soltanto per la Chiesa, ma per il Vecchio Continente e il Nord America. E questo per me è un rischio davvero preoccupante perché finiremo anche per deludere le persone che, pur non credenti, aspettano però che i credenti le sollecitino a un'avventura umana di ricerca della verità. Ho l'impressione che oggi la Chiesa non sia attaccata da fuori, ma si stia sfaldando dal di dentro: sta perdendo la propria originalità, il proprio pensiero. E se continuiamo in questa direzione, credo che l'Europa non sarà degna di sopravvivere.
Fl: Perderà senz'altro la sua specificità, le ragioni più profonde del suo essere.
Maggiolini: Esatto. Verrà spazzata via da un monopensiero che potrà essere il monopensiero delle religioni orientali. Ma anche quell'altro monopensiero che si declina in certa "banalità americana".
Boncinelli: Che è quello che io chiamo il "papocchio": una sintesi eterodossa di valori cristiani, marxismo e psicanalisi. Una zuppa infinita da cui non ci si districa perché c'è dentro tutto e il contrario di tutto. Non solo: gli americani hanno vissuto la psicanalisi venendo dal comportamentismo. Quindi ne è uscito un improbabile "Tutto è possibile con l'educazione"... magari fosse vero.
Fl: C'è da fare un distinguo, cioè che non tutta la cultura americana è così. Anzi: la superiore vitalità dell'accademia statunitense si vede anche in un mosaico di scuole e punti di vista diversificati ed estremamente ricchi. Non si può "schiacciare" un universo culturale tanto fecondo su certe posizioni soltanto perché "fanno moda".
Boncinelli: Il problema è un altro. Anche se monsignor Maggiolini dice che la biologia non è tutto, di fatto, nella storia della Terra, vince chi fa più figli. Quindi tra poco, nonostante tutte le nostre belle chiacchiere, gli europei non ci saranno più - e ci saranno altri popoli al nostro posto. Quello che possiamo fare è lasciare la nostra cultura, certamente non abbiamo intenzione di imporre i nostri geni perché sarebbe ridicolo, ma c'è tutto un patrimonio da tramandare. In modo, come ha fatto la Grecia con i romani, da "civilizzare i barbari", addolcendone e arricchendone i caratteri. Mi auguro che ci possa essere un avvicendamento di persone fisiche, ma che possa restare la cultura occidentale. L'altro pericolo reale, è un dato statistico anche questo, è che c'è una crisi di "vocazioni". Pochissime persone vogliono fare i sacerdoti - è un problema vostro, caro monsignore, però è una questione serissima con cui la Chiesa si deve misurare. Le idee sono una bella cosa, ma poi ci vogliono le persone che le portino avanti.
Maggiolini: Caro Boncinelli , lei mi sta dicendo le medesime cose per cui io sono tra virgolette "sotto accusa" in questo momento. Ma io sono convintissimo di ciò che ho scritto: ho intitolato il libro Fine della nostra cristianità. Non fine del cristianesimo, ma fine della "nostra" concretizzazione di quel messaggio. Se pensate che dei giovani lombardi tra i 20 e i 35 anni, solo il 2,5 % rimangono uniti alla Chiesa, con un trend che va al ribasso. Se pensate che abbiamo continui innesti di extracomunitari, qui bisognerà che qualcuno almeno reagisca al tentativo di "de-cerebrazione" che stanno compiendo nei nostri confronti, e abbia il coraggio di pensare e di riproporre l'originalità del pensiero cattolico.
Boncinelli: Questa è la civiltà di Marx: il livello intellettuale deve per forza abbassarsi, dal momento che nel mondo, invece di saper contare dieci milioni di persone, sanno contare due miliardi di persone, è inevitabile che si debba abbassare un po' quel livello. Un certo addolcimento delle vette intellettuali è nell'ordine delle cose: ma si dovrebbero perdere i dettagli, non i capisaldi della cultura occidentale.
Maggiolini: Da parte mia declinerei ciò che lei ha detto in questi termini: abbiamo una generazione che cresce la quale ha meno capacità di analisi e di organizzazione delle nozioni. Ha molto meno senso critico.
Boncinelli: Questo, io non mi sento di dirlo.
Maggiolini: Io invece lo direi.
Boncinelli: Guardi, siccome le doti delle persone sono distribuite come una campana - la curva gaussiana -, la maggior parte di noi stanno, diciamo così, "nella media". Una volta, però il numero di individui presi in considerazione era minore, una fettina piccola piccola della popolazione mondiale. Oggi parliamo di ben altri numeri: ma c'è la stessa probabilità che uno abbia più senso critico di prima, oppure che ne abbia meno. Se facciamo la media, probabilmente (e sottolineo: probabilmente) vediamo un appiattimento dovuto semplicemente al fatto che i numeri sono aumentati.
Maggiolini: Credo però che almeno si possa dire che tutte le agenzie di consenso che spesso tolgono interrogativi profondi, quelli che vanno a far germogliare il senso critico, concorrono a livellare la vivacità culturale di una persona. Inoltre, devo ammettere che mi fa una certa impressione che si sta parlando di scienza e il discorso gira intorno non alla scienza stricte dicta ma, come dire?, a ciò che porta "alla scienza", a ciò che provoca la scienza. Che non è semplicemente lo stipendio, oppure la gloria di una scoperta sensazione: è l'esigenza di rispondere a delle invocazioni, a delle attese di un'umanità e di trovare un'aspirazione che si ha "dentro".
Fl: Il problema non si può ridurre alla crescita del "numero" di chi ha le abilità di base. Ma sia in qualche modo legato alla stessa natura delle agenzie educative: non solo l'Italia ma tutta l'Europa paga la totale mancanza di competizione in questo settore. E ci ritroviamo con un monopolio che per forza maggiore finisce per nuocere a chi lo subisce, cioè gli studenti.
Boncinelli: Sto parlando del mondo, non dell'Italia.
Fl: Anche nel mondo: tant'è che è sempre più chiara, cristallina, la differenza fra Paesi che attraggono cervelli e Paesi che li fanno scappare.
Boncinelli: Quello che è certo è che s'è allargato il livello degli utenti. Sul fatto che sia cambiata la qualità dell'offerta e la selezione dell'offerta, non so.
Maggiolini: Vedete, io mi chiedo se la metodologia di insegnamento non sia di per sè orientata a una piallatura delle intelligenze. Voglio dire: provate a pensare a una scuola soltanto nozionistica, o quasi. Pensate a una scuola soltanto ideologica, o quasi. Provate a pensare a un insegnamento di tipo orwelliano, per cui una frase ripetuta diventa una verità perché non ci si interroga più. Ho l'impressione che davvero si gioca troppo sulle emozioni per tenere placata la popolazione e poi la si narcotizza cercando di far passare alcuni slogan come fossero delle evidenze, ma evidenze non sono. Ecco, io faccio una fatica enorme, anche in campo cattolico, a svellere da tutto questo ciarpame che non è cultura.
Boncinelli: Ho paura che tutto questo sia inevitabile. Anche se farei dei distinguo: sul nozionismo, ad esempio? Cosa c'è di più nozionistico di Internet? Ma è altrettanto vero che in un contesto del genere, uno ha sì tutte le informazioni a portata di mano, ma alla fine piglia ciò che gli interessa e che può metabolizzare.
Fl: È come una biblioteca.

Il problema vero non è il nozionismo, è l'ideologia
Boncinelli: Diciamo così. Una biblioteca con le lampadine accese. Comunque, dicevo, il problema vero non è il nozionismo. È l'ideologia. Che ottunde i cervelli e che purtroppo ha contato molto, non nel Terzo mondo ma nei Paesi occidentali. Fra l'altro, non è un caso che dove c'è una forte componente ideologica (marxista o cattolica), la biologia è molto debole. Perché quando ci si avvicina all'uomo, gli ideologi si ritraggono. L'ideologia, che tutti danno per morta, in realtà si è semplicemente frantumata. Siccome io non sono certamente tenero verso la Chiesa, si assume che simpatizzi per i cosiddetti "laici": ma assolutamente no! C'è un'altra ideologia anche lì: i laici sono altrettanto ideologicizzati, altrettanto settari. Non basta dire sempre e comunque che la Chiesa sbaglia, per essere liberi. Purtroppo quello che manca in Italia, e un po' anche nel mondo, è una certa indipendenza di giudizio. Una certa, vera laicità. Un altro tema interessante è quello, che abbiamo appena abbozzato e che riguarda l'emotività. Questo accarezzamento delle emozioni, che va tanto di moda (basta accendere la televisione), non si limita a ricordarci che queste emozioni noi ce le abbiamo e ce le avremo sempre. Tentare di sostituirle alla riflessione razionale è estremamente pericoloso. Credo però che non ci siano strategie o piani d'azione: che sia un processo sostanzialmente spontaneo, senza registi più o meno occulti.
Fl: Lei ha individuato il problema del laicismo.
Boncinelli: Io lo chiamerei anticlericalismo, che è diverso!
Fl: È un fenomeno che ha le sue radici nell'Illuminismo quando c'è stata l'errata percezione, da parte di certi intellettuali dell'Europa continentale, che la religione fosse soltanto superstizione. E assieme a questa superstizione si tentò di seppellire la Scolastica, che è uno dei più grandiosi edifici intellettuali costruiti dalla ragione umana. Ecco, probabilmente questo si "sente" ancora oggi: viviamo nel paradosso che chi fa il voltairiano professionista, spregia la ragione umana.
Boncinelli: Ma magari avessero letto Voltaire.
Fl: Eppure Voltaire è il capostipite di questo sentimento. Grande scrittore, ma liberale "intollerante", pregiudizialmente chiuso verso tutto ciò che veniva dal pensiero cristiano.
Maggiolini: Sì, è l'inventore dello sloganismo intelligente, direi. Ma, caro Boncinelli , quando lei mette assieme ideologia marxista e "ideologia" cattolica, reagisco dicendole: un cattolicesimo malcapito e mal vissuto. Se è ben vissuta, la fede, libera da tutti gli schemi imposti, "costringe", impegna alla ricerca. Rende capaci di enorme criticità. Detto questo, dovrei aggiungere che la Chiesa sta sostenendo ciò che di valido l'Illuminismo ha portato. Perché, nonostante la condanna (secondo me sbagliata) non tanto della Scolastica (Abelardo, Tommaso, Bonaventura) ma della Tardo-Scolastica, l'Illuminismo comunque ha avuto l'intento di mettere la ragione in condizione di ragionare. Oggi, col post-moderno, si sta teorizzando una specie di docta ignorantia che è soltanto ignoranza e non è più dotta! Si mette in dubbio tutto, e si rimane con delle certezze di cartone. Penso a chi sostiene che la norma morale sia soltanto una pietas nei confronti del passato, per esempio. Ma perché? Si stanno tradendo gli stessi valori di un Illuminismo solido. E adesso tocca alla Chiesa (la Fides et Ratio) invitare a riprendere, riconsiderare l'importanza della ragione. Prima o poi, si sollevava la questione dello Stato ideologico. Che c'è, non v'è dubbio. Però mi sembra che accanto a un'ideologia di Stato, stia fiorendo anche un'ideologia diffusa nella società - non illudiamoci che non ci sia. È anche il problema della scuola, che ha un ruolo importantissimo, dovrebbe coltivare i talenti e seminare opportunità. Però non vorrei che ci ritrovassimo con dei professori tutti presi dalla preoccupazione di "eludere" il punto, ma abbiano la soddisfazione di accendere delle intelligenze. Di smuovere delle coscienze. E qui aggiungerei l'importanza fondamentale della famiglia: proprio perché è nella famiglia che si inizia a non avere più paura di dialogare, di discutere. Se la scuola diventasse la naturale prosecuzione della famiglia, se ci si ritrovasse in maniera un po' più fraterna, mi sembra che solo così si potrebbe riprendere qualcosa di più nella coltivazione della ragione.
Boncinelli: Capisco che sia un po' forte mettere assieme cattolicesimo e marxismo. Ma per alcuni aspetti si assomigliano. Ciò non toglie che oggi, chi di fatto difende maggiormente la ragione sia la Chiesa. Su questo, non c'è dubbio.
Maggiolini: Diciamo che anche all'interno della Chiesa c'è un certo dibattito.
Boncinelli: Sì, ma, almeno per le mie conoscenze, gli uomini di Chiesa sono più informati e paradossalmente più aperti di quelli che si spacciano per laici. Lo dico sempre, a mo' di battuta: se anziché investire in prelati, l'Italia avesse investito in scienziati, saremmo il Paese più all'avanguardia del pianeta. Su scuola e famiglia, invece, ho qualche perplessità: la famiglia, in particolare, è molto cambiata. Si mitizza un po': molte famiglie sono disgregate, molti genitori sono assenti. Certo, basterebbe che padri e madri fossero presenti, non dico nell'insegnamento ma nell'esempio, nei primi sei/sette anni di crescita.
Maggiolini: Pensavo esattamente a questo. Al periodo in cui la persona si "struttura".
Boncinelli:Non c'è bisogno di dare buoni precetti, perché poi si ottiene il risultato opposto. Basta dare l'esempio: se in casa si parla di tutto, se ci si comporta bene, se si ragiona apertamente anziché per schemi fatti, c'è un "imprinting" nei primi sei/sette anni che poi è destinato a durare. Mi sembra che però le case siano sempre più vuote.
Fl: Però c'è anche un altro problema. Cioè che molto spesso si crea artificiosamente un antagonismo fra le due agenzie formative, scuola e famiglia, alimentato (e questo è un dato di fatto) proprio nella scuola pubblica e ideologica.
Maggiolini: Volevo riprendere proprio quest'aspetto: sono perfettamente d'accordo che il momento più importante sia prima dei 6/7 anni, poi lo châssis è già fatto e si costruisce su quello. Ma se la scuola diventa una scuola, non dico di Stato, ma più generalmente di un potere egemone, allora è finita. Inevitabilmente si va verso l'ideologia, verso il pensiero omologante e prefabbricato. Bisogna che le persone, e le famiglie, abbiano il diritto di scegliere una formazione che essi stessi si cercano. Tenendo conto poi che la cultura proposta non necessariamente verrà accetta e dovrà subire una critica anch'essa. Ma se deve esserci questa critica, la scuola deve essere libera e un luogo di confronto fra prospettive e pensieri diversi.
Fl: E questa sembra anche una delle più grandi aporie di quello che abbiamo chiamato "laicismo", o "anticlericalismo": cioè l'idea che la scuola pubblica sia ipso facto pluralista.
Maggiolini: Aggiungerei il fatto che, in Italia, abbiamo assistito a un fenomeno stranissimo: io capisco la libertà d'insegnamento in università, ma quando si tratta di scuole medie, anche le scuole medie secondarie, chi entra nella scuola non ha il diritto di esprimere le proprie opinioni come se fossero verità. Ha il dovere di sentirsi incaricato dalla cultura dei ragazzi e delle famiglie, di dare un quadro d'insieme. Diversamente abbiamo una specie di circonvenzione d'incapace, un tener sottomesso i ragazzi - salvo poi vedere che i ragazzi, per fortuna, fanno il contrario di quanto gli viene detto.
Boncinelli: Appunto. Prendono quello che gli va di prendere. Comunque, per la mia esperienza, venti-venticinque anni fa c'erano molti professori che avevano una grossa componente ideologica ma capivano i problemi. Con la crisi dell'ideologia questo avviene di meno, ma il problema è che sono cambiati gli argomenti. A scuola i professori parlano con gli studenti dell'ambiente (senza capirne nulla), si parla di posizioni "verdi" senza conoscere la scienza - e si pensa così di fare cultura! Non è compito della scuola parlare di droga, ambiente, tolleranza in senso così generico. E così, nei licei dove sono stato, i ragazzi erano preparatissimi (dai professori, ovviamente) a sostenere che la scienza è male, che crea enormi pericoli. Questo è diventato una sorta di credo dei professori più "impegnati". E credo che questo a lungo andare sarà sicuramente nocivo: primo perché non porta a nulla. Secondo, perché non è nel trend mondiale. O la scienza la si spegne del tutto, oppure se il mondo va avanti e tu ti metti sempre in posizioni di retroguardia, a lungo andare scivoli nel terzo, quarto, quinto mondo.

Senza motivazioni trascendenti mancano i motivi per vivere
Fl: Una battuta: anche dalle scuole elementari è uscita la religione, è entrata l'ecologia.
Boncinelli: L'ecologia è una cosa importante, di cui bisogna parlare ma mirando alle conclusioni, non così tanto per candeggiarsi la coscienza. Ma, se messa nelle mani sbagliate, se banalizzata, diventa (come oggi nelle scuole che ho visitato) una forma di paganesimo.
Maggiolini: Non posso che essere d'accordo.
Boncinelli: La cosa che mi sconforta di più è che, mentre s'insegna il rispetto per le zanzare, non si parla più di droga.
Maggiolini: Proprio per questo bisognerebbe riprendere la dimensione religiosa, non tanto per ricondurla alla metafisica, ma per capire come, senza delle motivazioni trascendenti, si finisce per non avere più motivi per vivere. Oggi non c'è ribellione, piuttosto apatia, censura di questi temi. Non è che si perde vigore soltanto, si perde senso. Poi ci si accorge dei morti del sabato sera, dei giovani suicidi.
Boncinelli: Quello dei suicidi è un fenomeno generalmente correlato al grado di benessere.
Maggiolini: Non solo. Si può vivere in una società prospera, ma priva di una cultura solida.
Boncinelli: E qui siamo arrivati al nocciolo della questione. Su una cosa, però, siamo in completo disaccordo: per me la vita non ha senso. Ma questo non giustifica uno che abbassa le armi e non fa più nulla. Perché se per me, Edoardo Boncinelli , la vita non ha alcun senso, fintanto che c'è qualcuno, vicino o lontano a me, che ci crede, io devo fare tutto quello che è in mio potere per rispettarlo e appoggiarlo nelle sue convinzioni. Ma non ho alcun dubbio che la vita, un senso non ce l'abbia.
Maggiolini: Siamo su posizioni opposte. Se fossi buttato per caso nel mondo, io neanche mi ribellerei, ma mi rinchiuderei in me stesso. Credo che se sono nato in questo periodo, se sono arrivato proprio qui, vuol dire che ho una missione da svolgere: che non è tanto un percorso verso una salvezza "mia" in prima battuta, ma un percorso verso una mia promozione umana, verso una mia crescita.
Boncinelli: Però, monsignore, si può vivere anche convinti che la vita non abbia senso. A patto che tutto questo sia arricchito, o se preferisce "vicariato" dall'altro, dal confronto con chi ci è vicino. Io, purtroppo, il "senso" non lo vedo, mi piacerebbe tanto vederlo, ma questo non mi fa vegetare 24 ore su 24, non mi fa assistere, stando zitto, ai vari dibattiti. Perché se anche il senso non c'è, lo si crea. Il dovere primario dell'uomo è dare un senso a un universo che non ce l'ha.
Fl: Diciamo anche questo: cioè che, pure nell'ipotesi estrema che la vita non abbia un senso, non si elimina quello che è una specie di "dovere" dell'uomo: meravigliarsi di tutto quel che gli sta intorno.
Boncinelli: Assolutamente.
Maggiolini: Io sono convinto che quando lei dice che la vita non ha un senso, lei l'ha già affermato, quel senso. Quando parlava di metafisica come atteggiamento primo, lì c'era già una sensibilità religiosa, forse inconsapevole.
Boncinelli: Ma infatti io mi definisco religioso, non credente ma religioso.
Fl: Attenzione, però: proprio in quel "papocchio" di cui lei parlava prima, quest'affermazione potrebbe essere facilmente fraintesa. Mi riferisco a quelle forme di religiosità, fra virgolette neo-pagane.
Boncinelli: Per carità.
Maggiolini: Sì, purtroppo c'è il pericolo che la religione diventi soltanto un anestetico per l'anima.
Boncinelli: È parte di quello psicologismo diffuso secondo cui si deve mangiare, dormire, vestire, "curare" il corpo e "curare" l'anima. Ed è così che la vive moltissima gente.
Maggiolini: Sarà, ma è brutto, e forse anche sbagliato. Perché se si riduce la fede all'equilibrio delle emozioni, al non sentirsi turbati, questo vuol dire non aver colto l'aspetto drammatico della religione (cattolica), che è anche quella cosa che spinge a interrogarsi, che spinge a usare la ragione e, mi permetta professore, dà senso non solo alla scienza. Ma soprattutto alla vita.

Edoardo Boncinelli è capo del laboratorio di Biologia molecolare dello sviluppo presso il Dipartimento di ricerca biologica e tecnologica (Dibit) dell'Istituto scientifico H. San Raffaele
Alessandro Maggiolini è arcivescovo di Como
Alberto Mingardi scrive su Il Foglio