Macbeth 2 - L'inizio del dramma e i protagonisti

Fonte:
CulturaCattolica.it
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INIZIO.
Il dramma si apre con tuoni e lampi e, sullo sfondo di una natura cupa e minacciosa, compaiono tre Streghe impegnate nei loro sortilegi ad evocare gli Spiriti del male, rappresentate con fattezze mostruose e deformi.
Esse devono affrettarsi, dicono, per incontrare il valoroso generale del re, Macbeth, che sta combattendo in una “battaglia che sarà perduta e vinta”, come esse affermano.
“Bello è il brutto e brutto il bello” si ripetono l’un l’altra, quasi a preannunciare un sovvertimento nell’ordine naturale delle cose, già iniziato.

DUNCAN E MACBETH
Sul terreno insanguinato dallo scontro dei due eserciti, si presenta il re di Scozia Duncan con suo figlio Malcolm, alla conclusione della battaglia in cui hanno sconfitto i baroni traditori della patria, alleati al re di Norvegia.
Essi parlano con orgoglio e ammirazione delle gesta coraggiose del loro generale più nobile e fedele, Macbeth ”novello sposo di Bellona” e cugino del re.
Il protagonista entra in scena poco dopo accompagnato dall’altro campione della battaglia, il generale Banquo.
Si stanno recando alla presenza del sovrano, quando ad entrambi improvvisamente si parano innanzi le tre streghe che li apostrofano con linguaggio sibillino profetizzando il loro destino.
Banquo non mostra di prenderle particolarmente sul serio, mentre Macbeth appare profondamente scosso e turbato dalle loro parole. Le streghe infatti hanno salutato Banquo come “padre di re” e Macbeth come nuovo “barone di Cawdor e futuro re di Scozia”, attribuzioni che non gli spettano entrambe.
Un messo del re li raggiunge e una parte della profezia subito si avvera: il re investe solennemente Macbeth del titolo e di tutti i beni del traditore Cawdor ucciso in battaglia.
Ma questo annuncio non suscita nel protagonista gioia e gratitudine, perché il suo animo e la sua immaginazione sono già state catturate dalle parole udite delle streghe e dalla tentazione in esse insinuata.
L’incontro del re con i suoi soldati avviene, nell’ultimo spazio aperto presente nella tragedia, con la celebrazione dei loro meriti, la soddisfazione per la vittoria ottenuta e la pace e l’ordine ristabiliti per il bene di tutti.
Incancellabile sarà la riconoscenza del sovrano che dispensa doni e titoli onorifici ai suoi fedeli e assicura la continuità del regno nominando legittimo erede e suo successore il figlio Malcolm.

LA PROFEZIA DELLE SORELLE FATALI
Anche Macbeth proclama a voce la sua fedeltà filiale, ma in realtà egli appare come sdoppiato fra ciò che mostra e dice e le sue tenebrose macchinazioni.
In mezzo agli altri, eppure lontano da tutti, egli medita sulla profetizzata sovranità e sull’unica possibilità di vederla realizzata con la soppressione di Duncan.

La sua natura, al solo pensiero dell’orrendo sacrilego omicidio (il potere del re deriva infatti direttamente da Dio e la sua persona è sacra), viene sconvolta e insorge: ma il sogno della futura grandezza invade la sua mente con immagini contraddittorie esaltanti e terrificanti al tempo stesso.
“Questa sollecitazione soprannaturale non può essere cattiva…Se è buona, perché cedo ad una tentazione la cui immagine orrenda mi fa rizzare i capelli? Il mio pensiero, il cui assassinio è ancora soltanto fantastico, scuote in tal modo la mia struttura umana che ogni attività è soffocata dall’immaginazione e nulla è tranne ciò che non è” (Atto I, Scena III, vv. 129-141).
Ma che importa che le streghe siano Spiriti del male?
Ciò che hanno detto coincide col suo supremo oggetto di desiderio, e quindi ad esse presterà fede anche se il cuore e la coscienza lo condannano perché le porte del male dovranno essere spalancate e infrante.
“Stelle, nascondete i vostri fuochi! La luce non veda i miei oscuri e segreti desideri. L’occhio non veda quel che fa la mano, ma si compia ciò che l’occhio teme di vedere” (Atto I, Scena IV, vv. 48-53).