8 agosto - DON LUIGI STURZO (Caltagirone, 26 novembre 1871 – Roma, 8 agosto 1959) sacerdote e politico italiano.

La sua figura è storicamente fondamentale in quanto realizzatore esemplare delle indicazioni della dottrina sociale cattolica nata con la “Rerum Novarum" di Leone XIII.
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Impegno civile e politico
Nel 1897 istituì a Caltagirone una Cassa Rurale dedicata a San Giacomo e una mutua cooperativa, che diede fastidio ai liberali conservatori e fondò anche il giornale di orientamento politico-sociale "La croce di Costantino" il 7 marzo dello stesso anno.
I redattori de "La croce di Costantino" furono Mario Carfì, Don Luigi Caruso, il Canonico Giuseppe Montemagno, il Canonico Filippo Interlandi junior, il Canonico Salvatore Cremona, Carmelo Caristia, Diego Vitale, Diego Caristia e il fratello di Luigi Sturzo, Mario Sturzo. Quest’ultimo era un uomo colto, d’intelligenza sottile, e fu autore di romanzi e di racconti, come "I Rivali", "Il figlio dello zuavo" e "Adelaide".

Oltre ai consensi il giornale suscitò le ire dei massoni a causa del metodo rettilineo e coraggioso che usava Luigi Sturzo per ottenere i consensi, quindi il 20 settembre 1897 bruciarono una copia del giornale, nella piazza principale di Caltagirone.

Con i fatti di maggio del 1898, le repressioni antioperaie di Bava Beccaris, gli stati d'assedio nelle principali città, il processo a Davide Albertario, si comincia a delineare l'impossibilità della convivenza all'interno dell'Opera dei Congressi fra conservatori e democratici cristiani.

Il mantenimento dell'unità dei cattolici, voluta da Papa Leone XIII, diventava sempre più arduo. Il sacerdote di Caltagirone tentò invano di introdurre nell'Opera una riflessione sui problemi dell’Italia Meridionale, che aveva sempre più approfondito nell'esperienza diretta del mondo contadino negli anni della crisi agraria.

"Pochi — scrisse Gabriele De Rosa — ebbero, come Sturzo, la conoscenza specifica della struttura agraria e artigianale siciliana e la sua capacità di analisi degli effetti negativi del processo di espansione del capitalismo industriale sui fragili mercati del Sud e sulla piccola e media borghesia agricola e artigiana locale, che si sfaldava sotto i colpi di una impossibile concorrenza. Tra le cause della disgregazione dei vari ceti artigianali in Sicilia, Sturzo indicava la 'forte concorrenza delle grandi fabbriche estere o nazionali di materie prime'; la lotta 'rovinosa' che si facevano gli artigiani locali, la mancanza di capitali, l'indebitamento, l'impoverimento delle campagne dovuto alla crisi agraria".

Luigi Sturzo nel 1900 fu visto tra i fondatori della Democrazia Cristiana Italiana, ma in realtà aveva pure rifiutato la tessera del partito, guidato da Romolo Murri e nello stesso anno, essendosi scatenata in Cina la persecuzione dei Boxers, che volevano la cacciata degli stranieri dalla Cina, Sturzo presentò formale domanda al vescovo per partire missionario in quelle terre lontane, ma il vescovo, date le sue precarie condizioni di salute, gli negò il suo consenso e Sturzo ubbidì.

Verso i primi anni del ‘900 Luigi Sturzo divenne il collaboratore del quotidiano cattolico "Il Sole del Mezzogiorno" e nel 1902 guidò i cattolici di Caltagirone alle elezioni amministrative.

Nel 1905 verrà nominato consigliere provinciale della Provincia di Catania. Sempre nel 1905, alla vigilia di Natale, pronunciò il discorso di Caltagirone su “I problemi della vita nazionale dei cattolici”, superando il “non expedit”.
Nello stesso anno venne eletto pro-sindaco di Caltagirone (mantenne la carica fino al 1920). Nel 1912 divenne vicepresidente dell’Associazione Nazionale Comuni d’Italia.
Nel 1915, essendo stato molto attivo nell’Azione Cattolica Italiana, divenne il Segretario generale della Giunta Centrale del movimento. Nel 1919 fondò il Partito Popolare Italiano (del quale divenne segretario politico fino al 1923) e il 18 gennaio 1919 si compie ciò che a molti è apparso l’evento politico più significativo dall’unità d’Italia: dall’albergo Santa Chiara di Roma, don Sturzo lancia "l’Appello ai Liberi e Forti", carta istitutiva del Partito Popolare Italiano:
«A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnino nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà»

Nello stesso anno, infine esce a Roma "Il Popolo Nuovo", organo settimanale del neonato partito. Don Sturzo rende il Partito Popolare Italiano una formazione molto influente nella politica italiana e un suo voto impedisce a Giovanni Giolitti di assumere il potere nel 1922, permettendo così l'insediamento di Luigi Facta.

Al Congresso di Torino del Partito Popolare (12-14 aprile 1923), Luigi Sturzo, sostenuto dalla sinistra di Francesco Luigi Ferrari e di Luigi e Girolamo Meda, fa prevalere la tesi dell'incompatibilità fra la concezione "popolare" dello stato ed il totalitarismo fascista, con la conseguente uscita dei ministri cattolici dal governo Mussolini. (Gabriele De Rosa, Luigi Sturzo, Enciclopedia Europea Garzanti, 1980)

Nel partito rimangono in contrasto le due anime, la sinistra contraria ad ogni accordo con il governo e la destra favorevole alla collaborazione. Alla fine le due correnti del partito si accordano per un'ambigua condotta ("né opposizione, né collaborazione"), però questa linea dura solo una settimana, visto che alcuni esponenti popolari vogliono uscire dal governo e fare opposizione, mentre la corrente di destra intende rimanere al governo e collaborare.
La posizione dei popolari decisa al congresso provoca l'immediata reazione di Mussolini, che, appoggiato dalla piccola corrente di popolari di destra, il 17 aprile convoca la rappresentanza al governo del PPI per ottenere chiarimenti, dando anche inizio ad una dura campagna contro il "sinistro prete".

Inoltre Mussolini, presentando Sturzo come un ostacolo alla soluzione della questione romana, fa in modo che Sturzo perda anche l'appoggio delle gerarchie vaticane (De Rosa, ibid). Alla fine di questa campagna il prete di Caltagirone il 10 luglio è costretto a dimettersi dalla segreteria del partito.

Pensiero politico
Tutta l'attività politica di Sturzo è fondata su una questione centrale: dare voce in politica ai cattolici. Sturzo si impegna per dare un'alternativa cattolica e sociale al movimento socialista.

Per Sturzo i cattolici si devono impegnare in politica, tuttavia tra politica e Chiesa deve esserci assoluta autonomia. La politica, essendo complessa, può essere mossa da princìpi cristiani, ma non si deve tornare alla vecchia rigidità e all'eccessivo schematismo del passato. Il Cristianesimo è, insomma, la principale fonte di ispirazione, ma non l'unica.
La società deve saper riconoscere le aspirazioni di ogni singolo individuo: “la base del fatto sociale è da ricercarsi nell'individuo” e l'individuo viene prima della società; la società è socialità: si fonda, cioè, su libere e coscienti attività relazionali.

Sturzo è contrario ad una società immobile ed il movimento è dato dalle relazioni interindividuali tra le persone; la società non deve essere un limite alla libertà dell'individuo. Non può essere, tuttavia, definito iperindividualista.
All'interno di questo schema sociale multiforme la religione non può essere strumento di governo (Moro Aldo, "UNA VITA PER LA LIBERTA E LA DEMOCRAZIA", in Civitas: periodico di studi politici, 11, no. 4/5 - aprile 1960, pp. 7-39.).

Il cristianesimo ha dato qualcosa ad ogni corrente politica, quindi nessuno può dire di possedere il monopolio della verità religiosa.
L'individuo deve scegliere da sé se seguire la propria coscienza di buon cittadino o di credente; non è la Chiesa che deve indirizzarlo nell'atto della scelta, la quale attiene strettamente alla sfera individuale del singolo. Il PPI nasce perciò come aconfessionale: la religione può influenzare, ma non imporre. In questo modo si palesa una concezione liberale del partito.

In economia Sturzo non è un liberale classico, ma da un lato denuncia il capitalismo di Stato che ritiene dilapidatore di risorse, e dall'altro rimane convinto della possibilità di interventi dello Stato in economia, anche se per un tempo breve e finalizzato ad un risultato.
Il suo faro è la centralità della persona, non delle masse; è un fautore dello stato minimo e censura già all'epoca l'eccessivo partitismo. Si dichiara, inoltre, ostile a una concezione statale panteistica.

In questo modo fonda il Popolarismo, dottrina politica autonoma e originale, che non è altro che la messa in pratica della Dottrina Sociale della Chiesa cattolica, arricchita dal suo pensiero e lavorio, spesso profetica e - pur essendo prettamente pragmatica - profondamente intessuta eticamente.

Sturzo fu avversario del centralismo di Giolitti, di Mussolini, ma anche del primo impianto dell'Italia repubblicana, trovando sbagliata l'assenza del regionalismo, necessario per concedere ampia autonomia individuale. Fu un grande amante della scrittura storica.

Morì a Roma l’8 agosto 1959 all’età di ottantotto anni; oggi è sepolto nella Chiesa del Santissimo Salvatore a Caltagirone. A 40 anni dalla sua morte il comune di Caltagirone pose nella Scalea del Palazzo Municipale una lapide in memoria di Luigi Sturzo.

Hanno detto
“Popolo, democrazia e libertà”, un Convegno per reimparare la lezione di don Sturzo. Giovanni Chifari, La Stampa, 20 giugno 2019
https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2019/06/20/news/popolo-democrazia-e-liberta-un-convegno-per-reimparare-la-lezione-di-don-sturzo-1.36542679

Sociologia: Rivista quadrimestrale di Scienze Storiche e ..., Edizioni 2-2010
Di AA. VV Convegno su Sturzo
https://books.google.it/books?id=kU7cK2c1PuEC&pg=PP5&lpg=PP5&dq=sturzo+giudice+alta+corte&source=bl&ots=kjVjbC-y7R&sig=oUeCrbfTNMM3IKyo85AthtY6V9Q&hl=it&sa=X&ei=qONlT4f_M4ON4gTDraWsCA&sqi=2#v=onepage&q=sturzo%20giudice%20alta%20corte&f=false

E.Galli Della Loggia, Luigi Sturzo e il Ppi cento anni dopo. Il futuro dei cattolici in politica, in "Corriere della sera", 19 gennaio 2019
https://www.corriere.it/19_gennaio_17/luigi-sturzo-ppi-cento-anni-futuro-cattolici-politica-80194010-1a89-11e9-b5e1-e4bd7fd19101.shtml

Nella sostanza, insomma, l’esperienza del cattolicesimo politico italiano e del suo partito è stata un’esperienza democratico-liberale: che peraltro si è trovata collocata storicamente in una posizione marcatamente di centro per effetto della forte radicalizzazione ideologica delle due ali estreme che ha caratterizzato tradizionalmente lo schieramento politico italiano fin dall’indomani della Grande guerra. Collocazione al centro rivelatasi decisiva sotto due aspetti importanti: per l’autorappresentazione del partito stesso, per la sua immagine, e perché proprio questo trovarsi schiacciato così a lungo tra due estreme radicali, per giunta istituzionalmente delegittimate come i neofascisti e i comunisti, ha consentito, anzi ha reso in un certo senso obbligata, la convivenza nel partito cattolico di posizioni che si volevano più o meno lontane dall’ispirazione di fondo democratico-liberale, contribuendo quindi a confonderne in parte l’apparenza.

Sturzo, il liberale avversario delle «trombette» progressiste
di Vito de Luca, 18 GENNAIO 2019
https://loccidentale.it/sturzo-il-liberale-avversario-delle-trombette-progressiste/

Un antipopulismo antirisorgimentale, quello di Sturzo, critico verso lo Stato «unitario», che, nell’epoca che scorre, alle «trombette» delle correnti sociali della scomparsa Dc, oggi traducibile nell’establishment filo-globalizzante, concederebbe solo una delle sue ultime proposte: quella di un’«Eurafrica». Ovvero,una possibile confederazione, o almeno collaborazione, fra la comunità europea di un tempo (oggi divenuta Ue), e i paesi africani del bacino del mar Mediterraneo. Un concetto, oggi, non interpretabile né in chiave sovranista, né in un’ottica di un’apertura indiscriminata dei confini nazionali. Ma, probabilmente, soltanto in quella di un buon senso.