Il pensiero di Chesterton - La libertà 6 - Veramente libero è il Patriota

Autore:
Platania, Marzia
Fonte:
CulturaCattolica.it
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La libertà non si attua restando astratta, non è la semplice esistenza di infinite possibilità; la libertà si attua nella scelta di una precisa possibilità. Un uomo che sceglie di andare in prigione è più libero di un uomo che non sceglie nulla. L'errore della filosofia della Volontà è che ha fatto di essa un fine, quando essa è unicamente ed essenzialmente un mezzo. Esaltare la volontà in sé stessa è assurdo perché la libertà non esiste che in vista di uno scopo; una libertà senza scopo, che rifiuti di determinarsi in una scelta precisa, è paralizzata, non è neanche più realmente libertà. Gli abitanti della modernità sono meno liberi proprio per questo
Per la mente moderna è molto difficile afferrare l'idea di un fine, di uno scopo”. (GKC, Autobiografia, pag. 241)
Essi sono liberi solo in astratto. Non avendo uno scopo determinato per la loro libertà, o meglio rifiutando di determinare la loro volontà in uno scopo, essi non sanno di essere liberi, non possono fare esperienza della loro libertà. La libertà è strutturalmente inerente alla natura umana: non può essere estirpata; ma la loro inestirpabile libertà è stata resa inoperosa. Questa è la nota polemica per cui all'inizio del romanzo “Il Napoleone di Notting Hill” Chesterton descrive un mondo talmente pacifico da non aver quasi bisogno di polizia. Chesterton non intende affatto affermare che il mondo diventerà più buono ma che sta diventando sempre meno libero: il controllo si sta spostando dall'esteriorità (la polizia) all'interiorità (la concezione del mondo indotta dai mass media). Ciò che nel romanzo tiene tranquilla la popolazione di Londra prima dell’avvento di Auberon Quin non è la felicità ma la rassegnazione: la convinzione che il bene o il male futuro non dipende dalla loro libera volontà o azione ma dalle leggi della politica o dell'economia. Questo infatti è ciò in cui concordano capitalismo e socialismo, nel ridurre l'uomo a fattore dell'economia, negando la sua possibilità di scelta. In questo senso, la polemica di Orwell contro la previsione troppo "rosea" di Chesterton sembra non aver colto la sotterranea convergenza sulla gravità della diagnosi, sebbene il racconto di Chesterton voglia indicare risolutamente la cura mentre quello di Orwell non indichi sconsolatamente che il male.
La folla amorfa che popola l'inizio de “Il Napoleone di Notting Hill”, come quella che popola lo sfondo de “La sfera e la croce” è pacifica non perché manca di ipotesi rivoluzionarie o di ideali ma perché manca della energia per aderirvi. L'uomo veramente libero è il Patriota, perché appartiene a qualcosa. Barker non è libero, è in balia delle mode. C'è una pagina nella quale mentre va verso la battaglia con la certezza della vittoria Barker è per un istante finalmente sincero e confida a Quin di poter in un certo qual modo apprezzare sia il suo umorismo che il fascino eroico di Wayne ma con inconsapevole tristezza conclude
Ma il mondo, quello vero non corre su questi hobby. Nemmeno per sogno, Auberon. Corre sulle ruote brutali dei fatti”. (GKC, Il Napoleone di Notting Hill, pag. 120)
Egli invece di aderire ad un ideale che pur intravede essere positivo, attraente, corre dietro ai fatti, ai vincitori del momento, alla moda, alla potenza del denaro e dell'ambizione. Ha già perso cosi la sua umanità: paradossalmente la ritrova solo perché perde la battaglia che credeva già vinta, la ritrova perché i binari brutali dei fatti sono sconfitti dalla libertà e dal genio di Wayne.
Barker non è libero di seguire il proprio "hobby", vale a dire ciò che si fa per il proprio piacere, perché deve o meglio preferisce obbedire alle leggi del mondo, Buck non è libero, perché è schiavo del denaro e così via gli altri: non sono liberi perché si sono piegati, volontariamente piegati ad una necessità fasulla, e la loro libertà è paralizzata. La libertà è talmente connaturata all'uomo che persino rinunciarci è un atto di libertà, una scelta. La schiavitù del politico è una schiavitù liberamente accettata, perché nulla può togliere all'uomo la libertà di cui è fatto. Anche Wayne vede il proprio svantaggio strategico, quello che convince Barker che la vita non può trovare spazio per la sua causa, e non lo ignora, ma lo affronta, con la consapevolezza che gli si potrà togliere la vita ma non la sua libertà di scegliere ciò che riconosce come bene per sé; quando in fine di romanzo egli affronta la coalizione dei quartieri infiammati dalla sua visione della vita contro il suo proprio quartiere natale che invece l’ha tradita, egli è ben consapevole di andare verso la sconfitta; ma resta fedele alla sua scelta, perché in questa consisteva la sua intera esistenza. Egli muore libero perché muore consegnato al bene che aveva riconosciuto.