Il pensiero di Chesterton - L'uomo come bisogno 5 - Il bambino è la guida migliore

Autore:
Platania, Marzia
Fonte:
CulturaCattolica.it
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All'uomo è chiesto dunque di farsi piccolo, non per scomparire, ma per esistere. Di questo il bambino è l'emblema e il modello, e ad esso Chesterton si richiama spesso, non per una esaltazione dell'infantilismo, ma proprio perché il bambino è l'esemplificazione migliore di questa condizione morale. Quella condizione di dipendenza che abbiamo visto essere la natura stessa dell'uomo è nel bambino evidente e incontestabile. Per il bambino il chiedere non è umiliazione anche se è riconoscere la propria insufficienza; non è umiliazione perché è l'unica condizione per crescere. Poiché crescere è il compito che la sua stessa natura gli impone, il bambino ricerca ciò di cui ha bisogno per crescere e obbedisce alle condizioni che il mondo impone alla sua ricerca. Egli è così anche il modello della ricerca intellettuale; la sua stessa natura lo pone nella posizione più idonea alla scoperta della verità; la sua povertà lo lascia senza nulla da difendere. Per il bambino il mondo è nuovo ed egli lo accetta senza pregiudizi, per quello che è, senza potervi proiettare le sue anticipazioni e senza doverlo costringere in uno schema preconcetto, che stabilisce cosa può o non può accadere. Per questo l’infanzia è il regno della chiarezza intellettuale:

per me, tutta la mia fanciullezza possiede una certa qualità, che può essere difficile a descriversi, ma che non è in nessun modo vaga. E' alquanto più determinata della differenza che passa fra il nero pece e la luce del giorno, o tra l'avere il dolore di denti e il non avere il dolore di denti. [...]. L'attributo più generale di questa qualità positiva era la chiarezza. E qui non sono d'accordo, ad esempio con Stevenson, che ammiro tanto caldamente, e che parla del ragazzo come colui che si muove con la testa in una nube. Egli discorre del fanciullo come colui che vive, di regola, in un sogno ad occhi aperti, che lo stordisce e nel quale non può distinguere la fantasia dal fatto [...] La mia memoria mi presenta una specie di luce bianca su ogni cosa, che staglia ogni cosa chiarissimamente, piuttosto intensificandone la solidità. In quella luce bianca v’era un che di meraviglioso, quasicché il mondo fosse nuovo come me: ma non quasi che il mondo fosse tutt'altro che reale. (GKC, Autobiografia, pag. 50)
Il sintomo di questa semplicità di cuore è la meraviglia. La più grande preoccupazione dello scienziato e del filosofo dovrebbe essere quella di salvaguardare la propria capacità di meravigliarsi; senza la meraviglia non vi è autentica scienza né autentica filosofia; ai sostenitori della vita semplice che si preoccupavano della dieta e degli abiti che potessero aiutare l'uomo nella sua elevazione spirituale, Chesterton replicava che l'unica cosa che conta è la semplicità del cuore, salvaguardata la quale, le condizioni materiali nulla importano:
Non è molto importante che si mangi un pomodoro cotto o crudo; quello che conta è l'animo con cui lo si mangia. Il solo genere di semplicità che si deve conservare è quella del cuore, quella che sa accettare tutto con gioia [...] C'è più semplicità nell'uomo che mangia caviale, per impulso, che nell'uomo che mangia una pagnotta, per principio. (GKC, Eretici, pag. 108)
Di lì alla pagina seguente, ritornano le stesse parole, con una aggiunta significativa: la salvaguardia della semplicità di cuore che è capacità di meravigliarsi richiede un cambiamento, un mutamento interiore che porti a vedere le cose dal giusto punto di vista.
La sola semplicità che conta è quella del cuore [...] Il bambino è in verità, in questo e altri casi, la guida migliore. [...] La nostra conclusione è che in sostanza è necessario un mutamento nei punti di vista, nella filosofia e nella religione, e non un cambiamento esteriore [...] Abbiamo bisogno di una esatta visione del destino e della società umana. (GKC, Eretici, pag. 109)
Con questo sfioriamo già i contenuti del prossimo capitolo; c'è ancora da fare una ulteriore sottolineatura, che è una conseguenza di metodo e di stile: se il bambino è il paradigma dell'intellettuale perché è in lui naturale l'atteggiamento della meraviglia, in quanto le cose sono per lui nuove, per recuperare l'innocenza intellettuale uno dei metodi potrà essere recuperare il senso della novità delle cose. Ci sono infatti due modi per realizzare appieno il significato di una cosa, per esempio di un cavallo: il primo è esservi cresciuto in mezzo e conoscere e amare i cavalli fin dalla più tenera infanzia; il secondo è fingere di non averne mai veduto uno e descriverlo come un fantastico quadrupede con il collo più lungo della testa e ornato da un cresta di peli come una barba fuori posto, e il piede tutto d'un pezzo. L'unico atteggiamento sbagliato in quanto impedisce la ricerca è ritenere di saper già tutto ciò che conta sui cavalli, senza in verità saperne quasi nulla. Allora è piuttosto meglio
vedere nel cavallo un mostro che un cattivo surrogato dell'automobile. (GKC, L'uomo eterno, pag. 13)
Quando l'uomo ha una visione sana del mondo, nata dall'esperienza ed in accordo con essa, come l'uomo cresciuto in mezzo ai cavalli sa tutto dei cavalli e ne ha una visione esatta, allora questa forzatura di cercare di vedere le cose come inconsuete e mostruose non è necessaria; ma quando le teorie in voga hanno confuso la situazione, impedendo di arrivare ai fatti, allora
bisogna sforzarsi di riacquistare il candore e lo stupore dei fanciulli, il realismo e l'obiettività dell'innocenza; e se questo non è possibile dobbiamo almeno scuotere la nuvolaglia delle abitudini e vedere le cose come nuove. (GKC, L'uomo eterno, pag. 11)
Questo spiega certi virtuosismi di Chesterton nel descrivere le cose più comuni rivestendole di un aria di stravaganza e di bizzarria, che spesse volte i suoi critici hanno trovato pesante: tutto in Chesterton si rivela però ordinato al pensiero, anche certe stravaganze di stile che avrebbero potuto anche apparire gratuite.
Egli cerca di risvegliare nell'annoiato uomo moderno la meraviglia propria dell'infanzia, quale sprone ad una ricerca irrinunciabile nella quale è contenuta la possibilità della gioia e della chiarezza intellettuale.