Se i medici diventano “politici” sul fine vita

Lo scopo dell’alimentazione è nutrire e quindi a differenza di ciò che è indicato nel documento non può mai considerarsi una terapia, perché è un sostegno vitale e non può essere interrotta.
Autore:
Tanduo, Luca e Paolo
Fonte:
CulturaCattolica.it
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Il 13 giugno 2009 l’ordine Fnomceo (Federazione Nazionale Ordine Medici Chirurghi e Odontoiatri) ha votato un documento riguardante il fine vita e il testo di legge Calabrò fermo alla Camera.
La bozza del documento prevedeva di precisare la distinzione degli stati vegetativi dagli stati terminali anche riguardo ad alimentazione ed idratazione, mantenendo però il divieto di interruzione. Si è invece votato un documento il cui punto più discriminante è diventata la differenza tra alimentazione artificiale e naturale, con la possibilità di chiedere l’interruzione della prima con le DAT (Dichiarazione Anticipata di Trattamento).
Innanzi tutto ci stupisce che dei medici discutano la differenziazione tra due tipi di alimentazione, e ne traggano conclusioni diverse a seconda dell’una o dell’altra. Infatti lo scopo dell’alimentazione è nutrire e quindi a differenza di ciò che è indicato nel documento non può mai considerarsi una terapia, perché è un sostegno vitale e non può essere interrotta. Questo documento ha creato divisioni all’interno dell’ordine: non è stato votato da alcuni tra i più importanti e numerosi ordini provinciali. Ci sembra che si sia voluta esprimere una posizione per influenzare la discussione parlamentare, fornendo una base scientifica su cui basare future scelte politiche, ma questo documento non ha una base scientifica. Giustamente qualche giornale ha fatto notare che questa posizione degli ordini medici a favore di una pratica che apre all’eutanasia, come quella dell’interruzione dell’alimentazione, cambierà il rapporto di fiducia medico-paziente. Ne hanno tenuto conto i firmatari e proponitori di questo documento? Inoltre tale documento viola gli articoli 3 e 17 della deontologia medica e il documento di New York sulla Convenzione Onu sui diritti delle persone disabili.
Abbiamo sostenuto fin dall’inizio dell’iter parlamentare la necessità di procedere celermente all’approvazione del ddl per evitare che potessero intervenire modifiche significative e peggiorative, una volta che l’emozione per il caso Eluana fosse scomparsa dalla memoria collettiva. Per motivazioni politiche, quali evitare fratture nella maggioranza durante la campagna elettorale, la discussione alla Camera è stata rinviata. Ora si dovrà procedere alla nomina del deputato che avrà funzione di relatore; questo passo determinerà e orienterà già l’esito e la direzione della discussione. Confidiamo comunque nella fermezza del Governo e del Ministro Sacconi, che ha riaffermato recentemente che l’indisponibilità di idratazione e alimentazione è un punto fermo della legge e non è negoziabile, come prioritario rimane nel ddl riaffermare il dovere di curare, vietare richieste con finalità eutanasiche, escludere richieste che pretendano di imporre al medico pratiche per lui inaccettabili in scienza e coscienza. Principi riaffermati dal codice di deontologia medica ed enunciati dal CNB nel 2003 e 2005 e già presenti nel ddl Calabrò negli articoli 3-4-7 approvati dal Senato.